Yakuza 6: The Song of Life è l’ultimo titolo action di Ryu Ga Gotoku Studio, pubblicato da Sega, a narrare le avventure di Kazuma Kiryu. A distanza di tre anni dalla release occidentale per Playstation 4, il gioco è arrivato lo scorso marzo anche su PC. Piuttosto che offrire una banale recensione abbiamo pensato di puntare stavolta a qualcosa di diverso, ovvero provare a spiegarvi tutti i motivi per cui il gioco andrebbe assolutamente comprato.

Provato su PC


tempo di gioco infinito

Una degna conclusione

Sia che abbiate seguito la saga dai suoi primi vagiti su Playstation 2 (circa 15 anni fa), sia che ve ne siate innamorati recentemente con l’uscita di Yakuza 0, Kiwami e Kiwami 2, Yakuza 6 è la degna conclusione dell’arco narrativo di uno dei migliori personaggi del mondo videoludico: Kazuma Kiryu.

Vestire i suoi panni, e imbarcarsi verso la risoluzione dell’ennesimo mistero che avvolge il mondo del crimine organizzato giapponese non è mai noioso o ripetitivo, nonostante abbiamo avuto modo di vedere e vivere la sfavillante Kamurocho, con tutti i suoi negozi, locali poco raccomandabili e una “fauna” variegata, per ben 7 volte. Ritornarci per l’ultimo giro è quasi straziante ma in un certo senso terapeutico perché, proprio come il Chaucer sentenziò nel suo poema “Troilo e Criseide”, tutto deve avere una fine.

Perché dunque acquistare Yakuza 6 immediatamente è un imperativo categorico? La nostra prima motivazione è la storia, che inizia lentamente e vede Kazuma Kiryu trascinato suo malgrado ancora una volta nelle faccende nel clan Tojo, in un crescendo di twist and turns che agganciano il giocatore e lo invogliano a raggiungere i titoli di coda. Se non avete giocato alcun episodio della serie è possibile comunque godersi il sesto (pur senza lo stesso impatto emotivo) grazie all’opzione del menu principale chiamata “Memories”, dove troverete i riassunti con immagini statiche dei primi cinque giochi (eccetto Yakuza 0).

Takeshi “Beat” Kitano

La tradizione di portare nel gioco veri e propri personaggi dello showbiz giapponese è anche in Yakuza 6 rispettata, con l’introduzione di nientemeno che Takeshi Kitano in persona, nei panni di Toru Hirose. Ora, per chi è a conoscenza della caratura del personaggio, Yakuza 6 diventa automaticamente un “instabuy”, tuttavia per chi non ne sapesse nulla è doverosa una spiegazione (e anche un paio di anni di rieducazione cinefila non guasterebbero).

Takeshi Kitano è quello che definiremmo un “jack of all trades” (non dimenticate di leggere la postilla in merito, a fine recensione), inizia come comico del duo “Two Beat” (da cui mutua il nickname) dedito al genere manzai, ovvero un botta e risposta tra due personaggi, apparendo per anni sulle reti giapponesi anche con il suo Takeshi’s Castle (proprio quello che la Gialappa’s commentava in Mai Dire Banzai), per poi dedicarsi al cinema, sia come regista e sceneggiatore sia come attore. La sua prima prova dietro la cinepresa è Violent Cop del 1989 ma molti sono i capolavori ascrivibili a Kitano, da Sonatine a Brother, passando per L’estate di Kikujiro e Hana-bi fino a produzioni autobiografiche e intime come Kids Return, Takeshis e Glory to the Filmmaker!.

Perché scegliere Kitano, però? Questo lasciamo a voi il piacere di scoprirlo, consigliandovi di dare un’occhiata ad alcuni dei suoi film cult prima di iniziare Yakuza 6 e avere così un’adeguata preparazione, per godervi al meglio la sua stellare performance (in basso il trailer di uno dei suoi film più recenti, Outrage):

Un minigioco tira l’altro

Yakuza 6 è un episodio molto più compatto rispetto ai precedenti, segno che RGG Studio ha dovuto adattarsi al nuovo motore di gioco sfoggiato poi anche in Yakuza Kiwami 2. Kamurocho è un po’ più piccola, non solo per esigenze di trama, e anche la sensazione di avere un playground più limitato è presente fin dall’inizio. Vuol dire quindi che ci sono anche meno minigiochi? Abso-f****ng-lutely NO!

I classici edifici SEGA Arcade sono strapieni di titoli retro da giocare: Outrun, Super Hang-On, Space Harrier e persino Puyo-Puyo e Virtua Fighter 5. Mancano i terrificanti Shogi e giochi d’azzardo (una scelta comprensibile dato l’ampio pubblico che la serie ha raggiunto) ma in compenso troviamo uno dei minigiochi più divertenti mai inseriti in un capitolo del franchise: lo spearfishing, ovvero la caccia subacquea con la fiocina.

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Se la storia ha una durata media di 20 ore, grazie ai contenuti extra di cui il gioco è farcito, per completarlo al 100% sfiorerete tranquillamente le 60/70 ore, niente male per un gioco che al momento ha un costo inferiore ai 20 euro.

Kazuma Kiryu: eroe del popolo

Il nostro gigante ultraviolento ha un debole per gli oppressi e le persone in difficoltà, volente o nolente si ritrova invischiato sempre in situazioni assurde, imbarazzanti e talvolta poco piacevoli. Sono ben 52 le sidequest diverse, tutte ottimamente caratterizzate e spesso con personaggi il cui arco narrativo è iniziato in Yakuza 0 o Kiwami, per dare al giocatore una vera e propria conclusione di cui essere soddisfatti. Difficilmente vi ritroverete a pensare: “queste sidequest mi hanno seccato” e ne vorreste sempre di più, per saziare la fame di nonsense e ilarità che ognuna di esse conferisce.

Interessante anche l’aggiunta delle sidequest meno “story based”, dove in sostanza bisogna semplicemente menare le mani. Chiamate Trouble Mission, arrivano direttamente come richieste d’aiuto sul cellulare di Kiryu grazie all’app “Troublr” e avrete un tempo limitato per raggiungere le persone in difficoltà indicate sulle mappa.

A chi consigliamo Yakuza 6: The Song of Life?

Praticamente a tutti. Chi ha giocato gli altri titoli non può perdersi il 6, chi non li ha mai giocati può iniziare da questo capitolo, graficamente e meccanicamente moderno, per poi recuperare tutti gli altri. Non ci sono scuse per non lanciarsi nella saga Yakuza e se anche dopo aver letto il nostro pezzo non lo avete ancora fatto, bè, semplicemente non vi piacciono i videogiochi.

P.S.: Ricordate quando ho detto che Takeshi Kitano è un “jack of all trades”? Ho dimenticato di sottolineare che è anche un pittore e ballerino di tip tap, buon divertimento:

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