Final Fantasy XVI: una recensione definitiva

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Final Fantasy XVI, ultimo capitolo della longeva e acclamata saga di Square Enix è finalmente arrivato su PlayStation 5 lo scorso 22 giugno. Abbiamo avuto modo di provarlo a fondo e siamo finalmente riusciti a mettere insieme i pezzi della nostra recensione. Se non avete ancora acquistato il titolo, o anche se l’avete acquistato e volete un’analisi completa del gioco, allora siete esattamente nel posto giusto.

Provato su PlayStation 5

PS4
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Una serie immutabile? Non proprio

Prima di iniziare l’analisi vera e proria, ci tengo a sottolineare che da fan di lunga data del franchise, ho avuto modo di vivere in prima persona molti dei lanci dei capitoli “main”, ovvero quelli numerati, di Final Fantasy. Tutti sempre accompagnati da una nutrita mandria di pessimisti e ottimisti, divisi su questa o quella nuova direzione intrapresa dalla saga. Il gran tumulto che quindi ha puntualmente accompagnato anche l’uscita di Final Fantasy XVI, con detrattori del gameplay, non mi ha dunque sorpreso più di tanto.

Come molti ben sapranno, Final Fantasy XVI è una vera e propria nuova direzione. Il gameplay abbandona completamente l’aspetto a turni, slegandosi ulteriormente da quello strano esperimento che è stato Final Fantasy XV e divenendo un action a tutti gli effetti. Può senz’altro colpire, ma non è un approccio nuovo o inaspettato. Tutti gli impianti dei più classici JRPG hanno visto modifiche radicali nel corso degli ultimi anni, con poche serie che ancora resistono mantenendo combattimenti a turni.

A maggior ragione, Final Fantasy è forse una di quelle che è cambiata di più nel tempo, soprattutto rispetto a serie come Dragon Quest, Persona, Shin Megami Tensei e così via. Basti pensare ai capitoli online che sono veri e propri MMORPG, dove il concetto di turno è sicuramente aleatorio. Tutto questo preambolo è di vitale importanza proprio per sottolineare questo concetto: Final Fantasy non è mai stato immutabile.

Non nego di aver avuto dubbi iniziali sulla modifica action a tutto tondo, pensando di poter digerire maggiormente un ibrido funzionante e funzionale come Final Fantasy VII Remake. Dubbi che, però, sono stati fugati in toto durante il tempo trascorso con il titolo. Con questo chiarisco che una recensione non è qualcosa che prende vita in un ambiente asettico e sottovuoto, ma è costantemente influenzata dall’esperienza e dal vissuto di chi la scrive. Io, come tanti altri, porto il mio bagaglio in merito e questo funge da filtro per la presentazione dell’opera.

Sembra quasi assurdo doverlo specificare, ma tant’è…

Il Final Fantasy più “maturo”

Questa frase è davvero fastidiosa e anche solo scriverla mi causa orticaria. “Il Final Fantasy più maturo” crea un involontario parallelismo con i precedenti, quasi sottolineando che gli altri fossero per bambini, meno impegnativi e forse anche meno validi. Non è questo, quindi, che voglio far passare, ma quanto effettivamente gli scrittori e gli sviluppatori di Square abbiano puntato sulla violenza e sulla brutalità. Di sangue e budella ce n’è a iosa in Final Fantasy XVI, molto più di quanto si sia mai visto in precedenza.

È necessariamente un vantaggio? Naturalmente no. Lo splatter fine a sé stesso rende un prodotto trash, talvolta intrattenente, ma non per forza di cose epico. Tuttavia è qui che l’impianto narrativo viene consolidato grazie a un’ispirazione molto evidente da “A Song of Ice and Fire” di George R. R. Martin. Il Trono di Spade è più volte un punto fermo di paragone, poiché le vicende presentano delle innegabili similitudini, pur con i dovuti accorgimenti. Più che copia, si tratta di vero e proprio omaggio dichiarato dallo stesso team di sviluppo che ha voluto catturare l’atmosfera medievale di Westeros, traslandola però in un contesto diverso.

Il protagonista dell’avventura è Clive Rosefield, membro nobiliare del granducato di Rosaria, situato a ovest nel continente di Valisthea. Il gioco prende il via in medias res, anni dopo gli eventi che hanno messo in moto le vicende. Clive è inviato insieme a un gruppo scelto di soldati per uccidere due dominanti avversari, ma le cose non vanno esattamente come il gruppo pensava, cambiando la traiettoria del futuro di Clive.

Dalle tinte iniziali di “revenge story”, sempre molto gradita, si passa a un filone politico più complesso, scomodando anche entità sovrannaturali e anche concetti che, in quanto parte della nostra storia di esseri umani, possono toccarci da vicino. La ricetta perfetta per creare un viaggio epico.

Non è importante perdersi eccessivamente in questa sede in dettagli sulla storia stessa che merita davvero di essere scoperta lentamente. È invece necessario sottolineare come questa sia egregiamente scritta e portata avanti con una indubbia coerenza. Lasciando abbastanza non detto da intrigare il giocatore a scoprire di più sui dominanti, i cristalli e gli attori che si muovono su questo vasto scacchiere politico.

Active Time Lore

Chi ha letto i libri di George R. R. Martin o visto il Trono di Spade, saprà che quando si affollano una moltitudine di personaggi, regni e relazioni, inizia a diventare difficile ricordare e seguire il tutto. Sebbene Final Fantasy XVI tragga ispirazione da queste opere, non crea un cast così enorme, ma sufficientemente ampio da far sorgere qualche dubbio.

L’introduzione quindi di un sistema chiamato Active Time Lore è dunque di estremo ausilio, rivelandosi una vera e propria novità. Premendo il pulsante centrale del DualSense in qualsiasi momento, anche durante le cutscene, è possibile richiamare un menu con tutti personaggi, luoghi e definizioni che appaiono in quello specifico momento.

Anche quando non ci si ricorda chi è chi o quali siano i rapporti tra i personaggi, basta accedere in pochi secondi a questo menu e soddisfare la propria curiosità. Nelle prime 10 ore di gioco è uno strumento in grado di salvarvi dalla confusione totale e onestamente non vedo l’ora sia implementato in tanti altri prodotti a così ampio respiro narrativo.

Addio turni, benvenuta azione

Mi piange letteralmente il cuore scrivere ciò ma è onestamente arrivato il momento di abbandonare, almeno per un po’, i turni. Gli amanti dei sistemi più ragionati hanno tante altre alternative al giorno d’oggi. Basti pensare agli ottimi Octopath Traveler e Octopath Traveler II, ma anche Bravely Default II, Yakuza: Like a Dragon, Persona 5 Royal, Shin Megami Tensei V e molti molti altri. Siamo ben lontani dal vedere scomparire questo sistema di gioco e sono ben felice che sopravviva e abbia ancora grandi esponenti che portano alta la bandiera del gameplay.

Final Fantasy necessitava, in questo particolare frangente, di qualcosa di diverso. Soprattutto dopo il sistema di combattimento utilizzato in Final Fantasy XV, onestamente, né carne né pesce. Spingere l’acceleratore sulla componente d’azione ha, a mio modesto avviso, ripagato in maniera brillante. D’altronde, il combat system è stato realizzato da nient’altri che Ryota Suzuki, lo stesso genio dietro il combat system di quel capolavoro di Devil May Cry V.

L’azione è totalizzante: il controllo di Clive è immediato, reattivo, soddisfacente e non eccessivamente complesso. Quest’ultimo elemento può essere visto sia in chiave positiva sia in chiave negativa, naturalmente. Si tratta di un approccio positivo, poiché Final Fantasy è, che piaccia o meno, una serie RPG generalista, pensata per il grande pubblico e che quindi per forza di cose deve soddisfare quante più persone possibili.

L’aspetto negativo è che non è stato quindi possibile scendere in tecnicismi che avrebbero, innegabilmente, giovato al gameplay tutto. Ma ne parliamo in dettaglio a breve.

Cappa, spada e magia

Una delle più grandi mancanze di Final Fantasy XV era sicuramente un complesso aspetto magico, da sempre cruciale in ogni Final Fantasy. In FF XVI vede una sorta di timido ritorno, grazie alla possibilità di Clive di utilizzare tecniche di diversi dominanti. Passare durante le proprie combo dagli attacchi di fuoco a quelli di vento o fulmine, dà una gran soddisfazione, soprattutto visiva. Va a gratificare immediatamente l’appetito del giocatore, rendendo ogni scontro entusiasmante.

Manca un po’ di tecnicismo, come già accennato, che inficia sul divertimento di chi si aspettava quel qualcosa in più. Per esempio non sono presenti debolezze o resistenze elementali e in sostanza un elemento vale l’altro se non per le abilità uniche dei vari dominanti che hanno funzioni diverse.

Per esempio le tecniche del dominante di fuoco hanno un maggior impatto sulla barra della vita degli avversari. Quelle di vento, invece, fanno meno danni ma riducono più velocemente la loro barra della resistenza, mandandoli rapidamente in modalità “break”, durante la quale ricevono danni maggiorati.

Il potere di Ifrit

Accanto a un gameplay raffinato e piacevole, troviamo anche passaggi più scriptati, dove in veste di Ifrit, Clive è chiamato a combattere contro altri dominanti. Durante queste sessioni l’adrenalina viene portata al massimo grazie a un sapiente uso delle telecamere e di regia. Rispettando a pieno l’essenza J nel termine JRPG, si dà libero sfogo a quell’approccio più cartoonesco tipico degli anime.

Sfere di fuoco immense lanciate contro gli avversari, corse folli su lunghe distanze e attacchi in grado di distruggere intere piane del già martoriato mondo di Valisthea. Tutto questo, però, senza risultare troppo sopra le righe. La credibilità e l’investimento emotivo del giocatore la fanno da padrone in questa esperienza sapientemente forgiata dal team di Naoki Yoshida.

Omaggio e innovazione

A onor del vero, ancor più del gameplay action mi spaventava la soundtrack del gioco. Abituato ai grandi capolavori di Nobuo Uematsu, la scelta di assegnare questa importante componente dell’esperienza a Masayoshi Soken mi aveva destabilizzato.

Il risultato finale è stato però al di sopra di ogni mia aspettativa, con temi classici riarrangiati e riconoscibili dagli appassionati durante i momenti cruciali. Non mancano suoni più medievali accompagnati da tracce sostenute e dal respiro più moderno. Questa miscela ha risvegliato vecchi ricordi, come la repentina Otherworld di Final Fantasy X che all’improvviso esplodeva dalle casse, stampando un sorriso nostalgico sul mio volto.

Il passaggio a generi diversi, ben integrati nell’economia di ciò che appare su schermo, è un valore aggiunto che rende il lavoro di Soken ancor più significativo.

Si poteva osare di più?

La risposta è sì, si può sempre osare di più. Ma, tutto sommato, il gioco riesce già a distinguersi notevolmente per tutto ciò che fa di diverso rispetto ai suoi predecessori. Si poteva implementare un vero e proprio party, si poteva lavorare di più su attività secondarie e segreti, si poteva stratificare maggiormente il gameplay, si poteva eccetera eccetera.

Il titolo non ha lacune tali da necessitare di aggiusti in maniera forzata. Tutti i giocatori, me compreso, desidererebbero l’esperienza definitiva ma la verità è che Final Fantasy XVI, nel suo insieme, funziona in maniera quasi perfetta.

Persino le tanto criticate side quest, le missioni secondarie, pur avendo una struttura semplice ampliano la lore del gioco. Dando in molte occasioni la possibilità di intravedere gli aspetti più mondani che affollano la mente degli NPC ma anche la paura della morte, quella per i propri cari, il desiderio di avere un posto nel mondo e sfuggire dalle catene della schiavitù.

A chi consigliamo Final Fantasy XVI?

Il gioco è un acquisto quasi obbligato per tutti gli amanti dei gameplay action che vogliono però anche una storia ricca di colpi di scena e scritta finalmente con cognizione di causa. Tutti gli elementi contribuiscono a rendere Final Fantasy XVI una delle migliori esperienze della saga dai tempi di Final Fantasy X.

Lo so, lo so che l’assenza di party e del gameplay a turni vi sta dilaniando l’anima. Lo so e vi capisco. Ma non lasciate che questo dettaglio vi impedisca di godere di una delle migliori opere di Square Enix degli ultimi 10 anni che non sia un remake o un remaster.

E se non avete mai giocato un Final Fantasy e il numero XVI vi spaventa, ho una bellissima notizia per voi: potete iniziare la vostra personalissima esperienza proprio da qui. Non c’è mai stato momento migliore per appassionarsi a questa pietra miliare del gaming.

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