Dying Light 2 è un gioco vecchio. Sin dall’introduzione e dai primi passi nell’open world offerto dalla città di Villador, si ha la sensazione che il sequel del celebre zombie parkour di Techland, sarebbe dovuto uscire almeno quattro o cinque anni fa.

Questa strana sensazione si attenua lentamente, man mano che si sbloccano le nuove abilità di Aiden e si va avanti con la storia. Il fatto è che Dying Light 2 ha una partenza lenta e confusa, cade su se stesso e si rialza in maniera scomposta, proprio come uno zombie dopo un bel dropkick piantato sul grugno.

Dunque, riesce Dying Light 2 a riprendersi e a diventare un cazzuto virale pronto a strappare la pelle di dosso al giocatore? Scopritelo nella nostra recensione del nuovo zombicchioso titolo di Techland, disponibile dal 4 febbraio per PC, PS4, PS5, Xbox One e Xbox Series.

Provato su PC

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Parkour mon amour

Va bene, spariamo subito un paio di frecce rancide: in termini di gameplay, Dying Light 2 non presenta grosse evoluzioni rispetto al suo predecessore. Certo, troviamo qualche nuova skill per il protagonista Aiden, nuovi infetti e qualche meccanica di parkour un filo più aggiornata, ma per il resto, chi ha amato le avventure di Crane ad Harran, si troverà di sicuro a casa tra gli edifici della città di Villador.

Ora, posso fare il fighetto quanto voglio e dire che forse un filino di innovazione in più ci voleva, ma una volta avviato è davvero difficile staccarsi da Dying Light 2. Quello che deve fare, lo fa bene: i combattimenti, seppur poco dinamici a livello di IA, danno comunque molta soddisfazione, specialmente quando si decapitano uno zombie e nemici umani, o magari li si scaglia a metri di distanza con un bel colpo di martellone a due mani.

Alcune delle skill di combattimento sono esilaranti, come il doppio pestone per schiacciare la testa ai nemici e il colpo giravolta stile Conan il Barbaro. Il sangue scorre a fiumi e buttare giù uno zombie da un grattacielo con un dropkick non ha prezzo. Il parkour poi è la vera stella del gioco: all’inizio dell’avventura risulterà un filo lento, ma con l’ottenimento di nuove skill sarà sempre più divertente e fluido.

Saltare da un edificio all’altro e fuggire dai Virali durante la notte è sempre entusiasmante. La sensazione di altezza e di vuoto che Dying Light 2 riesce a offrire, mi ha più volte fatto salire il cuore in gola dopo un lungo salto tra i palazzi. Techland ha giocato ancora di più sulla verticalità, specialmente nella seconda parte del gioco, dove è possibile usare il paraglider per fluttuare allegramente tra i grattacieli.  Quindi, cosa volete che vi dica? Il gameplay di questo titolo è una bomba, come il suo predecessore è un ottimo miscuglio tra una sorta di beat’em up e un platform, tutto con una prima persona gestita molto bene.

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Dying Light 2, quindi, risulta un’esperienza davvero divertente e coinvolgente specialmente se avete amato il primo episodio, almeno in termini di gameplay. L’arco e i vari oggetti come i coltelli da lancio e le mine sono un’aggiunta gradita che permettono agli amanti del combattimento a distanza di gestire le cose con più “finezza”, almeno rispetto alle scimmie come me che amano schiaffare martellate sul cranio degli avversari. Interessante anche la possibilità di creare build diverse a seconda dell’equipaggiamento indossato, in modo da favorire il combattimento tattico o quello più brutale.

Take me down to Zombietown!

Il mondo di gioco di Dying Light 2 è ben costruito, nonostante un certo riutilizzo degli asset, si riesce comunque a venire catapultati in una città post-apocalittica dove il pericolo è dietro ogni angolo. Graficamente non ci troviamo davanti a nulla di già visto, anche con il Ray Tracing attivo Dying Light 2 in alcuni punti risulta un filo scialbo.

Nonostante questo, le performance su PC senza Ray Tracing non sono proprio esaltanti, basta passare al 2K per vedere il frame rate calare come le braghe di un attore porno in bolletta. Si sa però che ormai nel mondo del gaming la parola ottimizzazione la conoscono in pochi. Grosso plauso va al sonoro, le musiche e gli effetti sonori contribuiscono a rendere l’esperienza immersiva, sia durante il gameplay open world, sia durante gli eventi scriptati della storia.

E proprio della storia che voglio parlarvi adesso. Ecco, secondo il mio modestissimo parere, la storia è sempre stata un grosso problema dei media contenenti gli zombie. Le scelte sono poche: puoi produrre dei mattoni emotivi tipo i due Last of Us, puoi optare per il survival totale con gretto e cazzuto protagonista senza emozioni, oppure scegliere la via del demenziale.

Dying Light 2 prova a mischiare un po’ tutte queste le soluzioni per coinvolgere il giocatore, ma la direzione della storia spesso risulta confusionaria. Alcuni espedienti narrativi non funzionano e le reazioni dei personaggi alle nostre decisioni spesso sembrano forzate e poco credibili. Con questo non voglio dire che la storia non funzioni, semplicemente narrazione e personaggi sono gestiti in modo a tratti caotico.

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Le meccaniche choice-consequence presenti nelle quest della storia, come in quelle secondarie, danno un certo spessore al titolo, anche perché alcuni casi colpiscono con dei colpi di scena ben riusciti.

La possibilità di decidere quale delle due fazioni favorire risulta molto interessante e invoglia a completare il gioco più di una volta per vedere i diversi esiti della storia e i bonus ottenibili. Se conquistate strutture chiave per i Peace Keepers, la città si riempirà di trappole utili per massacrare gli zombie, come le classiche autobombe. Se invece decidete di allearvi con i pezzenti sopravvissuti, otterrete zipline, trampolini e altri aggeggi utili per il parkour.

Peccato che spesso e volentieri, la narrazione sia caotica, con personaggi che vanno, vengono, riappaiono all’improvviso e ci si scorda completamente della loro esistenza. Così è decisamente difficile affezionarsi ad un determinato personaggio, anzi lo stesso Aiden non è proprio il protagonista più carismatico della storia dei videogame. Il doppiaggio inoltre non aiuta: alcune voci sono di ottimo livello (quella di Aiden su tutte), mentre altre scendono a un livello amatoriale sconfortante.  

Buona notte e buone botte!

Oltre alla storia principale e alle quest secondarie, alla Techland si sono presi una leggera ubisoftite e hanno deciso di riempire la mappa del gioco di tanti bei punti interrogativi e attività da svolgere. Potete attaccare avamposti dei banditi rinnegati (peccato non siano una fazione con la quale allearsi), riattivare dei mulini a vento e saccheggiare convogli militari abbandonati per trovare loot più potente. Le attività più succose però vanno svolte di notte.

In Dying Light 2 è il cambio tra giorno e notte è stato gestito in maniera egregia. Techland ha dato al giocatore più di un valido motivo per esplorare Villador di notte. Se in Dying Light era un mero pretesto per farsi inseguire dagli zombie e guadagnare più punti esperienza, in questo seguito girare di notte sarà necessario per potenziare Aiden e trovare loot più gustoso.

Di giorno, le strade della città saranno meno popolate di zombie, mentre si troverà una presenza più elevata di nemici umani, sia a terra, sia sui tetti. Negli edifici invece, ci saranno una marea di zombie dormienti.

Per questo, il miglior modo per sgraffignare del gran bottino e i potenziamenti GRE è uscire di notte come dei novelli studenti universitari. E come le città universitarie, la notte di Villador è un delirio: gli zombie si svegliano dal loro riposino e infestano letteralmente le strade, obbligando al parkour tra i tetti. Il vantaggio però è che non ci saranno esseri umani in giro e gli edifici avranno una presenza minore di zombie. Questo fa in modo che si possano esplorare con più facilità per raccogliere oggetti e potenziamenti, come i preziosi inibitori che permettono di sbloccare nuove abilità e aumentare la salute o la resistenza di Aiden.

Oltre agli zombie, nella notte si possono incontrare zombie speciali (qui chiamati Viral, perché ormai bisogna sempre dare un cacchio di nome strano agli zombie) e gli antipaticissimi Howler, ovvero zombie spioni che, se scoprono la nostra presenza, si mettono a gridare come ossessi, mettendoci alle calcagna Viral incacchiati e costringendoci a scappare come pazzi.

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A tutto questo si aggiunge il fatto che Aiden, colpito dall’infezione come tutti gli abitanti di Villador, dovrà stare attento al suo biometro e cercare di ricaricarlo stando vicino ai raggi ultravioletti o sniffando degli strani funghi. Questa meccanica costringe il giocatore a pianificare bene le sue mosse e a cercare di sbloccare quanti più avamposti possibili, non solo per poter sfuggire agli inseguimenti, ma anche per ricaricare il biometro che una volta raggiunto lo 0, decreterà il Game Over.

L’unico neo di tutto questo è che molte delle ambientazioni delle attività secondarie sono praticamente identiche le une con le altre, sempre per il discorso degli asset riutilizzati. Una cosa perdonabile, visto che si tratta di un gioco mastodontico e che Techland non ha certo le risorse di Rockstar Games. Insomma, tutti quei punti interrogativi sulla mappa sono comunque un pretesto per fare del gran parkour e divertirsi nel combattere zombie e banditi.

A chi consigliamo Dying Light 2?

In conclusione, Dying Light 2 è un gran bel gioco. Sì, magari alcune cose potevano andare meglio, ma diamine se un gioco diverte e ti fa tenere il pad tra le mani per ore, allora vuol dire che è andata più che bene. Potrei sbilanciarmi, prestare la mia stupida faccia ai vostri schiaffi virtuali e dire che al momento Dying Light 2 è il miglior gioco di zombie sul mercato.

Certo, non ha la storia strappafegati di The Last of Us 2 o magari le insidie dei survival hardcore come Project Zomboid, ma se vi piace prendere a calci gli zombie e farli a fettine con una katana mentre saltate da un tetto all’altro, allora non esitate e tuffatevi a pesce nei panni di Aiden.

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