Se il folklore britannico è composto da fatine e draghetti, quello slavo non scherza affatto con le sue bestiacce deformi, orrende megere e demoni bislacchi che amano sgargarozzare vodka liscia. Amenità, queste, delle quali abbiamo potuto fare la conoscenza grazie alla trilogia di The Witcher dei polacchi CD Projekt RED, paladini della giustizia videoludica ormai trasformati in concime a causa di diversi deliri socioeconomici per Cyberpunk 2077.

Nel caso vi mancasse quel pizzico di mitologia slava nella vostra vita e siete anche voi coinvolti in una causa legale contro la suddetta software house, potete dare un’occhiata a Yaga di Breadcrumbs Interactive, gioco di ruolo di stampo action che andiamo qui a recensire. Il gioco è disponibile su Steam, Nintendo Switch, PS4 e Xbox One.

Provato su PC

Fabbro Fibra

Yaga è un ARPG con visuale dall’alto, nel quale sarà possibile fare scelte multiple che determineranno il carattere del nostro personaggio. Ogni missione partirà dal villaggio, hub principale del gioco, dove potrete acquistare diversi oggetti, potenziamenti e ottenere alcune quest parlando con i sudici bifolchi che lo abitano. La maggior parte dei dialoghi vi danno l’opzione di scegliere come comportarvi, potrete dimostrarvi generosi, rabbiosi, avidi oppure comportarvi da perfetti idioti.

Le scelte influenzeranno i vari potenziamenti che potremo ottenere tra una missione e l’altra, in linea ovviamente con il “carattere” che stiamo costruendo. Potrete trovare un contadino che dorme vicino a una pannocchia magica e decidere di rubargliela, togliendo da mangiare ai suoi figli, oppure magari mostrarvi generosi e decidere di risolvere un suo problema in cambio dell’oggetto. In alcuni casi sarà possibile anche dialogare con mostri e banditi, nel tentativo di risolvere le situazioni più spinose senza spargimenti di sangue.

Il protagonista dell’avventura è il panzuto e monco fabbro di un piccolo villaggio che viene spedito dallo Zar alla ricerca di un oggetto in grado di garantirgli un potere smisurato. Ad aiutare il nostro ‘eroe’ nella ricerca ci penserà la sua cara nonnina che a sua volta lo spedirà dalla vecchia strega Baba Yaga (non è Keanu Reeves, nel caso ve lo stiate chiedendo) per ricevere informazioni sull’ubicazione di tale oggetto misterioso.

Nei panni del fabbro quindi dovremo farci strada attraverso boschi perigliosi pieni di brutti ceffi, bestie e creature mostruose che vorranno ovviamente farci la pelle. Sebbene non sia proprio piacevole alla vista e agile come il caro Geralt, il nostro lurido maniscalco sa menare mazzate convincenti e spaccare i crani a qualsiasi essere vivente osi pararsi sul suo cammino. C’è solo un piccolo inconveniente: è praticamente perseguitato dalla cattiva sorte e non in senso figurato, un essere maligno lo inseguirà ogni qual volta che la sua sfiga aumenta a dismisura. Vi sentite affini adesso a questo opulento condottiero?

Cosa non si farebbe per la sfiga

Il sistema di combattimento di Yaga è abbastanza basilare: potremmo schivare, colpire, lanciare il martello, oltre a poter usare una serie di ‘protesi’ che possono darvi diverse abilità. Diciamo che non è un titolo che colpisce per la dinamicità degli scontri, vi troverete infatti a ripetere la classica danza schiva-attacca-schiva senza ricavare molte soddisfazioni dall’uccisione dei nemici.

A mettere un po’ di pepe sul sederino ci pensa la meccanica della sfiga. Oltre alla classica barra dell’energia e della resistenza troviamo anche quello che da qui in poi chiameremo sfigometro. Questo aumenterà ogni qual volta useremo un oggetto magico o se magari faremo delle scelte di dialogo non pertinenti a quelle fatte in passato. Una volta piena inizierete a perdere soldi, le benedizioni svaniranno, il vostro martello si romperà più facilmente e persino i santi del paradiso inizieranno a sputarvi in testa deridendovi. Ma non finisce qui! La maledetta sfiga perseguiterà letteralmente il protagonista sotto forma di uno spirito, lo stesso che all’inizio della storia gli ha mozzato il braccio.

Non tutta la iella viene per nuocere però, perché scegliendo determinate ‘perk’ tra un livello e l’altro potrete sfruttare lo sfigometro a vostro vantaggio, ad esempio sarà possibile aumentare il danno arrecato o la resistenza ogni qual volta la malasorte si abbatte su di voi.

La meccanica della sfortuna è sicuramente originale, ma soffre un po’ a causa dei combattimenti abbastanza noiosi e ripetitivi che non invogliano a sperimentare nuove soluzioni per avere la meglio. Se siete navigati nei titoli action e vi sentite un po’ masochisti potete selezionare la difficoltà di gioco più alta che prevede il fantastico permadeath, dando forse un senso agli scontri e al caro sfigometro.

Essendo il vostro personaggio un fabbro nerboruto non poteva certo mancare una meccanica per il crafting che vi permette di creare nuovi martelli e protesi speciali, usando gli ingredienti trovati durante il vostro viaggio nelle lande perigliose.
Il crafting è assolutamente necessario, in quanto l’equipaggiamento si romperà dopo vari utilizzi e sebbene anche a mani nude il nostro fabbro se la cavi bene, i nemici più forti e i boss vi faranno le chiappe a strisce se non avete con voi un bel martello. Le opzioni di crafting sono abbastanza variegate: potete creare martelli più resistenti, altri che stordiscono i nemici più facilmente e altri ancora intrisi di letame in grado di avvelenare gli avversari.

Slav to the Grind


Yaga si presenta molto bene, con una grafica piacevole che ricorda i vecchi libri di fiabe e personaggi ben dettagliati. Le varie quest sono molto divertenti e hanno proprio quel gusto di favola folkloristica che riesce a coinvolgere. Preti tramutati in caproni? Galline giganti? Strani mostri nei campi? C’è davvero tutto il cucuzzaro ad intrattenervi, e voi potrete gestire le situazioni a piacimento grazie al sistema di dialoghi.

La direzione artistica del gioco è ben fatta, con le gesta del fabbro che verranno osservate da Baba Yaga e dalle Tre Parche, tramite le quali potrete decidere le varie perk e anche a quale ora del giorno cominciare le quest per ottenere diversi bonus e potenziamenti. Peccato che le ambientazioni siano un po’ troppo ripetitive, un difetto che alla lunga può stancare e sul quale forse si poteva fare qualcosa di più.

Un plauso va fatto alla colonna sonora che in modo molto originale mischia musica folkloristica con il rap strumentale. Il titolo è interamente doppiato con molti dialoghi scritti in rima per rimanere in linea con il tono fiabesco del gioco.

A chi consigliamo Yaga

Yaga è un gioco piacevole e divertente, una vera e propria fiaba interattiva che non mancherà di allietarvi, specialmente se interessati al folklore slavo. Si tratta comunque di un titolo originale per il settore indie, almeno cerca di provare strade alternative rispetto al solito roguelike con ambientazione nostalgica degli anni ’80.
Appassionati degli ARPG fatevi avanti, ma solo chiudendo un occhio sui combattimenti fiacchi e concentrandovi sulle storie che Yaga vuole raccontarvi.
La scelta multipla dei dialoghi potrà sicuramente fare la vostra felicità se amate avere un minimo di controllo sulle azioni del personaggio, certo però non aspettatevi chissà quali diramazioni possibili nella storia.
Chiaro che se cercate un gioco d’azione con scontri coinvolgenti e frenetici, allora Yaga non fa al caso vostro, così come se siete talmente sfigati nella vita che non volete esserlo anche in un videogame.

Ottima presentazione graficaCombattimenti fiacchi
Colonna sonora originaleAmbientazioni ripetitive
Buon sistema di scelta multipla
Meccanica della sfiga interessante



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.