Strano percorso quello della serie Yakuza, in un periodo in cui molti studi cercano di dare nuovo dinamismo ai propri brand innestando componenti action, il titolo Sega decide di tuffarsi alla riscoperta del combattimento a turni. Per non sacrificare la propria formula più che rodata, crea però Judgment, uno spin-off in salsa noir che ricalca le orme della storica saga incentrata sulla malavita giapponese. Lost Judgment, la cui recensione trovate in basso, è il secondo capitolo di una serie che è già cult, con un titolo imperfetto ma brillante, approdato su Playstation 4, Playstation 5, Xbox One e Xbox Series.

Provato su Xbox Series X

PS4
single player

Un nuovo orizzonte, un nuovo omicidio

Le strade di Kamurocho sono sempre affascinanti, ma si rivelano forse un piccolo stagno per Yagami, Kaito e la loro agenzia. Ecco che il loro mondo – ma più che altro quello del giocatore – si espande con la “scoperta” di Jincho, nuovo quartiere che farà da sfondo a molte delle vicende di Lost Judgement. Il Liceo Seiryo sarà nodo centrale di questo capitolo, che vede l’intrecciarsi di una storia che cerca di toccare molti punti: la violenza sessuale, la vendetta, il bullismo. Il tutto sempre corredato da tonnellate di missioni secondarie e attività che spezzano sia il ritmo sia le tonalità cupe della storia.

Funziona, al netto di una retorica che in alcuni frangenti stride con la maturità della scrittura. Lost Judgment riesce a creare un mix dal difficile equilibrio, oscillando fra scene dal taglio grottescamente comico a uno decisamente più adulto, dark. È un thriller dall’ampio respiro, per alcuni potrebbe esserlo anche troppo, e non tradisce mai le proprie origini squisitamente nipponiche, rivendicandole anzi in ogni sua “inquadratura”.

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Per quanto la saga di Yagami si basi sull’impalcatura di Yakuza, differisce in alcuni punti, sul fronte del gameplay la differenza più grande è ovviamente la componente investigativa. Non sono moltissime le missioni di questo stampo e anche in quel caso cercando di differenziarsi tra pedinamenti, fasi stealth e ricerca di prove. L’idea di impersonare, anche in termini di gameplay, un detective è sempre affascinante ma in Lost Judgement si rivela l’anello debole della produzione.

La vi(t)a del detective

Si ha a disposizione un nutrito numero di gadget da sfruttare e anche un simpatico cane detective sul quale fare affidamento ma per quanto il gioco cerchi di creare una varietà di situazioni, spesso ci si ritrova a dover “scansionare” pigramente l’ambiente circostante, alla ricerca di qualche prova, in modo da far avanzare la missione. Non impatta troppo negativamente sull’esperienza ma nemmeno riesce a convincere appieno, rimanendo un’appendice senza infamia e senza lode.

Che stia sfrecciando con il proprio skateboard tra le strade noncosìfittizie di Tokyo, passeggiando fra un bar e l’altro alla ricerca della sbornia più grande di sempre o inanellando successivi investigativi, Yagami si imbatte costantemente in un’ordalia di scontri senza fine, sfoggiando le sue abilità di adepto del kung fu. Ai vecchi stili (Gru e Tigre) si unisce il sinuoso e accattivante stile del serpente, creando una buona varietà anche in questa controparte dell’esperienza. Gli stili sono sufficientemente differenziati fra loro e hanno enormi potenzialità di miglioramento grazie all’apprendimento di nuove tecniche ma per buona metà dell’esperienza non necessitando di essere impiegate “quando dovrebbero”.

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Il tasso di difficoltà è abbastanza blando ma non mina il divertimento. Semmai, ciò che mostra un po’ di stanchezza è la natura stessa del combat system: profondo ma non troppo tecnico. Sebbene il titolo non si basi unicamente su questa feature e dunque non debba ricercarne la perfezione, i combattimenti sono comunque uno dei punti focali dell’esperienza e meriterebbero un po’ di svecchiamento, più che altro nelle collisioni e in generale e nella sua “fisicità” che manca un po’ di peso, anche al netto di un buon set di animazioni del protagonista.

Fanservice

Un breve inciso sul “Sega-Factor” di Lost Judgement è d’uopo. Tutta l’avventura è permeata dallo stile della casa di Shinagawa. E non è solo per il graditissimo e doveroso – considerato il suo trentesimo compleanno – cammeo di Sonic, ma anche per le sonorità che strizzano l’occhio a Naganuma e Jet Set Radio che affiorano quando inforchiamo la nostra tavola ma, in generale, per tutta la sua estetica, la palette cromatica e il gusto artistico del prodotto. Forse è complice anche il fattore tecnico così altalenante che, anche su Series X, restituisce spesso – e forse involontariamente in alcuni casi – un sapore “old-school” che personalmente trovo irresistibile.

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A chi consigliamo Lost Judgment?

Chiunque abbia amato Yakuza o anche il solo primo capitolo della nuova serie di Nagoshi è pressoché obbligato a tuffarsi in questo nuovo caso. Ma Lost Judgement può irretire anche i novizi con la sua formula. Un noir investigativo dal sapore tremendamente nipponico, con tutto ciò che questo comporta. Un’avventura urbana che riesce a toccare tanti temi e tanti stili, uscendone quasi sempre vittoriosa. Lost Judgment è un titolo con qualche sbavatura, ma abbastanza carismatico da farsi perdonare tutti i suoi difetti.

Una scrittura ottima e trascinanteLa componente investigativa andrebbe rinforzata
Formula ludica varia e solidaBenché divertenti, i combattimenti mancano un po’ di fisicità
Personaggi ben caratterizzati
L’irresistibile sapore della vecchia SEGA è più vivo che mai

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