Bene, questa (in ritardo mostruoso) è la recensione di Nier Replicant ver1224etc, ma in realtà, non è così, andiamo con ordine però . Il primo Nier è un vero e proprio cult. Per alcuni lo è da sempre, per altri invece solo da quando è uscito Nier Automata, per altri ancora da quando è uscita questa nuova versione, ma tant’è.

Del resto, il mondo è bello perché vario, solo gli stupidi non cambiano mai idea, daje daje e daje la cipolle divende aje (cit.) e il coccodrillo come fa. Dunque, per quanto sarebbe intrigante sproloquiare su errori – o presunti tali – commessi in passato dalle testate videoludiche del mondo intero, c’è da dire che Nier non era un gioco semplice da valutare e analizzare.

Dico “era” non perché oggi sia più semplice di per sé (il titolo rimane complesso, stratificato e istrionico anche oggi) ma perché più o meno tutti si sono avvicinati alla copia review sapendo che avrebbero dovuto parlarne nel modo migliore possibile o, perlomeno, di non fermarsi alla superficie e scavare più a fondo. Risulta necessario soffermarsi davvero a valutare tutti gli aspetti dell’opera di Yoko Taro anziché farsela scivolare addosso, per poi scrivere la recensione in due ore e passare al prossimo tripla A cui dare nove. Da questo “repentino” (e in alcuni casi forzato) cambio di tendenza nei confronti del titolo può nascere comunque qualcosa di buono, cosa esattamente non lo so, ma sicuramente può nascere, ecco.

Se vi sembra che stia divagando, il motivo è presto detto: sto scrivendo questa recensione senza aver finito il gioco. “E che problema c’è?” direte voi, scaltri lettori, “Nessuno finisce I giochi che recensisce” e lo so, lo so, avete ragione eppure questa brutta abitudine fatico a togliermela di dosso. Purtroppo, il codice grazie al quale mi è permesso di giocare a Nier Replicant ver1224etc è arrivato un paio di giorni dopo il day one in redazione, e tra lavoro e altri (sigh!) impegni da adulti, il tempo da dedicare al titolo si è rilevato troppo poco, e siccome merita invece di essere giocato con calma e attenzione, non me la sono sentita di affrettare i tempi per arrivare oggi con un pezzo completo.

“Eh ma allora, che c**zo pubblichi l’articolo?”

Certo che oggi fate un sacco di domande, comunque è presto detto: per quanto il riverbero – o era risonanza? – mediatico di Denjin Den sia paragonabile a quello di Famiglia Cristiana (non volermene, Giovanni), si cerca di avere una scaletta il più possibile rigida e organizzata, per cui oggi comunque qualcosa su Nier Replicant Ver. 1.22474487139 doveva uscire, fatevene una ragione. A seguire dunque, una critica parziale – ma spero comunque interessante – sul titolo Square Enix, alla quale però, lo dico subito, mi riservo il diritto di apporre migliorie e ampliamenti quando avrò finito il gioco e avrò un giudizio finale sullo stesso, ma tranquillizzatevi, la modifica all’articolo sarà chiara ed esplicita, che non si sa mai.

Provato su Xbox One


“Gesplicant”

Il primo impatto con Nier (sì, anche questa versione) potrebbe non convincere tutti, nemmeno gli estimatori di Auotmata. Questo perché, al netto delle campagne marketing, il titolo ha quasi undici anni sul groppone e nonostante l’ottimo lavoro di “remastering“, che spesso assomiglia più a un vero e proprio “remaking“, i segni del tempo si fanno sentire. L’incipit ha meno mordente di Automata, i personaggi sembrano meno intriganti e il canovaccio narrativo più banale ma l’esperienza con il gioco di Taro e Platinum Games ci insegna che non tutto è come sembra.

Da un momento all’altro ogni piccolo dialogo può assumere un significato totalmente nuovo, più profondo, drammatico o perfino inquietante, delineando frammenti di un mondo molto più complesso di quanto non voglia dare a vedere per esempio, o rimanendo lì, a galleggiare pigramente prima di esplodere in una rivelazione sorprendente. Ma ci sono anche momenti che, pur sempre coerenti con la natura estrosa della produzione, annacquano un po’ l’esperienza e potrebbero risultare anche ridondanti.

Fortunatamente, ci sono talmente tanti guizzi di genio – la Forest of Myth per esempio – in grado di mandare in estasi il giocatore, che Nier si fa subito perdonare, dimostrando anzi in tantissimi contesti di essere stato precursore dei tempi e risultare innovativo ancora oggi. Da qualche parte in questo paragrafo ci dovrebbe essere una sinossi della storia e una descrizione dei personaggi, quei passaggi obbligatori e che sembrano sempre copia-incollati e che, ovviamente, leggete con un occhio solo, visto che sapete benissimo di cosa si stia parlando.

Per questo motivo, mi sento in diritto di saltare le presentazioni, anche perché Nier, sul piano narrativo, ha poco senso d’essere esposto così frettolosamente ed è un titolo (così come Automata) che per “capirlo” lo si deve per forza giocare. Comunque, giusto per fare il compitino, sottolineo il fatto che questa è la riproposizione della versione originale di Nier, che era appunto stato diviso in Replicant e Gestalt. Il titolo vedeva infatti il giovane protagonista lottare per salvare la vita della sorellina Yonah, ma la versione occidentale aveva declinato il protagonista come un adulto, padre della ragazza, per adattarsi alle “nostre” preferenze verso personaggi grandi, grossi e nerboruti.

Questa scelta, fra l’altro, era stata letta come un’onta verso i giocatori europei e americani: come si permettono questi giapponesi di credere che ci interessino solo gli eroi caucasici, imbottiti di muscoli e con l’espressività di un facoce- ehi aspettate, ma esce un altro Fast & Furious!?

Insomma, non è tanto importante come Nier appaia, ciò che conquista in questa serie, è la qualità della scrittura, una narrazione che non fa mai sconti e riesce a destreggiarsi con estrema leggerezza fra commedia, tragedia e parodia, fondendo gioco e racconto con una capacità assai rara di questi tempi. Amarissima, come l’aranciata di Elio, la storia ha però la capacità di non prendersi mai troppo sul serio e nei rari casi in cui lo fa, riesce perfettamente nell’intento, creando il giusto pathos e immedesimando totalmente il giocatore. Spenderei anche qualche parola sulla colonna sonora, ma quasi mi sento indegno: è un capolavoro, c’è poco altro da dire.

Anatomia del videogioco

Uno dei punti più difficili da cogliere, ma incredibilmente appagante, è la struttura ludica dell’esperienza. Nier Replicant Ver. 1.22474487139, così come Automata ovviamente, si rifrange in più generi e per quanto il suo combat system d’azione occupi un ruolo predominante, è impossibile scindere il tutto e cercare di valutarlo per compartimenti stagni. Lo stile della saga è quello ed è lì che si cela il suo fiore all’occhiello, il fatto che possa diventare da un istante all’altro un titolo isometrico, o un sidescroller verticale, un bullet hell che passa dal 2D al 3D senza soluzione di continuità e rimanendo quasi sempre inattaccabile.

Certo, questo primo capitolo risulta più acerbo e meno levigato rispetto al successore, eppure pensare che si trattasse di un gioco di una decade passata, sembra incredibile, e forse anche questo ha contribuito al farlo diventare un gioco – in parte- incompreso, il suo essere così fuori dal suo tempo. E anche qui, Nier riesce a essere al tempo stesso omaggio e parodia, racchiudendo in sé citazioni, riferimenti o anche timidi rimandi, prendendosi anche la libertà di rompere la quarta parete di tanto in tanto e ricordarci che si tratta sempre di un gioco, e che non c’è nulla di male nell’esserlo, anzi, è proprio grazie a quel suo status “ludico” che lo eleva a opera dal carattere e valore unico.

Ma non sono semplici “parole” quelle che Yoko Taro porta sullo schermo, rappresentano invece questo discorso dandoci, in questa nuova versione sviluppata da Toylogic con il supporto di Taura, un combat solidissimo ed estremamente divertente, che potrebbe quasi essere punto focale dell’esperienza, e invece – per scelta – non lo è mai. Si potrebbe definire “liberamente tratto da Nier Automata”, con animazioni veloci e precise, strizzando l’occhio a quello stylish action di Platinum Games di cui ci siamo innamorati e risultando, anche solo sul puro piano della tecnicità delle combo, vario e sfaccettato, oltre che fortemente interpretabile dal giocatore.

A chi consigliamo Nier Replicant ver. 1.22474487139 questa recensione?

Beh, ovviamente a nessuno, essendo ancora “in essere”. Personalmente, il titolo mi ha già convinto, per i motivi riportati sopra ma anche per “dell’altro” che ancora sto metabolizzando. Il consiglio è dunque quello di attendere il giorno, forse neanche così lontano dai, in cui questo articolo sarà ultimato. Anche se, qualcosa mi dice che chi è interessato al titolo potrebbe averlo già acquistato ormai o che, comunque, si sia fatto già un’idea molto chiara sul prodotto in sé. A queste persone, non posso che augurare ogni male possibile, in un’epoca di mediocrità, faziosità, malafede e clickbait utilizzati per farvi gonfiare il fegato fino a farmi esplodere vi permettete pure di costruire un vostro senso critico, vergognoso, davvero. Con affetto,

Igno.

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