A oltre otto anni dall’uscita di Elder Scrolls V, Bethesda rilascia dopo tanta attesa Greymoor, la nuova espansione di ESO che riporta gli amanti della saga a Western Skyrim, riproponendo alcuni dei suoi luoghi più celebri, in un periodo storico precedente di quasi mille anni quello del capitolo di settima generazione.

Greymoor arriva a poca distanza dal DLC Harrowstorm, che oltre ad anticiparla dal punto di vista narrativo, introduce l’omonimo world event che caratterizza la nuova espansione. Senza indugiare oltre, vediamo nel dettaglio cosa porta sul tavolo l’ultima fatica di Bethesda.

Ritorno a Tamriel

Come già anticipato, uno dei piatti forti di questa espansione è sicuramente il fattore nostalgia. Luoghi come la capitale Solitude o la città dwemer di Blackreach infatti sono ben conosciute dai giocatori che hanno preso confidenza col continente di Tamriel giocando al quinto capitolo della serie; essendo questo il più conosciuto dell’intera saga, riproporne alcuni dei posti più famosi è sicuramente un’ottima mossa per tenere incollato chi ha già speso decine se non centinaia di ore vivendoci innumerevoli avventure. Nonostante ciò, pensare che questa ambientazione sia affascinante solo ed esclusivamente per la fama che la precede e i ricordi che porta con sé, è ciò che di più sbagliato si potrebbe pensare: i vasti scenari invernali, rocciosi e cosparsi di boschi creano un’atmosfera incredibile; le zone ghiacciate della parte nord-est offrono un meraviglioso spettacolo fra neve e relitti, in un clima che supera la soglia del vivibile; e ancora, strutture come il Ponte dei Draghi e le mastodontiche costruzioni gotiche di Blackreach mozzano il fiato, instillando senza dubbio anche nei nuovi giocatori un’incessante voglia di esplorare e scoprire questa straordinaria regione.

Per quanto riguarda le novità legate al gamplay, primo fra tutti va sicuramente menzionato il rework totale del vampiro. Bethesda ha deciso di svecchiare lo skill tree di questa maledizione mettendoci mano pesantemente, raggiungendo un risultato per certi versi soddisfacente, per altri quantomeno ambiguo. Sia le skill attive sia quelle passive sono state quasi tutte sostituite, andando a incentrare il vampiro su una potenza di attacco formidabile ma lasciandolo privo di ogni difesa consistente; scordatevi quindi qualsiasi build difensiva, perché con Greymoor gli sviluppatori hanno mostrato chiaramente di voler tener fede alla natura aggressiva ed elegantemente violenta di queste creature, dotandole di abilità che useranno i nostri stessi punti vita come fonte di energia; dall’altro lato, avremo modo di eseguire un quasi efficace self-healing grazie agli effetti secondari di alcune delle nostre skill. Dimenticatevi anche la tempesta di pipistrelli, che lascia però spazio a una trasformazione temporanea in una creatura demoniaca dall’aspetto angosciante e un potere devastante.

Dal lato delle abilità passive la situazione è cambiata anche se l’impostazione è rimasta simile. Il loro cambiamento però è ciò che ha fatto storcere più il naso alla community: adesso il quarto stage di trasformazione del vampiro porta ad una riduzione del 100% dell’autoguarigione; oltretutto, ci renderà impossibile interagire con la maggior parte degli npc, che si rifiuteranno di parlare con un “vampiro mostruoso”. La parte ironica è che, oltre al fatto che se nasconderemo il volto saremo comunque riconosciuti come vampiri, gli altri npc continueranno a fornirci missioni senza batter ciglio.

Degne di nota, per quanto imperfette, le nuove animazioni che avremo modo di vedere nutrendoci: finalmente potremo saziare la nostra fame in modo spettacolare uccidendo la preda sul colpo; doppia vittoria, poiché eviteremo quell’imbarazzante momento in cui cercando di nutrirci di qualcuno solo nella sua casa di notte, tutte le guardie di Tamriel improvvisamente venivano a conoscenza del nostro volto e dei nostri misfatti (per l’assurda logica generale del gioco secondo cui se chi uccidi non muore al primo colpo, fosse anche a cento miglia dall’essere vivente più vicino, avremo comunque una taglia sulla nostra testa).

Proprio come Indiana Jones

La novità più interessante di questa espansione (e forse l’unica vera novità) è il sistema delle antiquity: avremo modo infatti di unirci al circolo degli antiquari e diventare dei provetti archeologi.

Per fare questo, otterremo ben due skill tree, ossia “Scry” e “Excavation”: il primo servirà a scoprire la locazione esatta dei manufatti di cui già conosciamo l’esistenza attraverso un mini-gioco su griglia esagonale; il secondo aumenterà la nostra efficienza nello scavare, ottenendo la possibilità di dissotterrare più tesori nell’arco dello stesso scavo. Oltre alla possibilità di trovare parti di set da un solo pezzo definiti “mythic”, collezionabili e persino una mount nanica, diventare archeologi ci consentirà di trovare centinaia di oggetti vendibili anche a caro prezzo, per un totale di (a detta di Bethesda) circa 300.000 monete d’oro. Passando sopra il fatto che sul lungo termine anche l’archeologia diventa vittima della necessità di un feroce grinding per potenziare al massimo le relative abilità, si tratta comunque di un’aggiunta che dà colore al gioco, rimpolpando ulteriormente la lore con i vari commenti degli studiosi del circolo che avranno, di volta in volta, dei botta e risposta riguardo i nostri ritrovamenti.

Ultima novità di questa espansione solo le già citate Harrowstorm, tempeste di magia oscura che imperversano sui territori di Skyrim mettendo a rischio le vite di tutti i suoi abitanti. Spettacolari ed immense, per quanto sceniche si tratta però di un’ennesima variazione sul tema dei Dolmen. Come già successo con i draghi in Elswyr infatti, questo world event si limita a ricalcare il modello dei precedenti, senza aggiungere niente di nuovo se non da un punto di vista meramente estetico. Un’occasione sprecata per qualcosa che aveva tutto il potenziale per diventare il world event più interessante dell’intero gioco.

A chi consigliamo The Elder Scrolls Online: Greymoor?

Purtroppo come le espansioni precedenti Greymoor porta con se più quantità che qualità. Bethesda continua a rilasciare contenuti a un ritmo incessante, senza curarsi degli onnipresenti bug e sfornando come una macchina reskin delle espansioni precedenti, non aggiungendo mai nulla di veramente innovativo per i giocatori. Ci troviamo senza dubbio di fronte a uno dei migliori aggiornamenti finora usciti, ma questo solo grazie a una formula che cerca di riciclare perfezionando più che creare nuovi contenuti. Se la trama offre spunti interessanti che andranno approfonditi nell’arco dell’intero anno con le prossime espansioni, e l’archeologia aggiunge profondità al mondo di gioco, c’è purtroppo da sottolineare che prendere così alla lettera il detto “squadra che vince non si cambia” è veramente poco proficuo. Nonostante ciò va detto che Greymoor è nel complesso un’ottima espansione, che brilla però purtroppo della luce riflessa di quelle precedenti.
Se volete cinque motivi per tornare nel mondo di Tamriel, vi consigliamo di leggere il nostro articolo a riguardo!

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