Recensione Rage of The Dragons NEO

rage of the dragons copertina

Dall’inizio degli anni ’90, fino ai primi anni del nostro sfigatissimo ventunesimo secolo, i picchiaduro erano praticamente ovunque, con Capcom e SNK che si sfidavano a botte di personaggi sopra le righe, palle di fuoco e supermosse devastanti. Ovviamente, non tutti i giochi sono stati così fortunati da entrare nel cuore degli amanti dell’hadouken del dopo pranzo o della bionda chioma dei fratelli Bogart. Ci sono anche quei titoli dimenticati nell’oblio, a volte sottovalutati, a volte perché erano proprio uno shoryuken in un occhio, come il nostro Rage of the Dragons, sviluppato all’epoca da EVOGA e Noise Factory per SNK.

Sembra però che la brasiliana QUByte Interactive provi gioia a riportare alla luce i giochi con i personaggi più brutti mai realizzati, per questo dopo Breakers: Revenge ecco che ci ripropone Rage of The Dragons, nella sua versione NEO. Il gioco è disponibile da novembre del 2024 per PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X/S, Nintendo Switch e PC tramite Steam. Questa recensione arriva più in ritardo di un Gadoken, i pochi che la leggeranno possono dare la colpa ad Avowed e Monster Hunter: Wilds, al lavoro, alle nostre famiglie, al metal e a un sacco di altra roba a caso.

Provato su PC

PS4switch
single playercoop multiplayeronline play

Togliamo subito lo Zangief dalla stanza: ai tempi, Rage of The Dragons faceva ovviamente fatica a distinguersi dalla massa, colpa prima di tutto di una pixel grafica sottotono rispetto ad altre produzioni dell’epoca (e anche antecedenti) e a un cast di personaggi tutt’altro che irresistibile.

Trattasi fondamentalmente di un gioco di lotta ispirato a Double Dragon, dove affiancati a una versione più “cool” di Bimmy e Jimmy, troviamo personaggi assortiti come il patito degli addominali Pepe, una versione discount di Abobo, il sacerdote del metal Elias e un discotecaro anni ’70 esperto di arti marziali con il quale si raggiunge il fondo dell’idiozia.

Secondo le informazioni sul web, il boss finale Johann è italiano, probabilmente con un nome tradotto da Giuvanne cu’ a Chitarra di carosoniana memoria, ma senza i pantaloni a zompafuoss’. I personaggi non arrivano alla bruttezza di quelli di Breakers, ma le loro animazioni composte da pochissimi frame e pixel, affossano ancora di più il loro carisma da sturalavandino.

Di tutti questi strani ceffi, dovrete sceglierne due per affrontare la modalità Arcade, per il classico Versus contro amici o CPU, oppure per affondare le zanne nel multiplayer… ammesso che troviate qualcuno. Se invece vi piace sfasciarvi le mani sul pad, potete affrontare la modalità Sfida, dove verranno proposte combo realizzabili solo da giovani fanciulli che ancora devono affrontare le tendiniti e le artrosi della mezza età.

Rage of The Dragons NEO propone un sistema di tag team, quindi sarà possibile scegliere tra due personaggi e cambiarli nel corso dell’incontro. Quando uno dei due andrà KO, non sarà più possibile riutilizzarlo, quindi sarà necessario gestire i cambi tra i due lottatori durante il combattimento.

Effettuando il classico quarto di luna in avanti col pad e premendo il tasto del cambio, si potrà effettuare una mossa tag per cambiare il personaggio arrecando danno all’avversario. In generale, il sistema di controllo è abbastanza semplice, in quanto utilizza due i pugni (light punch e strong punch) e due calci (light kick e strong kick).

Sarà anche possibile schivare gli attacchi con una rotolata, oppure avviare una rapida sequenza di colpi per effettuare un po’ di sano juggling e allungare la combo. Effettuando input classici del genere come il DP, le mezze lune e altre, sarà possibile scatenare le classiche mosse speciali e supermosse, diverse per ogni PG.  

Le meccaniche sono abbastanza avanzate, oltre al tag attack sarà possibile sfruttare la barra delle Super per sferrare una versione delle mosse più potenti, oppure usare i classici Cancel. Non manca ovviamente la mega mossa speciale di turno, asso nella manica da sfruttare quando ci si trova alle corde.

Quindi, il sistema di combo si difende al punto che i patiti del genere potrebbero spendere un po’ di ore nella modalità training per cercare di massimizzare i danni. Il problema è che effettivamente si potrebbe fare fatica a trovare partite multigiocatore dove poi mettere in pratica le combo studiate.

Tuttavia, posso dire che l’Arcade presenta già una sfida elevata. A livello di difficoltà normale, la CPU legge praticamente tutti gli input come se fosse un incrocio tra Deep Blue e Ken il Guerriero.   Ora, non sono proprio un campione nei giochi di mazzate, ma un po’ il fatto mio lo so e credetemi… non sono riuscito a superare il primo incontro, se non abbassando la difficoltà. Quindi ecco, sicuramente Rage of the Dragons è un buon generatore di bestemmie, oltre che un perfetto intrattenimento per i masochisti.

Rage of the Dragons NEO: Onestamente, posso consigliare l’acquisto di questo titolo solo a tre categorie di giocatori: agli smanettoni dei titoli di lotta, ai fan sfegatati di Double Dragon (se ne esistono) e ai super nostalgici che proprio non possono fare a meno di comprare la copia da aggiungere alla collezione. È un titolo di nicchia, poco conosciuto e che difficilmente con questa riedizione riuscirà a trovare nuovi fan. Onestamente, non mi esaltava una ventina di anni fa e il mio parere non è cambiato. Un plauso però a QUByte Interactive è obbligatorio, per la loro costanza e anche per la voglia di tenere viva la memoria di alcuni giochi di lotta meno conosciuti, portandoli su piattaforme moderne per evitare che vengano completamente dimenticati. heavysam

5
von 10
2025-03-07T16:28:31+01:00

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