Scrivere una recensione è sempre un compito abbastanza complesso. Scrivere una recensione di un titolo dal setting cyberpunk, da circa un anno a questa parte, è particolarmente frustrante. Perché risulta quasi impossibile non citare quel determinato gioco uscito il 10 dicembre scorso, anche quando non c’entra quasi nulla. Neanche l’avessero poi inventato loro il cyberpunk. Quindi in questo pezzo non si parlerà del disastro di CD Projekt Red, non si accennerà MAI alle aspettative tradite, agli iniqui retroscena aziendali, al silenzio radio e insomma a tutto ciò che gravita intorno a quella che passerà come una delle pagine più nere della storia dei videogiochi. Bene, dopo questo preambolo assolutamente accessorio, è tutto pronto per dedicarsi al vero protagonista di questo articolo. Neon Giant, piccolo team che ospita veterani dell’industria, debutta con un titolo particolare, un Twin-Stick Shooter isometrico dal taglio rpg, in un distopico setting cyberpunk: The Ascent, disponibile su Xbox e PC.

Dopo una ventina di ore passate in compagnia del titolo, sulla fidata Serie X, sento di poter esprimere un pensiero abbastanza articolato a riguardo, e di farlo anche abbastanza in fretta, in modo da poter tornare a falciare orde di nemici tra bancali di proiettili ed esplosioni digitali.

Provato su Xbox Series X


“Zitto e spara”

Forse alla maggior parte di chi leggerà questo pezzo, non potrebbe fregarne di meno della narrativa di un diablo-like sparacchino, ma io ci ho sperato, lo ammetto. Non che avessi chissà che pretese, mi sarebbe piaciuto creare un personaggio da ruolare ammetto, considerato il contesto, ma mi sarebbe bastata una storia minimamente intrigante accompagnata da una serie di personaggi pseudo-memorabili per esser pienamente soddisfatto. E invece.

Ma non importa in fondo, è bene precisarlo. The Ascent sottopone al giocatore uno straccio di storia da seguire, la solita lotta fra corporazioni senza scrupoli diciamo, e andrebbe bene se fosse solo un pretesto ma in più di un’occasione il titolo sembra volersi prendere sul serio, raccontando la storia con lunghi discorsi che ripercorrono avvenimenti e spiegano situazioni che su schermo non appaiono praticamente mai. Insomma, lo show, don’t tell è stato preso ripetutamente a ginocchiate inguinali da parte del team, ed è pressoché impossibile interessarsi al racconto di The Ascent. È un peccato, è sicuramente un difetto, ma in fin dei conti può essere considerato marginale e soprattutto: sa farsi perdonare.

Lo shooting infatti è il fiore all’occhiello della produzione, come doveva essere del resto, e ci viene offerto insieme a un buon level design, al netto di qualche incertezza, con la possibilità di sfruttare gli elementi dell’ambiente come copertura per gli scontri. Posizionarsi non è affatto accessorio e anzi, nella gran parte degli scontri solo utilizzando saggiamente l’ambiente si può avere la meglio. Il nostro alter-ego può contare su un nutrito numero di bocche da fuoco che si divide in cinque differenti categorie: Mitragliatrici, Pistole, Shotgun, Fucili da Cecchino e Armi Pesanti.

Ognuna di queste vanta diverse statistiche e, soprattutto, tipologie di danno, utili a seconda dei nemici fronteggiati. Non finisce qui però la nostra potenza di attacco, si può fare affidamento a diversi equipaggiamenti tattici da sfruttare in battaglia, come granate, droni e anche torrette a medio raggio. Inoltre, sebbene non sia selezionabile alcuna classe, è possibile costruire una propria build tramite lo sviluppo di statistiche precise e degli innesti a loro associate. Si possono dunque equipaggiare due abilità speciali dagli utilizzi più disparati, abilità di corpo a corpo per il crowd control – sempre consigliate -, aim-bot, raggi laser e pet meccanici di diverso tipo, dallo sciame di mecha-ragni al classico bot armato di fucile.

Si crea un impasto ludico assolutamente coinvolgente e nel quale è facile rimanere invischiati per diverse ore, alla ricerca del miglior modo per esibire al mondo la nostra brama di carneficina. C’è qualche sbavatura sulla AI, sia dei nostri pet ma soprattutto dei nemici, che si rivelano molto aggressivi ma non sempre molto svegli. Quando il tutto funziona però, si creano scontri concitati in cui l’attenzione del giocatore deve essere sempre alta, i nemici aggirano e si dividono per rendere futili le coperture, costringendo a spostarsi continuamente in modo da non rimanere schiacciati dall’offensiva nemica. Capitano però anche situazioni in cui gli avversari rimangono pigramente immobili, facendosi frullare dai nostri proiettili senza alcuno sforzo; avviene con frequenza non troppo sovente, ma succede.

Nel complesso comunque, The Ascent diverte incredibilmente e nella sua accezione di Twin-Stick Shooter si rivela davvero eccellente.

Cyberpunkosissimo

Neon Giant ha creato una metropoli ampia e tentacolare, abbastanza estesa da poter inserire The Ascent nella categoria degli Open World. L’esplorazione, anche considerando la presenza di quest secondarie e una spruzzata di back-tracking, non si può definire brillante, anzi, ma le differenti aree sono ben differenziate e la presenza di Taxi e stazioni della Metro che fungono da viaggio rapido argina il rischio di vagare per dozzine di minuti senza meta, in un mondo ricchissimo visivamente ma abbastanza vuoto all’atto pratico.

Discoteche, asettici ospedali, laboratori, terme giapponesi, il gioco propone una serie di ambientazioni sempre ricchissime di dettagli e dal grande fascino. Non è molto ispirato a livello artistico ma centra in pieno il cyberpunk nudo e crudo. Estroso, perverso, sporco, umido, sempre avvolto in un dedalo di cavi e completamente ammassato di insegne, luci e tonnellate di elementi che rendono le schermate quasi un horror vacui che si ferma un attimo prima di dare il mal di testa, che poi è esattamente come dovrebbe essere il cyberpunk per chi vi scrive. È un peccato non potercisi addentrare più a fondo, non potersi affezionare realmente a luoghi, situazioni e personaggi perché con un setting così curato e coinvolgente, una struttura da gioco di ruolo più estesa e meglio narrata avrebbe creato un piccolo capolavoro.

A chi consigliamo The Ascent?

A chiunque ami i Twin-Stick Shooter. A chiunque ami il cyberpunk. Non ci sarebbe davvero altro da dire. The Ascent perde mordente sul fronte narrativo ma imposta una formula di gioco, seppur non innovativa, assolutamente indovinata. Non importa che si giochi in Solo o in Co-op (che è presente sia in locale, sia online), The Ascent conquista con un gameplay efficacissimo e un colpo d’occhio incredibile.

Inoltre, su Xbox Series X l’esperienza dal punto di vista tecnico è spettacolare, fluida e solidissima. The Ascent è un titolo su cui si possono spendere molte ore, anche solo con la modalità storia, ma se non ne avete abbastanza ci sono un buon numero di incarichi secondari da portare a termine e build differenti da provare. Un titolo senza troppi fronzoli, divertente e appagante.

Colpo d’occhio eccezionaleStoria e personaggi troppo deboli
Il setting cyberpunk è perfetto: cupo, sporco e sfavillante al tempo stessoCurva di difficoltà da rivedere
Buon level designAI altalenante
Buona varietà di approcci e crescita del personaggio
Indovinato l’accompagnamento sonoro
Shooting efficace e appagante

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