Neurodeck è il primo gioco di TavroxGames, distribuito però da GoblinzStudio, e si propone come un rogue-like basato sul deckbuilding, sulla falsariga di Slay the Spire o Griftlands insomma, basato però su concetti molto più “quotidiani” dei sopracitati titoli: affrontare le paure umane. Dalla nostra recensione è palese che il taglio psicologico del titolo è decisamente intimo e concreto, ci si trova a fronteggiare paure più classiche come Aracnofobia, con le sue frenetiche zampette acuminate, ma ci si scontra anche con quelle molto meno mainstream e sinceramente interessanti da scoprire. Sebbene il gioco risulti ancora molto acerbo come produzione, vale comunque spendere qualche parola a riguardo, al netto di qualche difetto marcato e di una mancanza forse inammissibile.

Provato su PC


Il Cuore delle Carte

Avviando il gioco non ci si presenta nessuna introduzione, se non un brevissimo tutorial, ed è subito possibile addentrarsi nei meandri della psiche dei personaggi. Inizialmente disponibile solo uno (fra i tre) selezionabili, con il suo set di carte iniziali, si prende subito confidenza con le meccaniche di gioco. Si tratta ovviamente di uno schema a turni molto classico con mana (Stamina) e punti vita (Sanity) a fare da fondamenta sulla struttura del gameplay. Ogni carta ha un costo di Stamina, ed è possibile svolgere solo tre azioni per turno – tranne eccezioni specifiche – oppure sacrificare azioni rimanenti per terminare anzitempo il turno e riguadagnare preziosi punti Stamina.

Nel turno avversario le paure adotteranno strategie differenti a seconda della loro natura ovviamente, alcune più improntate sull’attacco frontale, altre più subdole e sibilanti agiranno infliggendoci status alterati o bloccando le carte nella nostra mano, altre ancora si barricheranno dietro difese sempre più difficoltose da espugnare. Molto semplice e funzionale di per sé con alcune aggiunte interessanti come carte equipaggiamento da poter utilizzare più volte nel corso del match, o perk passivi legati a tratti distintivi caratteriali (pigrizia, determinazione, avidità, coraggio, etc.) che possono ribaltare gli esiti delle partite.

Inoltre, tra uno scontro e l’altro è possibile imbattersi in stanze atte a potenziare i due attributi principali del personaggio oppure arricchire, sfoltire, modificare e potenziare il nostro mazzo, per arginare la difficoltà sempre più crescente degli scontri. Funziona a metà, perché il livello di sfida raggiunge picchi molto alti molto in fretta e in più di un’occasione ho avuto la sensazione di essermi preso sui denti un Game Over non del tutto meritato. Nulla di completamente inficiante o frustrante, però una curva più adeguata sarebbe stata d’obbligo, senza dubbio.

Da sottolineare anche la penuria di nemici a disposizione, in cui ci si imbatterà costantemente acuendo il senso di ripetitività, già legato a doppio filo con i giochi appartenenti al genere. È chiaro che il team volesse far conoscere e apprendere gli stili di gioco di ogni paura sin dal principio ma al tempo stesso scontrarsi tre o quattro volte contro lo stesso nemico, ognuno dei quali peraltro efficacemente e coerentemente caratterizzato come unico, fiacca un po’ lo spirito del giocatore.

Il numero di carte che si ha disposizione è buono, si possono applicare diverse strategie e la parte legata alla mera costruzione del mazzo è probabilmente quella meglio riuscita, seppur non si riveli comunque eccelsa. Insomma, Neurodeck propone un gameplay di per sé interessante, ma senza il mordente necessario a far breccia e senza un contesto intorno che sia abbastanza coinvolgente, pur serbando un ottimo potenziale, da renderlo efficace.

L’elefante nella stanza

E qui si viene al nodo centrale della questione. Leggendo le dichiarazioni di TavroxGames, che parla di “games with a meaning” e addentrandosi nel sistema di gioco, è inevitabile dare per certo che Neurodeck voglia dire “qualcosa” ai propri giocatori. Sì insomma, se devo costruirmi un deck che al posto di fulmini globulari e terapie della cabala mi mette in mano fette di pizza, cani sorridenti e abbracci notturni mi aspetto perlomeno che ci sia un fine didattico al tutto, considerando che si affrontano problemi ancorati alla psiche umana, rappresentandole come patologie mostruose e fameliche contro le quali si hanno solo mezzi “comuni”.

Se togliamo la parte più estrosa e fantastica legata al contesto e si vuole riportare tutto su un piano più terreno, non sarebbe dunque lecito aspettarsi delle pagine informative sulle paure che si stanno affrontando, estratti di studi o tesi riguardanti gli aspetti clinici della discussione che si è voluto intavolare?

  • carta pizza in neurodeck
  • mostro in neurodeck
  • aracnofobia neurodeck

Forse pecco di eccessivo cacacazzismo, come sempre, forse ci voglio vedere di più – o di meno – di quanto il gioco voglia effettivamente essere, eppure non posso che dispiacermi di un titolo potenzialmente molto (no dico sul serio, molto!) interessante che risulta però troppo fine a sé stesso e banalizza gli stessi discorsi che vorrebbe portare avanti. Perché l’idea che una fetta di pizza o la coccola di un gatto possano aiutare a schermarsi da ciò che ci atterrisce, mettendoci in scacco quotidianamente, può essere condivisibile, ma un disturbo della mente si affronta con le sedute da medici specializzati, non con una pallina antistress.

Un prodotto simile a mio avviso ha bisogno necessariamente di esser trattato con più coscienza, consultando psichiatri e psicologi o perlomeno testi che trattano gli argomenti proposti. Se Neurodeck avesse dato il giusto spazio a questo suo volto didattico, il progetto sarebbe risultato enormemente più interessante, profondo e avrebbe potuto giocare anche con elementi di meta-game legati proprio all’impossibilità di sconfiggere le proprie paure armati solo di ottimismo, dando al tempo stesso un’infarinatura generale su temi che possono risultare interessanti a qualsiasi età.

A chi consigliamo Neurodeck?

Quando ho affrontato le prime partite, ero convinto che avrei iniziato questo paragrafo consigliandolo a docenti e genitori che volessero sfruttare il gioco come forma di apprendimento ma così non è purtroppo. Intendiamoci, non dico che Neurodeck sarebbe potuto essere fonte di studio universitario ma sicuramente un buon passatempo dotato di un lato propedeutico per affrontare una tipologia di discorsi tanto affascinante quanto sfuggente.

Forse Neurodeck non voleva nemmeno essere parte di tutto ciò, eppure si trova comunque a maneggiare concetti delicati e precari in maniera troppo grossolana, usandoli quasi come mero camuffamento per un titolo sì ben congegnato alla base, ma poco sviluppato all’atto pratico. Neurodeck ha un forte potenziale, che rimane però inespresso, un vero peccato perché con uno sforzo in più, neanche troppo esoso a livello produttivo, il titolo di TavroxGames avrebbe goduto di tutt’altra luce sotto la quali riflettersi, anziché essere l’ennesimo roguelike riuscito a metà.

Meccaniche di costruzione del mazzo interessantiLivello di sfida mal bilanciato
Il sistema di gioco è semplice ma funzionaleServirebbero più meccaniche atte ad alleggerire il permadeath
La rappresentazione artistica delle paure è spesso indovinataAssenza di una sezione Trivia in cui far fiorire il lato didattico della produzione
Il discorso viene affrontato un po’ troppo superficialmente

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