Quando non ci si pesta a sangue per la strada, in Giappone si suole visitare antiche case abbandonate che pullulano di striscianti fantasmi e creature da brivido. Mai avventurarsi nei vicoli dei paesini giapponesi, perché potreste trovarvi catapultati in una sorta di realtà parallela, dove l’unico modo per vedere attraverso l’oscurità è il vostro fido accendino. Ma vi conviene davvero scrutare tra le ombre minacciose dei corridoi? Potreste rimpiangere di averlo fatto dopo aver visto i mille volti dell’orrore di Shadow Corridor, in uscita su Switch il 26 ottobre.

Provato su Nintendo Switch

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Corridoi Forrest! Corridoi!

Shadow Corridor è un survival horror in prima persona, uno di quelli dove le uniche cose che potrete fare per non venire acciuffati dal mostro di turno è correre o nascondervi. Il titolo si divide in livelli generati proceduralmente, dove lo scopo è andare dal punto A al punto B, cercando di sfuggire alle mostruose creature e raccogliendo oggetti utili che possono aiutarci a sopravvivere.

L’avventura di Shadow Corridor comincia da una piccola stradina in un paesino giapponese, dalla quale si finisce in una sorta di antica casa abbandonata con tanto di porte scorrevoli, legno marcio e tanta, ma tanta oscurità… e corridoi, non dimentichiamoci dei corridoi.

In questi fatiscenti corridoi si aggirano varie bestie e fantasmi di stampo nipponico, come la simpatica dinoccolata donnina che indossa una inquietante maschera del teatro Noh. Ovviamente la pulzella non vuole certo farvi del bene e non farà altro che terrorizzarvi con suoni grotteschi, per poi inseguirvi in lungo e in largo per rubarvi l’anima. Siamo pienamente nel reame del creepy giapponese, con strizzatine d’occhio a Junji Ito e a Silent Hill, dove il terrore viene instillato dalle atmosfere decadenti e sinistre.

Il sistema di gioco quindi è assolutamente elementare: corsa (con tanto di barra della resistenza), stealth e uso di oggetti. Dopo il primo livello introduttivo il gioco comincerà a fare sul serio, generando casualmente i corridoi in modo da rendere ogni nuova partita stimolante. Inutile quindi imparare i vari pattern, perché tanto cambieranno sempre, così come la posizione dei vari mostri e i momenti nei quali cominceranno a inseguirvi. Shadow Corridor è un gioco abbastanza corto, ma offre una buona rigiocabilità grazie ai vari finali da sbloccare, alla randomizzazione degli scenari e alla possibilità di affrontare l’avventura con diversi livelli di difficoltà.

Il titolo però non è assolutamente facile, in quanto la schermata del Game Over arriva non appena veniamo toccati da un mostro. Le innominabili creature sfrutteranno l’udito e la vista per poterci beccare, quindi occorre una buona conoscenza dell’inventario e degli oggetti che troveremo, alcuni dei quali possono servire come distrazione uditiva, altri addirittura scacciare o bloccare i mostri. Sarà necessario gestire la torcia o l’accendino in maniera sapiente, in quanto i mostri verranno attirati anche dalla luce. Questo obbliga spesso ad aggirarsi per i corridoi al buio, ascoltando versi e suoni nell’oscurità e sperare di non vedere qualche orrida sagoma sgambettare verso di noi.

Per poter uscire dai livelli sarà necessario spendere dei Magatama, oggetti che però ci tornano utili anche per poter continuare in caso di Game Over. Se non si hanno Magatama, si dovrà ricominciare lo scenario e affrontare un nuovo corridoio generato proceduralmente, mandando alle ortiche i progressi fatti e dovendo reimparare nuovamente la conformazione dello scenario.

Sarò pure un mostro, ma non sono stupido!

La ‘regia’ generale del gioco elimina quasi totalmente i classici spaventoni scriptati, sfruttando invece l’intelligenza artificiale dei mostri per rendere le situazioni più interessanti… e stressanti! Ogni fantasmagorica deformità avrà dei comportamenti particolari, potrete aspettare che un mostro vada via dopo che vi siete nascosti, ma magari lo ritroverete subito dopo quando ormai pensavate di farla franca.

Queste meccaniche elevano Shadow Corridor sopra la media dei classici survival horror indie, ma ovviamente il gioco non è privo di difetti. Ogni tanto i livelli generati risultano un filo dispersivi, anche perché effettivamente non c’è proprio una grande varietà nelle ambientazioni e negli elementi dello scenario. Porte e corridoi indistinguibili spesso rendono l’esplorazione e la fuga dai mostri confusionale, a meno che non si disponga di determinati oggetti speciali. A questo si aggiungono le prestazioni penose di Nintendo Switch che fanno sembrare Shadow Corridor un titolo degli anni ’90. Oltre alla risoluzione infima e al dettaglio grafico risicato, ecco i consueti 30 fps scricchiolanti (sia docked sia portatile) che rendono il gameplay un vero delirio, specialmente quando bisogna agire in fretta e fuggire.

Nonostante grafica e sonoro sembrano rimasti intrappolati in una bolla temporale, il gioco riesce comunque a convincere grazie ad un buon uso della prima persona che riesce a dare quel senso di claustrofobia e di intrappolamento sempre efficaci in un gioco del genere. Aggirarsi tra i bui corridoi, sentire il suono dei mostri e non capire da dove diavolo spunteranno fuori ci dona involontarie scariche di adrenalina, così come fuggire a perdifiato una volta scovati. Ovviamente non c’è niente di innovativo o che non si sia già visto nel genere, ma considerato che Shadow Corridor è stato programmato da una singola persona, quello che deve fare lo fa molto bene.

A chi consigliamo Shadow Corridor?

Shadow Corridor è un titolo che consiglio a tutti gli amanti dei survival horror in prima persona, senza alcuna ombra o, meglio dire, corridoio di dubbio. Ancor di più se per qualche oscura ragione siete patiti di tutte le giapponesate piene di fantasmi strambi e donnine inquietanti che suggeriscono problemi di natura sessuale. Chiaramente, se i vostri survival horror li preferite con uno shotgun, allora lasciate perdere Shadow Corridor perché potrebbe solo irritarvi. Non ci sarebbe bisogno di scriverlo, ma Shadow Corridor non è un gioco per pavidi, perché riesce a mettere una notevole strizza addosso, proprio per la sua imprevedibilità.

Atmosfera raccapriccianteGrafica e sonoro datati
Tiene sempre sulle spineA volte dispersivo
Buona rigiocabilitàPrestazioni Switch di dubbia qualità

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