Nobody Saves The World + Frozen Hearth DLC: la recensione

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Nobody Saves the World, il titolo di Drinkbox Studios, uscito il 18 gennaio 2022 su Steam, Nintendo Switch, Playstation 4 e Xbox One è giunto tra le mie artigliate, perfide e fetide mani. Ovviamente è arrivato con il DLC Frozen Hearth, uscito il 13 settembre 2022 sulle già menzionate piattaforme. Non avete ancora modo di provare il gioco e volete avere un altro parere? Ecco la nostra recensione!

Provato su PC

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I wanna be nobody soon

La trama di Nobody Saves The World è semplice: orrendi mostri stanno attaccando un bizzarro mondo fantasy e il grande stregone Nostramagus, unico capace di combatterli, è sparito. Ci penserà il giocatore a salvare la situazione, nei panni di uno strambo omuncolo bianco dagli occhi vitrei che acquisirà la capacità di trasformarsi in vari personaggi, ognuno con diverse abilità. La mappa di gioco si presenta chiaramente ispirata ai classici Zelda, così come la necessità di raccogliere pezzi di una sacra reliquia per poter accedere allo scenario finale.

Con Nobody Saves The World, Drinkbox Studios vanno su un genere diverso, passando dai metroidvania della serie Guacamelee a un ARPG con visuale dall’alto, caratterizzato da una grafica 2D ben curata che verte sul bizzarro e demenziale. Si gira quindi per la mappa di gioco devastando qualsiasi nemico ci venga incontro, completando quest primarie e secondarie che ci verranno assegnate dai bizzarri personaggi che popolano il gioco.

I nemici, come ogni ARPG che si rispetti, avranno un loro livello e delle versioni elite più potenti. A differenza degli ARPG alla Diablo però, in Nobody Saves The World non ci sarà un sistema di loot, bensì delle classi da sbloccare, nelle quali il nostro protagonista si potrà trasformare. Il protagonista avrà a disposizione una barra delle vitalità e una del mana, la seconda consumata ogni qual volta si usano le skill speciali delle classi.

Le classi (o trasformazioni) del protagonista vanno da quelle classiche (ladro, guerriero, arciere) a quelle più eccentriche come ad esempio il cavallo, la lumaca o il culturista. Mi sarei aspettato più classi strambe per accompagnare il tono demenziale del gioco, ma forse Drinkbox non ha voluto alienare troppo il giocatore. Eppure, le classi più originali sono proprio quelle più folli, perché d’altronde non in tutti i giochi è possibile uccidere mostri orrendi con un bilanciere da palestra o magari avvolgerli nella viscida bava di lumaca.

Detto questo, le classi sono state realizzate molto bene, ognuna con le sue skill particolari e un tipo di gameplay che porta il giocatore a trasformarsi spesso a seconda delle situazioni. Chiaramente, ci sono classi più potenti di altre, specialmente quelle sbloccabili dopo la metà del gioco. Alcune classi permettono anche di esplorare zone irraggiungibili, tornando utili anche per l’esplorazione della mappa. Ogni giocatore poi potrà trovare le trasformazioni che trova più divertenti e sperimentare, grazie al sistema di personalizzazione delle skill. Ebbene sì, sbloccando una classe, sarà possibile ottenere alcune sue abilità e equipaggiarle su altre classi. Questo consente di creare delle build personalizzate per affrontare diverse situazioni.

Grande importanza ricoprono i tipi di attacchi e gli status, in grado di infliggere danni particolari ai nemici, avvelenarli, rallentarli e tanto altro. Ci sono però dei nemici vulnerabili a un solo tipo di danno o status, quindi dovremo usare la classe giusta al momento giusto. Sarà anche possibile equipaggiare su una classe le skill di un’altra, per sperimentare varie build devastanti. La sfida generale del titolo è abbastanza equilibrata, specialmente nei dungeon di livello più alto. Inoltre, per aggiungere ancora più caos, si potrà giocare in multiplayer locale, probabilmente il miglior modo per godere di questo titolo.

Nobodybuilder

Ora, per sbloccare una nuova classe, occorre potenziare quelle ottenute. Ad esempio, per sbloccare il devastante Monaco, sarà necessario portare il Prestigiatore e il Cavallo a livello A. Ed è qui che Nobody Saves The World inciampa, perché il sistema di livellamento delle classi è piuttosto pedante. Ogni classe avrà delle sfide da portare a termine, una volta fatto sarà necessario andare nel menù delle sfide e selezionare quelle completate per ottenere i punti esperienza. Le sfide possono essere “uccidi 10 nemici con un determinato attacco” o cose più bizzarre. Completando le sfide e le quest si alzerà anche il livello del nostro Nessuno, aumentando la vitalità generale, l’attacco e altre statistiche, modificate a loro volta dalle singole classi.

Dover stare attenti a quale attacco o abilità si usa per potenziare spezza moltissimo il ritmo di gioco, anche durante i combattimenti più intensi. Oltretutto, il dover mettere in pausa il gioco e selezionare la sfida completata non è proprio il massimo in termini di fluidità del gameplay.

E parlando di puro gameplay, all’inizio Nobody Saves The World risulta divertente, ma dopo poche ore comincia a diventare decisamente poco incisivo e oltremodo ripetitivo. L’impatto degli attacchi sui nemici e i combattimenti in generale non sono proprio esaltanti, cosa che non fa bene ad un titolo dove passeremo il 99% del tempo a menare le mani.

Da una parte può divertire sperimentare con le varie build, ma una volta sbloccate tutte le classi (più o meno verso la metà della storia), il titolo finisce spompato senza più nient’altro da offrire. Nobody Saves The World esaurisce le sue cartucce un po’ troppo in fretta, non riuscendo a tenere alta l’attenzione del giocatore.

La sensazione è che Drinkbox abbia voluto puntare tutto sulle trasformazioni del protagonista, senza però considerare attentamente il contorno. I nemici tendono a ripetersi e i boss non sono altro che versioni più grandi e agguerrite dei mob che troveremo in giro per la mappa e nei vari dungeon.

Gli stessi dungeon opzionali, non danno alcuna ricompensa importante al giocatore una volta completati, se non i token per gli upgrade delle skill e monete da spendere dal commerciante di turno. Non aspettatevi niente però dagli upgrade delle skill, se non un costo minore in mana per poterle usare. Per questo, affrontare i dungeon opzionali diventa del tutto superfluo, quando invece non sarebbe stato male ricompensare il giocatore con delle classi nuove o skill aggiuntive.

Parlando dei dungeon, questi possono porre diverse condizioni, andando a modificare le resistenze dei nemici o ad esempio vietando il cambio di classe oppure rendendo nemici e giocatore dei one shot kill. Se si muore in un dungeon, si viene spawnati al suo esterno e quindi sarà necessario rifare tutto da capo.

Niente panico però, perché i dungeon non sono molto lunghi e inoltre, prima del boss si troverà un checkpoint al quale sarà possibile tornare. Il problema è che questi differiscono a livello grafico, ma sono tutti uguali nel design. Sarà sempre necessario farsi largo tra i nemici, raccogliere chiavi per aprire una porta e arrivare fino al boss riciclato dai nemici normali, in un procedimento che diviene dunque sostanzialmente meccanico e poco soddisfacente.

Nobody Saves The DLC

Spostandoci sul DLC Frozen Hearth, questo aggiunge una nuova zona (a tema ovviamente invernale) a quelle già presenti nel titolo. La nuova zona si può raggiungere tramite dei portali sparsi nel gioco e permette di ottenere due nuove classi: il Meccanico e l’Ape.

Per ottenerle però, si dovranno affrontare diverse sfide in un’arena – e ovviamente superarle. Sembra proprio che Drinkbox con quest’aggiunta abbia voluto spingere il pedale sulla pedanteria, perché a quanto pare non bastavano le noiose quest per l’aumento di livello delle classi.

Le sfide dell’Arena di Frozen Hearth non sono proprio esaltant: si passa dal dover impedire a gruppi di nemici di andare da un punto A ad un punto B, a dover colpire un numero di volte un nemico invincibile. Superato un numero di sfide, si potrà ottenere la classe Meccanico, superandone altre quella Ape.

Ne vale la pena? Dipende molto da quanto vi prende il gioco, diciamo che l’espansione è stata pensata per chi ha davvero apprezzato davvero a fondo Nobody Saves The World e il suo sistema di build con le classi. Personalmente avrei preferito di gran lunga un DLC con altri dungeon e magari Boss Fight fatte come si deve.  

A chi consigliamo Nobody Saves The World?

Nonostante gli evidenti difetti che vanno a inficiare l’esperienza di gioco complessiva, Drinkbox va premiata per il coraggio nel cambiare completamente genere.

Nobody Saves The World non è un brutto gioco, ma non è neanche quel titolo imperdibile che invece avrebbe potuto essere. Da lodare la voglia di realizzare un ARPG alla Diablo alternativo e dare un tocco personale al genere, infatti sono sicuro che con qualche aggiustatina qui e lì, un bel sequel potrebbe fare molto meglio.

Personalmente, Nobody Saves The World mi ha lasciato decisamente interdetto. Le prime ore di gioco sono state piacevoli, ma poi il tutto è andato scemando una volta sbloccate tutte le classi. Proprio lì il titolo non ha saputo più motivarmi ad andare avanti, se non per portare a termine la storia, cosa che ho fatto tra qualche sospiro. Dungeon e Boss Fight ripetitive che non riservano sorprese con un gameplay sì fluido ma poco d’impatto, non sono dei bei lasciapassare, soprattutto se pensiamo a quanto fatto dai Drinkbox in passato.

Posso consigliare il titolo se siete fanatici degli ARPG, cercate qualcosa di diverso e amate costruire build diverse, cosa che il gioco vi permette di fare grazie alle trasformazioni e della personalizzazione delle skill delle varie classi. Non fa per voi se invece vi aspettate un titolo esplosivo con un design dei dungeon variegato, caso in cui potreste rimanere decisamente delusi.

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