Recensione Fighting Force Collection: due titoli giustamente dimenticati

fighting force copertina

Fighting Force Collection, raccolta di due titoli PlayStation, è disponibile per PC e console moderne (Switch e PlayStation 4/5) grazie allo sforzo congiunto di Implicit Conversions e il publisher Limited Run Games. Abbiamo avuto modo di testare il prodotto e di seguito trovate la nostra recensione completa.

Provato su Nintendo Switch 2

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single playercoop multiplayer

Fighting Force è una di quelle serie che, dopo due titoli un po’ raffazzonati, è caduta nel dimenticatoio. Eppure, confrontandomi con il caro collega Luca Sammartino, siamo riusciti a ripescare nei meandri della memoria alcuni brandelli di informazione. Il primo titolo, uscito per PlayStation nel 1997, era uno tra i più attesi di quell’annata, salvo poi rivelarsi una mezza delusione subito dopo la pubblicazione, con voti medio-bassi da parte della critica.

Prometteva infatti un ritorno ai fasti dei beat-em-up stile arcade ma con una grafica 3D mozzafiato, perfetto per riportare in auge una nicchia in decadenza. La realtà è che gli sviluppatori di Core Design, software house UK conosciuta per Tomb Raider, principalmente, non sembrava avere le competenze giuste per questa operazione e il risultato fu chiaramente deludente. Data l’uscita a novembre 1997, immagino che molti ragazzini abbiano avuto un Natale decisamente pessimo.

Qui siamo di fronte a una raccolta, quindi nel pacchetto c’è anche Fighting Force 2, che dopo l’esito del primo, fu sviluppato sempre da Core Design con un approccio leggermente diverso. Non si trattava più di un beat-em-up nudo e crudo ma cercava di entrare in altri generi, in parte Tomb Raider, in parte Syphon Filter, in parte Metal Gear Solid. Purtroppo il secondo gioco fu recepito ancor peggio del primo, proprio perché questo suo scimmiottare altre produzioni si rivelò controproducente. Non aveva i numeri per poter essere un MGS, non era abbastanza fluidi per ritagliarsi un posto al fianco di Syphon Filter. In sostanza, un ibrido con identità del tutto sconnessa.

Ma veniamo ai giorni nostri, se queste sono le premesse, perché è stato considerato necessario riportare in vita i titoli? Beh sostanzialmente perché la nostalgia vende ed è comunque un metodo per preservare giochi del passato, a prescindere dalla loro qualità iniziale. Ci sarà sempre qualcuno che guarderà ai due Fighting Force con un po’ di nostalgia, quindi perché non dovrebbero avere l’opportunità di recuperare le produzioni della propria infanzia/adolescenza? Sono assolutamente d’accordo con tali operazioni e, come ho più volte avuto modo di presentare nelle mie recensioni, vale sempre la pena offrire opzioni legali e moderne ai videogiocatori.

Se andiamo poi a fare un’analisi dettagliata dell’opera di ripristino e remaster di Implicit Conversions, non possiamo far altro che elogiare la direzione. Il menu principale è pulito e semplice, dove troverete anche una modalità galleria con dozzine di bozzetti e artwork dei due titoli. Potevano aggiungere qualche retroscena? Intervista esclusiva? Materiale più dettagliato? Assolutamente sì, ma non c’è ragione di lamentarsi alla luce di un prezzo più che accettabile (siamo sotto i 20€ per una copia digitale).

Per quanto concerne invece le migliorie QoL, spendo anche in questo caso ben volentieri delle parole di elogio. Sono presenti Save/Load State e l’immancabile Rewind, più che accetti in questo caso, soprattutto per quanto riguarda il primo Fighting Force dove la difficoltà e la “legnosità” dei comandi portano a situazioni un po’ frustranti. I blocchettoni tipici del 3D PS1 possono essere leggermente smussati applicando dei filtri CRT, non eccessivamente dettagliati o tecnici, ma che fanno il loro lavoro senza troppe pretese.

Recuperare i beat-em-up è sempre stato un po’ tragico per gli sviluppatori, infatti è una di quelle tipologie di giochi che necessitavano delle sale arcade per splendere o, tutt’al più, della grafica bidimensionale. Quelli di stampo 3D non hanno mai avuto grandi elogi sul mercato, risultando o poco incisivi, o troppo lenti o del tutto anonimi. Fighting Force centra in pieno tutti e tre questi difetti, presentandosi come una copia un po’ anonima di Streets of Rage e Dynamite Deka.

Il problema non resta confinato allo stile, però, perché lì tutto sommato potremmo anche chiudere un occhio. Dove è davvero imperdonabile è nel gameplay che non è per nulla divertente perché troppo lento, macchinoso e per nulla divertente. Lo era all’uscita e lo è rimasto chiaramente ancora oggi. Usare un pugno o un calcio sembra una fatica erculea e non si ha una risposta snappy e soddisfacente. Dove mi ha intrigato invece è nell’interazione con lo scenario: il personaggio scelto tra una rosa di quattro può raccogliere ogni sorta di arma da lanciare in faccia agli avversari, anche le ruote di un veicolo dopo averlo spaccato a cazzotti.

I livelli sembrano o troppo lunghi o troppo brevi, le ondate di nemici possono essere molto noiose e talvolta con dei picchi di difficoltà brutali. In un gioco dove i continue non sono elargiti ma guadagnati accumulando punti, il bilanciamento non è decisamente dei migliori. Chiariamo ancora che non è colpa dei dev moderni ma di Core Design che, all’epoca, probabilmente non aveva idea di quel che stava combinando. Se avete un amico con cui giocare in locale, la coop può sollevare un po’ le sorti dell’esperienza ma non aspettatevi miracoli.

Con Fighting Force 2 entriamo proprio in un altro territorio, ancor più competitivo e difficile da penetrare nel 1999, quando c’erano già produzioni come Metal Gear Solid che avevano settato uno standard. E in questo contesto, il budgettissimo Fighting Force 2 non aveva alcuno scampo. Qui si controlla un solo personaggio che si muove in livelli con ambientazione paramilitare per fermare i cattivoni di turno. Si pesta gente, si trovano chiavi, si aprono porte e si procede così fino all’incontro con un boss. Una progressione da beat-em-up in cui però trovano spazio un item-management di basso livello (potrete equipaggiare armi a esaurimento come pistole, bastoni, granate, pugnali, asce e simili) e un platforming problematico, reminiscente dei primi Tomb Raider (d’altronde, parliamo pur sempre di Core Design). A dirla tutta, ho trovato più divertente Fighting Force 2, che ha un suo senso di esistere se localizzato in quell’epoca e in quel contesto storico.

Entrambi non sono titoli dalla lunga durata e forse, il più rigiocabile, è senza dubbio Fighting Force, se non altro per farsi qualche risata insieme ad amici. Difficilmente vi troverete a lanciare una partita per il puro gusto di prendere a calci dei nemici: ci sono opzioni ben più soddisfacenti sia in ambito retro sia in ambito moderno.

Fighting Force Collection: Nonostante la produzione segua tutti i canoni di remastering che apprezziamo, non posso far altro che consigliare Fighting Force Collection ai retrogiocatori più accaniti e appassionati del franchise, che ricordano i titoli PlayStation con un po’ di nostalgia e vorrebbero provarli nuovamente su console moderne. Se non rientrate in queste categorie, c’è ben poco per voi in questa coppia di giochi, stavolta c’è bisogno di dirlo, giustamente dimenticati. 7gatsu

6.5
von 10
2026-02-04T14:49:02+01:00

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