Denjin Picks è la rubrica dove vogliamo convincervi a provare quei videogiochi poco fortunati perché brutti, sconosciuti o dimenticati. Noi difendiamo i più deboli e i brutti perché a volte sono belli dentro! (Tante altre volte manco quello)

Il Denjin Pick di oggi è ambientato “tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…“, proprio così, parliamo di un gioco dedicato a Star Wars, precisamente Jedi Knight III: Jedi Academy. Il titolo non è particolarmente brutto, soprattutto se consideriamo che è uscito nel lontano 2003, ben 16 anni fa, ma non per questo è sprovvisto di frecce di letame al suo arco.

Jedi Knight III: Jedi Academy come i più scafati potranno notare, ha un numero nel titolo, questo significa che si tratta del terzo capitolo della serie Jedi Knight (quarto in realtà se contiamo anche il vetusto Star Wars Dark Forces del 1995), uscito esattamente dopo Jedi Knight: Dark Forces II e Jedi Knight II: Jedi Outcast. Se la parola JEDI inizia a darvi fastidio sappiate che dovrete tollerarla ancora per un po’ fino alla fine della nostra recensione.

Tutti i fan della serie avevano sviluppato una sorta di legame affettivo con il personaggio principale, Kyle Katarn, la cui storia e maturazione personale era avvenuta nel tempo: prima soldato imperiale per vendicare la morte dei genitori, poi mercenario al soldo dei ribelli, fino alla scoperta del potere della forza che, in quanto personaggio ambiguo, poteva svilupparsi sia con poteri del lato oscuro sia del lato chiaro. Insomma, un personaggio cazzuto che andava oltre lo stereotipo del farmboy Luke Skywalker.
Tutto bello e divertente finché Lucas Arts, con un colpo di coda, non decise che il terzo capitolo doveva essere basato su un perfetto sconosciuto, Jaden Korr, divenuto apprendista di Kyle Katarn. Sinceramente questo è stato un colpo basso, soprattutto per uno che aveva distrutto il CD della demo di Jedi Knight II: Jedi Outcast a furia di giocare all’unico livello proposto.

E quindi niente, inizierete il gioco con una latrina di customizzazione del personaggio dove sceglierete il sesso, la razza (umani, zabrak, kel dor, rodiani, twi’lek), il colore della pelle, lo stile della spada laser (questa è una piacevole aggiunta in realtà, con la possibilità di scegliere tra una vasta selezione di else) e persino il colore della lama.
L’idea di offrire la possibilità di creare un personaggio del genere va anche bene, ma non dopo aver investito così tanto su Kyle Katarn…che teste di cazz*…

La storia prende il via dieci anni dopo la battaglia di Endor (e chi non ha visto Star Wars: Il ritorno dello Jedi dovrebbe un attimo chiedersi come ha passato l’infanzia), un’epoca in cui la Nuova Repubblica continua a colpire ciò che resta dell’Impero. Nel frattempo, il maestro jedi Luke Skywalker si adopera per la ricostruzione dell’ordine, istituendo l’accademia Jedi sul pianeta Yavin IV. Il vostro giovane virgulto, Jaden Korr, verrà preso sotto l’ala di Kyle Katarn e dovrà combattere contro i discepoli di Ragnos, un culto Sith sopravvisuto, o, qualora lo decideste, al loro fianco contro il proprio maestro.

Al fianco del caro vecchio Chewe.


La possibilità di optare per il lato chiaro della forza o quello oscuro attraverso le proprie scelte è un elemento decisamente intrigante e amplia la rigiocabilità del titolo, dando accesso a set di poteri diversi: quelli classici del lato oscuro come lo strangolamento e i fulmini, molto più offensivi, oppure quelli difensivi del lato chiaro, con la guarigione, lo scudo e la velocità aumentata.
Il gameplay, come per Jedi Knight II: Jedi Outcast, è sicuramente divertente, con la differenza che potrete usare la spada laser fin dal primo momento. Tuttavia, se da un lato mantiene intatta la formula che ha reso famoso il titolo precedente, fallisce miseramente dal punto di vista della storia, blanda e poco interessante rispetto a quella di Kyle Katarn, raccontata inoltre attraverso delle missioni selezionabili.
I livelli sono vari ma molto molto blandi, in alcuni casi confusionari e oscillano tra una durata minima di circa 10 minuti fino a oltre un’ora, segno di un level design fatto proprio col culo.

two sword is megl’ che uan.

Ma quindi per quale motivo consigliamo questo gioco? Sinceramente, perché lo swordplay è ancora uno dei migliori mai visti in qualsiasi gioco di Star Wars, quella ciofeca de “Il Risveglio della Forza” non è nemmeno lontanamente paragonabile. Non a caso il gioco aveva una forte componente multiplayer online dove era possibile scontrarsi con altri giocatori in modalità classiche come “cattura la bandiera” e “assedio” e altre più in tema con Star Wars come il “power duel”, un 2 vs 1 che ricorda la battaglia di Obi-Wan Kenobi e Qui-Gon Jinn contro il sith Darth Maul in Star Wars: La minaccia Fantasma.
P.S. oggigiorno la popolazione del multiplayer potrebbe essere composta da circa 0 giocatori, noi vi abbiamo avvisato.

Un buon titolo, tutto sommato, che vale la pena riscoprire. Lo potete trovare su Steam a 8,19€ o sullo store Xbox One a 9,99€.

Per gli utenti PC, inoltre, sono disponibili numerose Mod che permettono di migliorare il gioco, come il Texture Overhaul per avere una definizione che non vi costringa a cavarvi gli occhi dalle orbite.

Che la forza sia con voi!

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