Wander Stars è un JRPG indie sviluppato da Paper Castle Games e pubblicato da Fellow Traveller, che mischia una sgargiante direzione artistica in stile anime anni ’90, uno sviluppo narrativo a episodi e un sistema di combattimento basato sull’uso creativo delle parole. Il gioco è uscito il 19 settembre 2025 su PlayStation, Xbox, Nintendo Switch e PC.
Provato su PC e Steam Deck
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Arti marziali spaziali
Nei panni di Ringo, una giovane artista marziale alla ricerca del fratello scomparso, il giocatore incrocia presto il suo cammino con Wolfe, un misterioso fuorilegge intergalattico in fuga dal suo passato. Trovatisi a collaborare, contro ogni iniziale pronostico, attraversano il cosmo per recuperare i pezzi della leggendaria mappa di Wanderstar, di cui si dice possieda il potere di cambiare il corso delle cose.
La storia è divisa in dieci “episodi”, in pieno stile cartone animato da pausa pranzo, ognuno caratterizzato un po’ come un episodio tv: introduzione, sviluppo, climax e cliffhanger o svolta che porta avanti la narrazione globale. In ogni episodio, il giocatore naviga delle mappe a tappe semi-randomizzate che offrono eventi, dialoghi, missioni secondarie, oltre ovviamente alle scene relative alla trama principale.

Basterà davvero poco per riconoscere le dichiarate ispirazioni degli sviluppatori: Dragon Ball (in particolare la serie originale), One Piece, Sailor Moon. L’intento di evocare lo spirito di quei cartoni che hanno segnato gli anni ’90: grandi gesta, antagonisti riconoscibili, combattimenti spettacolari, ma anche momenti di grande umanità, errori, amicizie e perché no, un po’ di introspezione ed evoluzione personale. Nonostante l’inizio umile in un villaggio piuttosto reminiscente del Dragon Ball d’antan, le ambientazioni attraversano pianeti differenti, ciascuno con temi visivi distinti: giungle luminose, città tutte neon, ambientazioni aliene, scenografie che variano e che cercano di raccontare attraverso l’atmosfera.
Parliamo ora della componente più accattivante di Wander Stars: il sistema di combattimento a turni chiamato “Kiai”. Tanti saluti ai sistemi di abilità su menù tipici del genere! Le azioni in battaglia sono determinate da combinazioni di parole che Ringo impara lungo il corso della sua avventura. Le parole si dividono in categorie: parole d’azione (come PUNCH, KICK, BLOCK, SMASH), parole modificatrici (come SUPER, FAST, HUGE) e parole elementali (come FIRE, WATER, BURN). Ringo inizia con un numero di slot e un set di parole piuttosto misero e sarà il giocatore, decidendo quanto esplorare le aree opzionali e il modo in cui affrontare le battaglie a determinare l’apertura di nuove opzioni.
In questo senso, la scelta delle mappe procedurali per ogni episodio comporta un certo senso di freschezza nella disposizione dei nemici, dei bonus o degli ostacoli. Al giocatore viene richiesto, sezione dopo sezione, di adattarsi, con un gusto quasi rogue Questa variabilità, unita alla costruzione graduale del proprio “vocabolario” di parole, rende il sistema di combattimento un esercizio di creatività e strategia.
Un plauso va fatto alla direzione artistica che esplode di personalità e nostalgia per gli anime classici con cui molti di noi sono cresciuti. La resa grafica è magnifica e davvero accattivante, si sente solo un pochino la mancanza di una più vasta gamma di animazioni in combattimento, ma nelle scene narrative l’esecuzione è quasi impeccabile. Le ambientazioni sono variegate, di area in area, e mostrano una certa caratterizzazione, talvolta più minimalista, altre più dettagliata, che rendono ogni parte riconoscibile e d’impatto. Lo schermo esplode sempre di energia. Sembra proprio che gli sviluppatori dell’America Latina abbiano un occhio e un talento nel riprodurre le atmosfere tipiche dell’era.

Dietro lo sviluppo di Wander Stars c’è una piccola squadra, quella di Paper Castle Games, con membri di lunga data (Kay Dominguez, Rafael Cabrera, Andie Gallo) che hanno lavorato sul loro principale progetto precedente Underhero. L’idea del sistema di parole, dicono, nacque proprio durante Underhero, ma ha richiesto molto più sforzo per diventare la meccanica centrale del gioco che vediamo oggi. La scelta di rendere il gioco episodico e con mappe parzialmente procedurali è legata al desiderio di evitare che il percorso narrativo cada troppo nel ripetitivo, data un po’ la natura del loop di gioco che inevitabilmente può diventarlo.
Una discutibile criticità che abbiamo riscontrato è che, al di là del concept innovativo, il sistema delle parole può diventare un po’ clunky o confusionario da gestire, soprattutto quando si accumulano numerose opzioni. La gestione dei diversi aspetti, tra cooldown e sinergie, un po’ il fulcro del gioco, non è sempre divertente. Inoltre, la curva delle difficoltà sembra talvolta altalenante, con roadblock che mettono a dura prova anche i giocatori più incalliti del genere, forse proprio per il suo desiderio di deviare un po’ dalla norma.
A chi lo consigliamo?
Wander Stars: Siamo di fronte a un titolo audace, dotato di grande cuore e idee originali, in un genere che rischia di saturare il mercato con prodotti omologhi. Il sistema di parole "kiai" come attacchi è geniale e brillante non solo come gimmick, ma come motore strategico: non si tratta semplicemente di combinare per “attaccare con fuoco”, ma di costruire frasi, di sperimentare, di riconoscere pattern nei nemici e negli strumenti in proprio possesso. La trama è semplice nei temi ma resa efficace da dialoghi, l'atmosfera anime nostalgica e il ritmo episodico lasciano abbastanza spazio per mollare il controller ma anche per emozionare. Sebbene presenti alcune debolezze, il prezzo anche modesto lo rende un ottimo acquisto. – ilfalasca





