Crystar è un ARPG sviluppato da Gemdrops in collaborazione con FuRyu e distribuito da Spike Chunsoft, uscito nell’ottobre del 2018 in madrepatria e il 27 agosto qui da noi su Playstation 4 e PC.

Questo action RPG torna alle basi, con un gameplay semplicissimo e lineare hack and slash, per raccontare una storia dal forte impatto emotivo con rimandi alla filosofia occidentale e un messaggio importante: da’ un significato alle tue lacrime.

Provato su Ps4 modello base

Pro Contro
+ Bell’impatto narrativo – Gameplay ripetitivo
+ Splendida direzione artistica – Combattimento pressoché invariato per tutta la durata del gioco

Il gioco è stato scritto da nientepopodimenoche Naoki Hisaya, famoso per numerose visual novel (spesso per adulti) come One, Moon e il famigerato Kanon. Naoki sa come farti piangere, e non te lo lascia dimenticare.

Crystar Rei Dungeon
Rei in Purgatorio

Da’ un significato alle tue lacrime

Rei Hatada, questo è il nome della giovane protagonista, è una NEET (not employed, in education or training) a un passo dall’hikikomori, che si ritrova misteriosamente in una sorta di limbo insieme a sua sorella Mirai. In questo Purgatorio dove le anime si confondono e perdono coscienza di sé, Rei si fa strada tentando di tenere al sicuro sua sorella. Quando vengono attaccate da un terribile mostro, Rei risveglia in sé dei poteri che per errore la portano a ucciderla. Così appaiono due demoni che le propongono un patto: se darai la caccia ai demoni del Purgatorio e mi consegnerai le lacrime nate dalle tue sofferenze, riporteremo in vita Mirai. Rei, ora diventata una Esecutrice, comincia il suo viaggio nel purgatorio per salvare sua sorella.

Per chi non avesse captato i segnali leggerissimi lanciati come cannonate fino ad ora, il tema del gioco è la catarsi: la purificazione della mente oppressa attraverso lo sfogo delle emozioni represse, le lacrime.

Le lacrime hanno un ruolo centrale nella trama e nelle meccaniche; il Purgatorio pullula di Specter e Revenants, morti che vagano e mangiano anime per raggiungere la resurrezione, un desiderio che raramente viene esaudito. I Revenant nello specifico, una volta uccisi, lasciano un Tormento, un pensiero profondo che li ha segnati, che applicano un temporaneo debuff su Rei. Una volta tornata nella sua stanza, Rei può purificare i tormenti piangendo e trasformandoli in Sentimenti, cioè l’equipaggiamento del gioco.

Colpendo abbastanza volte i nemici e piangendo nei dungeon riempiamo la goccia in basso a sinistra dello schermo che ci permette di invocare il nostro Guardiano. Questa modalità porta un potenziamento dei parametri, maggiori danni, e la possibilità di sferrare un colpo finale con un’animazione speciale.

Infine, in situazioni specifiche, le lacrime danno vita a un’idea, l’oggetto misterioso che i due demoni Mephis e Pheles [NdR, in giapponese “e” si dice “to”, dando la lettura di Mephistopheles… qualora ci fossero stati dubbi] stanno cercando di ottenere tramite le proprie Esecutrici. Perché? A cosa servono? Lo scoprirete giocando.

Un’avventura nell’inconscio

Il gameplay è scisso tra le esplorazioni dei dungeon e il rientro nel mondo reale nella stanza di Rei, dove potremo purificare i tormenti e sistemare l’equipaggiamento, con un rudimentale e intuitivo sistema di potenziamento e modifica dei Sentimenti. E poi, cosa fondamentale, si può accarezzare la cagnetta di Rei, Thelema.

Crystar Rei Thelema
#ThelemaBestGirl.

L’azione purtroppo è dove il gioco mostra il fianco. I dungeon sono piccoli labirinti di circa tre piani l’uno con gruppi di nemici da sconfiggere prima dell’inevitabile boss. Ci sono pochissime combo e a parte qualche abilità che specie verso la fine del gioco si rileva particolarmente potente, da inizio a fine i personaggi non ampliano il proprio arsenale in nessun modo significativo. Il combattimento è funzionale, competente, ma sarebbe difficile dire che è più di questo.

A onor del vero il fulcro di Crystar si trova tutto nella narrazione: le cut-scene tra motore di gioco e illustrazioni alla visual novel sono sempre brevi e intense, la trama viene spiegata e sciolta con evidenti, ottimi colpi di scena, e soprattutto nella seconda metà il gioco splende al meglio. I temi trattati poi, come l’identità, il tradimento, la morte, l’abbandono, mantengono nel titolo una certa malinconia che permea tutta l’avventura.

Alla direzione artistica va un plauso: i colori vividi, spesso freddi, i contrasti forti e le illustrazioni dei personaggi danno a Crystar un’atmosfera sempre onirica. Anche la stanza stessa di Rei, quasi completamente desaturata se non per toni di grigio e di blu, lascia un senso di insicurezza e melancolia profondissimo.

Il tutto poi è cosparso di riferimenti alla filosofia classica, rimandi a filosofi e teorie famose. Alcuni Revenant portano il nome di grandi pensatori, realizzando finalmente il sogno di chiunque avesse voluto, almeno una volta nella vita, prendere ginocchiate in petto Hegel— tra i tanti. Ecco, Hegel era il mio.

Per quanto riguarda le note dolenti, al di là del gameplay decisamente ripetitivo, è che purtroppo i nemici sono in realtà poco più di una manciata, con una serie infinita di palette swap che gonfiano il numero totale a 99 quando sono chiaramente meno. Le aree non molto varie, le combo perlopiù invariate e gli stessi nemici per circa 30 ore stancano senza dubbio, specie durante sessioni di gioco lunghe.

Crystar Crying Purify
Io che studio Hegel alle superiori

A chi consigliamo Crystar?

Crystar è un gioco dove il gameplay prende un attimo il posto del passeggero e dà lo sterzo alla narrazione, vero protagonista dell’azione. È sorprendente per come riesce a toccare alcuni temi con facilità e senza perdersi in troppe chiacchiere. Si vede come un piccolo sviluppatore sia stato probabilmente troppo ambizioso ma sia riuscito ugualmente a dar vita a un titolo originale e coraggioso. Difficile consigliarlo a prezzo pieno, ma sicuramente saprà soddisfare per la sua trama coinvolgente ed emotiva.

 

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