Recensione Lords of Exile: il classicvania spagnolo

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Lords of Exile è il nuovo classicvania pubblicato da PID Games/PixelHeart, realizzato da Squidbit Works. Il gioco è arrivato su PC tramite Steam e su Nintendo Switch lo scorso 14 febbraio ed è attualmente disponibile per l’acquisto.

Provato su PC

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Sebbene la software house abbia un vero e proprio nome, ovvero Squidbit Works, è in realtà uno studio fondato e gestito da una sola persona: lo sviluppatore e artista pixel Carlos Azuaga. Come ben saprete, se avete letto le nostre recensioni, abbiamo un vero e proprio debole per le storie di sviluppatori indie che, da soli, realizzano titoli completi con cura e attenzione. Non potevamo quindi esimerci dal presentarvi anche questo Lords of Exile.

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Il titolo è reminiscente dei ben noti “classicvania”, i primi titoli del franchise Castlevania che non avevano ancora una struttura moderna come quella imposta da Symphony of the Night. Si parte da un punto e, in maniera lineare, si arriva alla fine del livello, procedendo poi con il successivo fino alla fine dell’avventura.

Questo è senz’altro l’approccio migliore per un artista indipendente che deve lavorare in solitaria su un prodotto e, potenzialmente, pubblicarlo senza dover spendere oltre 10 anni della propria vita. Pur tenendo conto di ciò, è bene notare che dalla sua nascita all’effettiva pubblicazione, Lords of Exile ha impiegato ben 7 anni di gestazione. Un periodo durante il quale abbiamo visto una gran quantità di titoli che potremmo definire simili. Tra tutti per esempio i due Bloodstained: Curse of the Moon di Inti Creates, ma anche Cyber Shadow e molti molti altri.

Il prodotto, quindi, arriva probabilmente in una fase di stanca, dove l’appeal retro di questi prodotti è forse scemato. Da grande fan della serie Castlevania, devo comunque lodare il lavoro di Carlos, poiché se inteso come omaggio e lettera d’amore al franchise, tocca tutte le note giuste. Dal nome del personaggio principale, Gabriel, alla scena d’introduzione che ricorda il capolavoro per PC Engine Dracula X: Rondo of Blood.

La pixel art è stata realizzata con estrema cura, piazzandosi a metà tra 8 e 16 bit. Fattore che rende questo prodotto visivamente più piacevole rispetto a quelli che puntano a una fedele riproposizione della palette cromatica di hardware come il NES. A spiccare è senza dubbio il design dei boss, che passano da cinghiali giganti a teste di samurai sputafuoco fino a cowboy cibernetici. Quell’insalata mista anni ‘80 e ‘90 che i più adulti hanno imparato ad apprezzare.

È quando si scende nel gameplay, però, che si nota una maggiore reattività del personaggio. La lenta camminata che ha snervato molti in Castlevania è presente, ma il tutto è semplificato dalla possibilità di eseguire una scivolata che velocizza il movimento del nostro Gabriel. Livello dopo livello si possono acquisire potenziamenti che ampliano anche il moveset generale. Quindi si acquisisce il doppio salto, una spadata più potente e ampia e così via.

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Se all’apparenza quinndi sembra un classicvania, prende anche in prestito meccaniche dei giochi successivi. Come la possibilità di evocare un “famiglio” con il quale infliggere danni aggiuntivi o rompere blocchi altrimenti insormontabili.

Fa tutto questo anche nel rispetto del tempo del giocatore. Se Castlevania proponeva delle sezioni da incubo, con salti precisi da compiere e ondate di nemici pronti a scaraventarci in pozzi di disperazione, Lords of Exile è molto più clemente. Per esempio, il contraccolpo che spinge Gabriel indietro è molto meno incisivo rispetto a quello presente nella serie Konami. Cosa che sicuramente abbatte molto la difficoltà ma rende il gioco appetibile anche per chi non ha quel gusto acquisito del masochismo videoludico.

Ho onestamente notato molti commenti negativi in merito, tuttavia non ritengo sia un fattore che vada a detrimento della produzione. È anzi un modo fantastico per avvicinarsi a giochi più difficili, anche della stessa serie Castlevania, magari snobbati perché ritenuti un po’ troppo “malvagi”. Non per ripetermi, ma come sempre sottolineo: “non tutto deve essere sangue e dolore”. Lords of Exile, quindi, qualora moriate, vi rimanda all’inizio della schermata e non all’inizio del livello. Dandovi l’opportunità di provare e riprovare senza penalità.

Al termine dell’avventura, composta da otto livelli conditi da boss, viene sbloccata la modalità time attack. Per gli amanti delle speedrun che vogliono completare il gioco più velocemente possibile, c’è anche un fattore di rigiocabilità. Se proprio vogliamo dirla tutta, l’inserimento di una modalità “arcade”, anche questa sbloccabile, avrebbe potuto restituire una maggiore profondità al gioco, per soddisfare anche i palati dei più tecnici tra i giocatori. Non sarebbe una novità nel settore, basti ricordare ciò che ha fatto per esempio Steel Assault.

Per pochi: Il gioco è un’esperienza molto compatta, della breve durata di circa due ore. I più veloci e abili possono completare il gioco anche in un’ora, fattore che senz’altro può avere un impatto sulla decisione di acquistare il gioco a prezzo pieno. Tuttavia, voglio sottolineare ancora una volta che si tratta di un titolo realizzato da una sola persona ed è comunque un gioco che, pur nella sua brevità, è competente, divertente e ricco di omaggi ai classici. Vale la pena spendere i 15 euro chiesti (su Steam) per aggiungerlo alla propria collezione. 7gatsu

6.5
von 10
2024-02-19T14:11:30+01:00

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