Coccolosi architetti? Recensione di Hokko Life

Hokko Life è un simulatore di vita, dalle mani dello sviluppatore indipendente Wonderscope e distribuito da Team17. Il titolo è disponibile ora su tutte le maggiori piattaforme dopo più di un anno di Early Access.

Provato su Nintendo Switch

PS4switch
single playeronline playtempo di gioco infinito

Una nuova città, un nuovo inizio

Hokko Life comincia in un modo piuttosto simile, e per alcuni versi anche più che semplicemente ispirato, al ben più noto e amato Animal Crossing di mamma Nintendo. Ci si ritrova in questo piccolo villaggio in cerca di alloggio. L’elefante Oma ospita il giocatore e lo invita ad aiutare la comunità a riparare delle case con lo scopo di invitare nuovi residenti a tornare, o quanto meno trasferirsi. In pochi minuti quindi diventiamo non solo i primi nuovi residenti, ma anche i più devoti factotum della città, con tutti gli oneri del caso.

Hokko Life è quindi un simulatore di vita con ricchi elementi di farming e crafting, piuttosto marcati e ben pubblicizzati nel materiale promozionale. Sorprende quindi che le prime numerose ore di gioco sono pesantemente tutorializzate, ore e ore di piccole quest lente, ricchissime di fitto backtracking nelle minuscole aree di gioco, intervallate da estenuanti caricamenti che si fanno sentire particolarmente su Nintendo Switch. Se da un lato il giocatore viene immediatamente munito di accetta per procurarsi la legna, essenziale per le prime costruzioni, dopo circa otto ore di gioco, non c’è ancora l’ombra della canna da pesca, e si è appena intravisto il sistema di raccolto.

Il giocatore ha grandissima libertà espressiva su come muoversi nel villaggio, come costruirlo, arredarlo, chi abita dove e in che stato. In altre parole, gli NPC sono pressoché bamboline senza volontà alcuna, alla mercé del nostro estro creativo. Non che alcuni non brillino di una caratterizzazione che ispira anche molta simpatia, come il maialino Pip, sempre vestito come se fosse tornato da una lunga corsa, che parla di esercizi e fatica che vorrebbe fare ma che, alla fine, non si alza mai dal divano. Relatable Content.

Il loop di gioco, nel suo essere limitato a poche aree non molto ampie, ruota attorno al continuo raccogliere risorse per far crescere il villaggio e portarci a vivere quante più persone possibili e creare una comunità. Il problema evidente è che questo loop non è stato ideato come un buon ritmo in mente, manca la ludicizzazione di fondo che dà valore e peso alle azioni per creare un flusso divertente e soddisfacente. Le giornate passano infatti senza spesso nulla di concreto da fare realmente, e sta al giocatore porsi obiettivi e piani da fare, senza uno specifico goal da raggiungere.

Questo sulla carta viene stemperato dalle quest dei residenti, sparse tra loro a ritmi bizzarri, quasi apparentemente casuali, che non aiutano a spingere il giocatore in nessuna direzione particolare. In altre parole, il gioco stesso non spinge il giocatore avanti con una sorta di main quest da seguire, ma continua per ore una sorta di stretta tutorializzazione mista a un ampio senso di totale libertà, dove si può, nei confini, fare tutto o assolutamente niente. La mancanza di una chiara comunicazione col giocatore è un leitmotiv dell’intera esperienza di gioco.

Le aree sono disseminate di farfalle di ogni tipo, erbe, fiori, foglie e altro ancora, liberamente accumulabili. Le farfalle in particolare, insieme ai pesci, vanno collezionate e aggiunge a una sorta di almanacco che le registra in un apposito tab del menù, motivando il giocatore a catturarne ancora, alla ricerca di esemplari più grandi e più rari.

Così disse il padrone della legna

Il loop di gioco è così spezzettato e ritmato in maniera goffa e incerta, eppure il titolo ha un certo seguito. Questo perché, la gimmick principale di Hokko Life è l’intricato sistema di personalizzazione dei progetti. Di cosa si tratta? Laddove il crafting serve principalmente per tramutare risorsa A in oggetto B, il sistema di progettazione è un tool di creazione sandbox che permette al giocatore di sfogare la propria creatività per creare l’oggetto dei proprio desideri. E non stiamo scherzando.

Una volta sbloccato questo sistema, potremo sì limitarci a sviluppare il minimo indispensabile per andare avanti, ma il gancio, il vero motivo che dovrebbe appassionare il giocatore è proprio questo complesso e articolato sistema di creazione. Il tool, pieno di guide, materiali, forme, colori e altro ancora, permette di scegliere una macrocategoria di oggetto e dargli la forma che vogliamo. Non solo, una volta completato, possiamo caricare il progetto online e condividerlo gratuitamente con altri giocatori.

Questo implica però che il gioco da un lato abbandona ogni pretesa di divertimento nato da farming/crafting/socializzazione, per mettere al centro la libera espressione della creatività di ogni utente e la comunicazione attorno alla comunità se gli si crea attorno, e questo è un ottimo punto a suo favore. Purtroppo però su console il controllo di questi tool risulta tutto fuorché comodo.

Certo è che anche la presentazione mostra inciampi e singhiozzi per ogni dove. Su Nintendo Switch in particolare ma non solo, sono numerosi i cali di frame, gli scatti, abbiamo avuto esperienza di menù bloccati che ci hanno forzato a riavviare, caricamenti lunghi e continui. Grazie a un frequente autosave questo viene mitigato, ma non addolcisce la pillola amara di una performance meno che eccellente. Per di più, diversi elementi della UI sono mal implementati, con effetti pixellati e sabbiosi.

L’elemento chiave quindi non è la nostra isola e la socializzazione come in Animal Crossing: New Horizons, sbrigarsi a far crescere verdura radioattiva come in Atomicrops, vivere un’esperienza alla Piccolo Principe come nel quieto Deiland o ancora stringere stretti rapporti nel mondo millenial del colorito e danzereccio Ooblets. Qui, è la creatività la vera protagonista del gioco, e purtroppo, poco altro.

A chi consigliamo Hokko Life?

Hokko Life è un gioco che va inquadrato esattamente per quello che è. In un clima ludico come questo, dove l’offerta di esperienze rilassanti di simulazione su una simile falsariga continuano a crescere, è difficile essere clementi su quegli elementi dove mostra il fianco. Rispetto alla competizione, visibilmente non regge il paragone, ma se si mette al centro l’esperienza di personalizzazione creativa di tutta la città, difficilmente troverete qualcosa di più dedito a farvi sentire gli architetti migliori della città. Il prezzo decisamente contenuto può aiutare ad alleviare alcune delle critiche, tendendo comunque a mente che si tratta dello sforzo di un singolo sviluppatore.

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