Ve lo ricordate un giochillo chiamato Bushido Blade per PSX? Se la risposta è affermativa, allora siete dei vecchiacci sdentati proprio come noi. Nell’epoca dove con i videogame si osava e si provava un po’ di tutto, Bushido Blade della software house nipponica Lightweight si staccava dalla massa dei picchiaduro con una semplice premessa: si muore con un colpo.

Due samurai si affrontano in un’arena tridimensionale a suon di spadate, provando a farsi a pezzi con fendenti e stoccate. L’idea funzionava specialmente nelle partite contro altri giocatori, soprattutto per la sua vena ‘casual’ che permetteva a tutti di prendere il pad e di scuoiare allegramente il compagnuccio di scuola di turno.

L’eredità di Bushido Blade è stata raccolta da un sequel e successivamente dalla serie Kengo, sempre a cura di Lightweight. E nel moderno mondo del gaming, dove i picchiaduro diventano sempre più competitivi? C’è spazio per un gioco di questo tipo? La risposta provano a darcela titoli come Hellish Quart e Two Strikes, il quale andremo qui di seguito ad analizzare.

Provato su PC


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One, two, OUT

Sviluppato dai catalani Retro Reactor e seguito di One Strike, Two Strikes è un picchiaduro 2D ambientato nel brutale Giappone feudale, dove è storicamente dimostrato che la gente si salutava a colpi di katana e sgranocchiava shuriken a colazione. Potremo scegliere tra 6 personaggi finemente realizzati, tra i quali spiccano anche personaggi leggendari come Ishikawa Goemon (no, non l’amico di Lupin… purtroppo). L’estetica del gioco in bianco e nero fa colpo, specialmente per il dettaglio dei disegni dei personaggi, un po’ meno per gli scenari sui quali i nostri samurai sembrano incollati come francobolli appena leccati.

Il gameplay è quanto di più semplice si possa immaginare: avremo due colpi a disposizione (uno veloce e uno forte), una schivata e il tasto per il parry. Come nelle sue fonti di ispirazione e nel primo capitolo della serie, in Two Strikes non c’è la barra della vitalità, in quanto bastano due colpi (Two Strikes) o uno ben assetato per mandare l’avversario al creatore, dopo averlo svuotato del suo sangue. I comandi sono responsivi e tutto funziona molto bene, non esistono combo o mosse speciali, quindi dovrete fare affidamento solo su footsies e il tempismo.

Le modalità di gioco al momento sono un po’ scarne: il single player si limita ad un susseguirsi di scontri contro il limitato roster di personaggi, senza avere un minimo di introduzione agli stessi o magari un finale per ognuno di loro. L’intelligenza artificiale degli avversari CPU è abbastanza bassa, basta prenderci la mano e usare qualche personaggio più bastardo (tipo il sopraccitato Goemon) per avere la meglio in qualsiasi incontro.

Non ho avuto modo di provare la modalità VS contro altri giocatori umani, ma ovviamente è proprio lì che Two Strikes dà il meglio. Certo, non c’è da aspettarsi una grande profondità di gioco, ma può andare bene per passare qualche serata in compagnia di amici e giocare a un titolo di combattimenti pick up and play. Insomma, con Two Strikes basta premere i tasti, non dovete soffrire nel vedere i vostri amici provare a fare uno stupido hadouken mentre tengono il pad come australopitechi.

Se però siete troppo arcigni e solitari per organizzare superserate gaming, allora lasciate perdere Two Strikes, almeno per il momento. Per quanto il concetto sia affascinante e i personaggi siano disegnati bene, c’è davvero troppo poco per il single player.

In generale l’early access di Two Strikes offre poco, ma sarà interessante vedere come effettivamente Retro Reactor ha intenzione di impreziosire il suo titolo per renderlo più accattivante anche per chi cerca un’esperienza in solitaria. C’è anche da dire che il gioco costa veramente poco, quindi se siete incuriositi potete dargli una chance.

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