The Alters: una recensione clonata

the alters copertina

Vi è mai capitato di chiedervi come sarebbe andata la vostra vita se aveste fatto scelte diverse? Domanda che bene o male ogni tanto ci poniamo tutti, specialmente quando si iniziano ad avere un po’ di anni sul groppone. In qualche modo, The Alters, nuova fatica di 11 bit Studios, ci fa riflettere su questo aspetto, prendendo  spunto da diverse cinematografiche (vengono in mente Multiplicty, Moon e The Substance) e quel pizzico di fantascienza spaziale alla Liu Cixin e Asimov, per poi mescolare tutto in un survival brutale nel loro stile.

Se non avete mai giocato un titolo di 11 bit Studios, sappiate che i loro survival\gestionali sono quelli dove gli esseri umani devono passare le pene dell’inferno e fare un sacco di compromessi terrificanti per portare a casa la pellaccia. Robe che spesso fanno sembrare Cormack McCarthy uno scrittore di romanzi Harmony.

Nel caso dell’attesissimo The Alters, ci troveremo nei panni di Jan Dolski, costruttore specialista la cui base\astronave a forma di ruota si è schiantata su uno dei pianeti più inospitali dell’universo. Dopo aver constato di essere l’unico sopravvissuto della spedizione, Jan deve cercare di riattivare la base e spostarsi sulla superficie del pianeta prima di ogni alba, in quanto il Sole del sistema porta ondate letali di radiazioni.

Ma come può, visto che è completamente da solo e la base è una sorta di ruota gigante? Bè, molto semplice: clonandosi! Il titolo è disponibile su PC tramite Steam, Playstation 5 e Xbox Series X\S dal 13 giugno.

Provato su PC

PS4
single player

La vita del nostro Jan Dolski è stata flagellata da sfighe di un certo livello. Sfighe che lo hanno portato ad aderire al progetto Dolly e andare alla ricerca di Rapidium nello spazio, per conto della machiavellica corporazione AllyCorp.

Scopriremo che il Rapidium è una sorta di materiale spaziale dalle proprietà uniche, tramite cui è possibile attivare un processo di clonazione ultrarapido. Proprio il Rapidium ci permetterà di creare i nostri Alters che però, non saranno dei semplici cloni.

Infatti, la personalità degli Alters viene creata dal computer quantistico della nostra base, tramite una sorta di simulazione di cosa sarebbe potuto succedere nella vita di Jan se avesse fatto determinate scelte.

Magari sarebbe potuto diventare uno Scienziato se avesse deciso di anteporre la ricerca all’amore della sua vita, oppure un deciso e assertivo Tecnico se invece di scappare di casa da un padre violento, gli si fosse opposto. Tuttavia, sempre perché 11 bit Studios ama fare del male psicologico alla gente, tutte le possibili vite di Jan e le sue versioni, avranno avuto qualche tipo di incredibile sfortuna che le ha portate a finire sul pianeta maledetto.

E così, ogni Alter di Jan avrà una sua personalità, delle sue necessità e le sue emozioni. Il Tecnico è un duro, ma anche una persona sincera, mentre lo Scienziato è pragmatico, ma va nel panico se non gli vengono presentate soluzioni certe e precise.

Uno dei compromessi del gioco sta proprio nella gestione degli Alters. Questi avranno le loro necessità e rappresentando diverse “realtà” e lati della personalità dello stesso Jan, non è detto che vadano d’accordo. In una sorta di versione distorta e emotivamente brutale di The Sims, The Alters ci spinge a monitorare l’umore dei nostri cloni, cercando di accontentare le loro richieste e di avere dei dialoghi positivi.

Purtroppo, non sempre premia essere buoni, perché in alcuni casi per evitare il peggio sarà necessario prendere scelte dure e dare risposte da vero testa di cazzo. Sta al giocatore capire il carattere e i problemi dei suoi Alters attraverso dialoghi ben scritti e strutturati.

Spesso dovremo intervenire nelle discussioni tra gli Alters, schierandoci a favore di uno o dell’altro (oppure rimanendo neutrali), producendo malumore. Allo stesso modo, potremo portare a termine richieste, come ad esempio costruire Dormitori o Sale Ricreazione per soddisfare un determinato Alter… e perché non vedere un bel film insieme, o fare una partita a Beer Pong? I cambi di umore verranno mostrati al giocatore molto chiaramente, tramite indicazioni visuali che ci aiuteranno a capire se abbiamo dato risposte giuste o sbagliate durante i dialoghi.

11 bit Studios ha svolto un buon lavoro con le espressioni facciali, non sempre in grado di trasmettere le emozioni degli Alters, ma comunque efficaci. E sebbene ogni tanto il doppiaggio avrebbe potuto godere di una direzione un filo più snella, non si può far altro che lodare il doppiatore di Jan e degli Alters, Alex Jordan, per il notevole lavoro.

Le emozioni e lo stato d’animo degli Alter non saranno ovviamente l’unica cosa di cui dovremo preoccuparci. Come specificato, lo scopo finale del gioco è portare a casa la pellaccia di Jan, cercando di muoversi sulla superficie del pianeta per evitare l’ondata letale di radiazioni, mentre raccoglie Rapidium per la AllyCorp.

La AllyCorp stessa non sarà solo un nome, in quanto tramite la Sala delle Comunicazioni nella base sarà possibile ricevere ed effettuare chiamate a diversi personaggi sulla Terra, come ad esempio il CEO Maxwell, il suo sicofante Lucas e Lena, l’ex-fidanzata dello Jan originale.

Anche qui, non ci saranno frizzi e lazzi, ogni dialogo ha una sua gravità e i membri della coprorazione avranno le loro richieste (spesso assurde) da fare al povero Jan.

Il gameplay del titolo si avvicina più a This War of Mine che ai due Frostpunk (trovate qui la nostra recensione del secondo), in quanto prenderemo il controllo diretto di Jan, muovendoci sia per la nostra base, sia scorrazzando per la superficie del pianeta in delle aree aperte che variano da capitolo in capitolo e possono presentare pericoli sotto forma di zone radioattive o anomalie in stile Stalker.

Nel gioco dovremo gestire le risorse e fare buon uso del tempo che abbiamo a disposizione durante una giornata sul pianeta. Dalla mattina alle otto di sera, potremo decidere di esplorare il pianeta o lavorare nella base per produrre utensili, oggetti utili, oppure costruire nuove sezioni.

Dopo le otto si potrà ancora girare per la superficie del pianeta, con il rischio però di subire una sana dose di radiazioni. Inoltre, dopo quell’ora, Jan inizierà ad affaticarsi e quindi lavorare lo renderà esausto, con il rischio di farlo svegliare più tardi il giorno dopo e ridurre le possibilità produttive.

Il problema è che con ogni giorno che passa, si avvicinerà l’alba e con essa le devastanti radiazioni dalle quali non c’è scampo. Nel caso non si riesca a portare a termine il compito principale di muovere la base e sfuggire alle radiazioni, si vedrà la schermata del Game Over.

Per facilitarci la vita, dopo aver creato i primi Alter, si sbloccherà la possibilità di assegnare loro dei compiti e di ottimizzare la produzione, in modo da riuscire ad essere il più produttivi possibile.

Ad esempio, lo Scienziato sarà l’unico Alter in grado di ricercare moduli nuovi per la base, o tecnologie per poter progredire nel gioco. Il Botanico invece potrà coltivare cibo migliore, mentre la Guardia aiuterà a tenere gli Alter a bada ed evitare risse pericolose.

All’inizio tutto ci sembrerà gestibile, per certi versi The Alters ha una progressione più “gentile” in confronto agli altri titoli della casa polacca. Tuttavia, una volta arrivati al secondo e terzo capitolo, le cose inizieranno a farsi più complicate, si dovranno fare sacrifici, compromessi e scelte che potrebbero spezzare il cuore. E quindi preparatevi ad andare nel panico totale nel vedere l’umore degli Alters crollare a picco, risorse scarse e parti della base che cadono a pezzi.

In ogni capitolo dovremo cercare di gestirci al meglio per poter portare a termine task principali e opzionali, in modo da tenere l’umore dell’equipaggio su livelli alti\medi e di gestire le risorse. Oltre alle risorse necessarie per la costruzione di utensili e nuove parti della base, dovremo tenere d’occhio anche quelle per la sopravvivenza di Jan e degli Alters, principalmente il cibo e i filtri anti-radiazione.

Dovremo anche far fronte a tempeste elettromagnetiche che possono impedire a Jan e ai suoi Alters di uscire a raccogliere risorse, oltre a danneggiare parti della base che andranno poi riparate. Le tempeste consumano più velocemente i filtri anti-radiazione, quindi è assolutamente necessario cercare di ottimizzare la produzione per non farsi trovare con le brache calate.

Il gioco non presenta la possibilità di salvare manualmente, in quanto si basa su salvataggi automatici all’inizio di ogni nuovo giorno. In caso di fallimento, sarà possibile ricaricare da uno degli ultimi giorni.

Fortunatamente per chi magari è a digiuno da gestionali\survival, ma è interessato alla storia e ai profondi concetti di umanità che porta, 11 bit Studios ha inserito la possibilità di settare la difficoltà del gioco.

La realizzazione del pianeta è tecnicamente buona, ma la desolazione e il paesaggio spoglio, composto rocce aguzze e oscurità, lascia poco spazio ad ambientazioni particolarmente memorabili.

La raccolta delle risorse nelle sezioni esplorative viene resa un filo avvincente solo dalla gestione del tempo, ma i movimenti di Jan (così come le sue animazioni) saranno molto limitati.

Ogni tanto ci verrà richiesto di creare un particolare oggetto per proseguire nell’esplorazione, come ad esempio un rampino per arrampicarci o una trivella per distruggere delle rocce che sbarrano un passaggio. Alcune azioni consumeranno l’energia della tuta spaziale di Jan, ripristinabile tramite oggetti o tramite gli Estrattori e i Piloni che costruiremo per raccogliere risorse e portarle alla base.

Per poter costruire gli Estrattori, si dovrà prima trovare una vena mineraria, cosa che si può fare tramite l’utilizzo di un sistema di triangolazione olografico, il quale utilizzo nel gioco non è proprio il massimo dell’intuitività. L’esplorazione del pianeta è fondamentale, perché ci permetterà di trovare nuove risorse, oggetti e di avanzare nel gioco. Per questo, 11 bit Studios avrebbe potuto sforzarsi un po’ di più nel renderla un po’ meno “legata” e più dinamica.

Non aspettatevi quindi grandi emozioni dalle sezioni in terza persona, ma è un difetto su cui si può chiudere un occhio, visto che comunque l’insieme The Alters funziona molto bene.

C’è anche qualche incongruenza nella gestione per costruire un semplice attrezzo di lavoro dovremo impiegare preziose ore, mentre un dormitorio, un’infermeria o addirittura un enorme raccoglitore di Rapidium ci vorrà un secondo. La navigazione della base, simile a quella di This War of Mine, a volte può risultare un filo confusionaria, tuttavia è possibile sistemare i moduli in modo da renderla più facile da girare.

E a proposito di moduli, ognuno appesantirà la base, aumentando il costo in materiale organico per poterla muovere. Un piccolo dettaglio che può portare al fallimento anche quando si riescono a portare a termine le missioni principali.

The Alters: Un titolo da consigliare agli amanti dei gestionali\survival che hanno apprezzato gli altri titoli di 11 bit Studios, così come a chi è interessato a vivere una storia profonda che affonda le radici nell’animo umano. Personalmente, trovo che The Alters sia un ottimo titolo, capace di far riflettere e di unire in modo originale diverse tipologie di gioco per creare un’esperienza unica. Si tratta però di un gioco che richiede un certo stato d’animo per poter essere portato a termine, perché vi prenderà a schiaffi il cuore senza pietà in più occasioni… oltre ovviamente a farvi fallire miseramente e costringervi a riprovare. Chi è intrigato, ma non ha mai affrontato titoli simili, tenga sempre presente la possibilità di aggiustare la difficoltà. heavysam

8.5
von 10
2025-06-15T09:38:26+02:00

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