Sentieri per il trekking nel cuore delle montagne della Repubblica Ceca, una bambina scomparsa e una serie di strani fenomeni. Datemi una cassa di Pilsner Urquell, gli Ahumado Granujo e degli Alienation Mental, suvvia cosa può andare storto?

Someday You’ll Return è la seconda prova dei CBE Software che tornano sul genere avventura dopo l’apprezzato J.U.L.I.A. Among The Stars, questa volta provando a mescolare un cocktail tra walking simulator alla Firewatch e i survival horror weaponless in stile Outlast.
Esperimento riuscito? Scopritelo nella nostra recensione!

Provato su PC

ProContro
+ Ambientazione suggestiva– Sezioni horror telefonate
+ Finali multipli– A tratti tedioso
+ Ottima presentazione grafica– Sceneggiatura poco convincente
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Le colline hanno gli occhi, ma sono miopi 

In Someday You’ll Return vestiremmo i panni di papà Daniel, che si troverà a dover cercare la figlia Stela, smarrita su dei sentieri di trekking di una località montuosa della Repubblica Ceca, armato solo del suo cellulare e della sua esperienza nel fai da te, plausibilmente maturata dopo mille montaggi di mobili Ikea la domenica pomeriggio. Gran parte del gioco quindi sarà ambientata proprio su questi sentieri che, a essere sinceri, sono stati resi in maniera davvero convincente. Camminare e vedere il paesaggio è molto rilassante, specialmente in alcune sezioni dove si possono ammirare dei bellissimi panorami, realizzati con un uso sapiente dell’illuminazione.

Ogni tanto si arriverà in qualche punto di interesse dove si potrà anche leggere un po’ di storia di qualche luogo legato al gioco e alla sua ambientazione (la regione di Chřiby). Il titolo si divide in capitoli, ognuno dei quali vi proporrà diverse missioni che implicano un camminare da un luogo all’altro o usare diversi oggetti per poter risolvere dei puzzle. Molti di questi comprendono il prendere un oggetto, aggiustarlo con il kit degli attrezzi per poi poterlo usare con lo scenario, mentre, in altre sezioni, dovrete anche destreggiarvi nell’erboristeria per creare pozioni che vi permettano di superare degli ostacoli.

Tutte le interazioni con l’ambiente sono presentate da una luce bianca che vi indica cosa potrete fare, mentre quelle per il crafting verranno gestite nell’inventario. I puzzle del gioco potrebbero non convincere proprio tutti, anche perché spesso la soluzione è davvero elementare e non implica grandi ragionamenti, si perderà infatti più tempo nel trovare gli oggetti giusti che a ragionare su come usarli in modo corretto.

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The Czech Trekking Massacre

Someday You’ll Return segue il nuovo canone di Survival Horror weaponless, quindi le sezioni horror comprenderanno il fuggire oppure lo stealth, sebbene essendo l’esperienza di gioco lineare non potrete decidere voi cosa fare e dovrete affrontare le varie situazioni così come il gioco comanda. Tolgo subito ogni dubbio, se masticate o avete masticato pane e horror, Someday You’ll Return risulterà molto prevedibile.

Chiari corridoi bui, musiche sinistre e classici energumeni alla Leatherface non stimolano molto il senso di terrore, soprattutto perché alcuni eventi che dovrebbero essere spaventosi sono telefonatissimi. L’atmosfera delle aree claustrofobiche non colpisce più di tanto, soprattutto perché non regge il confronto con quelle esterne, molto più spettacolari. Alcune trovate sono abbastanza ‘simpatiche’, ma non se paragonate a titoli dello stesso genere capaci di far accapponare davvero la pelle tanto da spegnere la console o il PC in preda al puro terrore.

A mio parere il dualismo walking simulator – survival horror divide il gioco in due esperienze diverse e, quando le unisce, lo fa in maniera abbastanza raffazzonata. Il fatto è che ci sono lunghe sezioni dove sarà necessario trovare diversi oggetti necessari per proseguire e durante le quali non succederà assolutamente niente. E così ci troviamo a camminare (o correre) analizzando qualsiasi punto dello scenario nella speranza di trovare ciò che ci serve, ma senza mai una vera minaccia che ce lo possa impedire, se non il tedio sempre più crescente. 

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Un horror per funzionare deve far sentire il giocatore minacciato psicologicamente, non importa se lo si vuole armare o meno, creare quel senso di pericolo sovrannaturale (o anche naturale) che ci dia l’idea che tutto possa succedere da un momento all’altro.
Poi potete metterci dentro tutti i ‘jump scare’ possibili, ma se non c’è una vera minaccia, rimarranno lì come momento di puro divertimento, senza creare alcun effetto psicologico se non quello del classico spaventone.

In Someday You’ll Return manca quella sensazione di vulnerabilità tipica dei survival horror weaponless ed è un peccato, perché l’ambientazione è stata curata con un buon occhio al dettaglio quindi avrebbe avuto del gran potenziale. I sentieri e i panorami hanno l’atmosfera lugubre di un luogo dimenticato, inoltre, durante il percorso si possono trovare rocce e alberi dalla forma sinistra, come anche strani oggetti abbandonati. Il tutto però non ha il minimo impatto sul gameplay e si limita a puro espediente estetico o narrativo.

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Papà incacchiato

Ora voi mi direte: in titoli del genere è la storia a essere protagonista. E avete assolutamente ragione. Non posso svelarvi i dettagli della trama, ma personalmente non mi ha coinvolto più di tanto e in alcuni tratti l’ho trovata un po’ confusa. Il protagonista che impersoneremo, tale Daniel, sembra non esprimere nessuna emozione per lo smarrimento della figlia, se non una rabbia generale nei confronti della vita, e soprattutto del suo smartphone.

Il protagonista non sembra affatto motivato, sebbene avrebbe ben ragione di esserlo!
A volte, tra l’altro, si fermerà ad ammirare il panorama, ricordandosi della sua giovinezza passata tra quei bei sentieri idilliaci.
Ma voglio dire amico… tua figlia si è smarrita nei boschi e tu pensi alle tue prime scappatelle adolescenziali tra le fresche frasche? La sceneggiatura manca il bersaglio, per quanto mi riguarda è difficile restare coinvolti in una qualsiasi storia se il primo al quale non gliene frega niente è proprio protagonista principale.

A chi consigliamo Someday You’ll Return?

Someday You’ll Return non è un brutto gioco, solo che in alcuni punti risulta poco avvincente e tende a trascinarsi senza dare al giocatore quella spinta in più per farlo proseguire. A tirare su le sorti ci pensano la grafica ben curata e i finali diversi che potrete ottenere a seconda di alcune scelte prese e che aumentano notevolmente la longevità del gioco, già di per se abbastanza buona se pensiamo che per completarlo ci vorranno almeno una quindicina d’ore. In conclusione, lo possiamo consigliare agli amanti dei walking simulator e dei puzzle in cerca di un’avventura in un’ambientazione ben curata e spettacolare che ricordi un po’ The Vanishing of Ethan Carter. Al contrario ai fan dell’horror possiamo dire tranquillamente di starne alla larga perché potrebbero rimanere davvero delusi.

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