L’isola degli dèi: la recensione di The DioField Chronicle

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The DioField Chronicle è il nuovo JRPG di Lancarse pubblicato da Square Enix. Il titolo è disponibile dal 22 settembre su console PlayStation 4, PlayStation 5, Nintendo Switch, Xbox One, Xbox Series e PC tramite la piattaforma Steam.

Provato su Nintendo Switch

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Sanguinosi conflitti in tempo reale

The DioField Chronicle è un interessante esperimento afferente a un genere che non spesso si affaccia su console, naturalmente non parlo della categoria JRPG ma di quella RTS, ovvero “real time strategy”. Sebbene Lancarse abbia definito il titolo come dotato di un “real-time tactical battle system”, questa lunga sfilza di parole non fa altro che indicare uno strategico in tempo reale, dove è possibile muovere quattro personaggi principali su una mappa, posizionandoli e sferrando attacchi, magie e abilità contro gli avversari che avanzano simultaneamente.

Differentemente da esponenti di tipo “tattico”, come la serie Fire Emblem, Disgaea, il più recente Triangle Strategy (ma anche Relayer o Rise Eterna) e molti altri tornati alle luci della ribalta in tempi moderni, l’approccio “real-time” è qualcosa che si vede molto più raramente. La verità è che spesso, questo genere, è molto più nelle corde degli utenti PC, poiché dotati di un comodo mouse con il quale muoversi sulla mappa e inviare in un batter d’occhio i propri personaggi in battaglia. Ciononostante, The DioField Chronicle non è un unicum ma ha avuto precursori importanti che magari i videogiocatori più recenti non hanno mai sentito nominare, su tutti la serie Growlanser (del cui secondo capitolo potete trovare un longplay sul nostro canale YouTube, qualora siate interessati a saperne di più).

Il motivo della scarsità di prodotti di tal risma su console è presto rivelata: la difficoltà nel bilanciamento, che deve tener conto dei movimenti legati e impastati dell’analogico del gamepad (rispetto naturalmente alla velocità che si può ottenere con il mouse). Gli sviluppatori di The DioField Chronicle hanno chiaramente affrontato questo dilemma poiché il titolo si rivela abbastanza semplice anche a difficoltà elevate, sintomo della necessità di non creare un prodotto impossibile o eccessivamente frustrante.

Se però è vero che da un lato le missioni, sia quelle principali sia quelle secondarie, scorrano in modo a volte un po’ troppo semplice (soprattutto dopo aver trovato una strategia vincente e applicandola a ogni battaglia senza eccessivi sforzi), talvolta è anche necessario agire d’astuzia e con riflessi pronti per non vedere le proprie unità soccombere sotto i colpi nemici. Un piccolo, timido brivido, che conferisce al gameplay una sfumatura più gradevole e fa passare in secondo piano la sensazione di poter giocare a “cervello spento”.

L’isola degli dèi

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Dal punto di vista della narrazione, The DioField Chronicle è molto altalenante, passando da caotici momenti dove vengono fornite troppe informazioni senza contesto, ad altre dove invece l’esposizione è più organica e comprensibile. L’incipit vede il giocatore prendere il controllo di due personaggi, Andrias Rhondarson e Fredret Lester, entrambi legati al futuro erede del regno di Alletain. Il giovane viene però assassinato e i due reclutati in un gruppo di mercenari che si troveranno ad affrontare l’invasione del minaccioso impero Trovelt-Schoevian, desideroso di conquistare la giada. Il minerale, utilizzato per catalizzare le energie magiche, cresce in abbondanza sull’isola, motivo dell’incursione dell’impero.

Una trama senz’altro ambiziosa, con molti personaggi sullo scacchiere e in svariati passaggi anche cruda e matura sebbene troppo spesso lanciata al giocatore senza cognizione di causa, slegata dall’effetto che gli eventi hanno sui personaggi stessi. Le vicende si susseguono, missione dopo missione, e il giocatore le accetta così come vengono proposte, senza troppi approfondimenti che, volendo, devono essere ricercati all’interno della libreria dell’HUB principale.

Relativamente a quest’ultimo, si tratta della base dei personaggi, un ambiente tridimensionale dove ci si muove con Andrias per dialogare con gli NPC e interagire con i venditori. La zona è un po’ scarna e, in ultima analisi se ne sarebbe potuto fare a meno (soprattutto perché su Switch le prestazioni in termini di FPS quando si è nell’area non sono delle migliori), sostituendo il tutto con menu testuali, più veloci e intuitivi. Insomma, non ci troviamo di fronte al monastero Garreg March di Fire Emblem Three Houses a cui però la base sembra lontanamente ispirarsi.

In apertura ho sottolineato come The DioField Chronicle sia un vero e proprio esperimento e ciò traspare non solo dalla narrazione poco impattante (ma non poco interessante, sia ben chiaro) ma anche dal gameplay. Le missioni, come spesso accade in questa tipologia di giochi, non sono molto variegate in termini di obiettivi e nella maggior parte dei casi sarete chiamati a eliminare tutti i bersagli sulla mappa, proteggere degli alleati o andare da un punto A a un punto B. Creare delle missioni con obiettivi diversi comporta naturalmente molto più sforzo e, con un budget apparentemente ridotto come quello di The DioField Chronicle, ciò risulta sicuramente più difficile da portare a termine.

Come Final Fantasy Tactics?

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In molti casi si è parlato di parallelismi con Final Fantasy Tactics, in realtà sarebbe completamente sbagliato prendere come punto di riferimento il titolo in questione poiché il gameplay è profondamente differente. Capisco la necessità di utilizzare un termine di paragone fantasy con una storia che non sia “salviamo il mondo in nome dell’amicizia” ma si fa naturalmente un disservizio a The DioField Chronicle che ne esce con le ossa rotte poiché non ha un impianto tale da permettere questo paragone.

Il prodotto, a prescindere dalle critiche che ho portato, è in realtà molto valido se preso per quello che è: un esperimento RTS che permette di provare approcci nuovi, stimolando potenzialmente sequel più strutturati per rilanciare un genere alternativo.

In fase di prova del gioco, da appassionato di battaglie tattiche, il gameplay mi ha genuinamente divertito sebbene possa di tanto in tanto rivelarsi un po’ ripetitivo negli approcci richiesti al giocatore. Tra le caratteristiche più interessanti spicca la gran quantità di potenziamenti tra cui ci si ritrova a dover scegliere. Ogni classe del gioco (ve ne sono quattro di principali con delle variazioni all’interno di ognuna di esse) ha uno skill tree da potenziare, migliorando e sbloccando singole abilità delle unità (riducendone il cooldown oppure aumentandone la portata), tuttavia non ci si ferma qui poiché ogni personaggio (16 in totale), a sua volta, ha un pool di potenziamenti che migliorano le sue caratteristiche specifiche.

Ogni aspetto del gioco ha uno strato aggiuntivo di complessità, fattore che mi consente di spezzare una lancia a favore di questo titolo bistrattato dal marketing. Avrebbe indubbiamente necessitato di un po’ di pubblicità in più per raggiungere i giocatori di JRPG che, stanchi della solita minestra riscaldata, avrebbero potuto apprezzare un approccio, se non innovativo, alternativo. In chiusura un elogio va fatto alla soundtrack, che accompagna bene l’avventura e non avrebbe potuto fare altrimenti se consideriamo che la composizione è stata affidata a pesi massimi come Ramin Djawadi e Brandon Campbell, che hanno lavorato alle soundtrack di serie TV come Game of Thrones e la più recente House of the Dragon.

A chi consigliamo The DioField Chronicle?

Trattandosi di un prodotto di nicchia molto sperimentale è difficile consigliare The DioField Chronicle a un vasto pubblico, soprattutto se consideriamo il prezzo di vendita che è più incline a quello di una produzione tripla A. Per gli appassionati di JRPG che vogliono esperienze sempre nuove, si rivela comunque un buon acquisto in grado di soddisfare tale esigenza. Mentre invece, i semplici curiosi, gli indecisi e i non appassionati potrebbero voler attendere uno sconto per essere invogliati a recuperarlo. A prescindere dal vostro approccio, The DioField Chronicle vale comunque la presenza nella vostra libreria personale di JRPG affinché sia stimolo sufficiente a realizzare maggiori titoli sperimentali.

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