Castlevania Dominus Collection è l’attesissima raccolta dei titoli per Nintendo DS del franchise di Konami realizzata con l’ausilio dei leggendari sviluppatori di M2. Questa è disponibile dallo scorso 27 agosto su PC tramite Steam, Nintendo Switch, PlayStation 5 e Xbox Series.
Provato su PlayStation 5
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Dracula è risorto, ancora tre volte
Dopo l’Anniversary Collection e la Advance Collection (che abbiamo naturalmente recensito), giunge infine anche questa Dominus Collection, una raccolta dei tre fantastici episodi rimasti finora relegati su Nintendo DS. Da appassionato della serie che li ha giocati tutti al momento della loro uscita, non potevo lasciarmi sfuggire la possibilità di provarli in questa nuova veste su console moderne. Un po’ per provare l’ebbrezza di essere ancora giovane e avere tutta la vita davanti e un po’ perché si tratta davvero di alcuni dei migliori episodi per un pubblico moderno.
Ciò che accomuna Dawn of Sorrow, Portrait of Ruin e Order of Ecclesia (questi i nomi dei tre giochi inclusi) è l’impostazione divenuta standard con Symphony of the Night (ancora oggi uno dei migliori tra i giochi della serie), ma resa più snella, maneggevole e digeribile. L’unico che poteva destare qualche preoccupazione nella resa da NDS ad altre piattaforme prive di touch e dual screen era Dawn of Sorrow, ma grazie a una modifica non eccessivamente radicale, è stato addirittura migliorato.

E voi direte, vabbè ma tutto qui? Tre vecchi giochi? Pardon, 4 vecchi giochi e uno completamente nuovo! Proprio così, perché nella raccolta è stato incluso anche un grande assente dalla Anniversary Collection, ovvero Haunted Castle, la versione del 1987 per sale giochi. Il gioco completamente nuovo, invece è Haunted Castle Revisited, una spettacolare versione aggiornata di Haunted Castle, che mantiene la struttura da classicvania su sei livelli, ma che dal punto di vista del gameplay è molto più in linea con i titoli recenti.

La triade degli anni 2000
Dawan of Sorrow fu il primo dei tre a essere pubblicato, precisamente nel 2005, seguito da Portrait of Ruin nel 2006 e infine Order of Ecclesia nel 2008. Proprio così, un tempo i fan di Castlevania avevano sostanzialmente un gioco nuovo in cui affondare i denti ogni paio d’anni. Questo esemplifica lo stato odierno di Konami, purtroppo. Tuttavia, non voglio lamentarmi troppo in questa sede dal momento che questi remaster permettono all’utenza di conoscere la fantastica saga e potenzialmente spingono l’appeal del franchise verso nuove vette.
Sebbene Portrait of Ruin e Order of Ecclesia abbiano le loro meccaniche gimmick, in realtà nessuna di queste prevede l’uso attivo di un touch screen, cosa che invece era presente in Dawn of Sorrow. Al giocatore era chiesto infatti di disegnare dei sigilli per sconfiggere i boss. Inizialmente una trovata interessante ma che ben presto lasciava spazio al tedio. Dimenticate completamente questa necessità! Ora in Dawn of Sorrow sono stati sostituiti con dei semplicissimi QTE che non spezzano il ritmo.
Non c’è un ordine di gioco prestabilito, i tre titoli sono tutti ambientati in epoche differenti e l’unico prerequisito potrebbe essere l’aver giocato Aria of Sorrow, prequel di Dawn of Sorrow e che presenta lo stesso protagonista Soma Cruz. Facilmente recuperabile, in ogni caso, nella Advance Collection. Il mio consiglio spassionato è quello di proseguire in ordine d’uscita, per vedere le modifiche grafiche e di meccaniche applicate in ogni titolo.

Se in Dawn of Sorrow Soma Cruz ha la possibilità di assorbire abilità equipaggiabili dai nemici e infondere armi con queste “anime”, in Portrait of Ruin il sistema di gioco principale vede l’uso di due protagonisti differenti, Johnathan Morris e Charlotte Aulin, sostituibili al volo durante le battaglie per sfruttare le loro specificità. Infine, Order of Ecclesia, presenta come protagonista Shanoa, facente parte del misterioso ordine e capace di assorbire glifi per attivare le sue abilità.
Come è possibile notare, niente Belmont, o quasi. Si tratta di protagonisti spesso slegati dal clan, o comunque discendenti alla lontana. Un modo per dare nuova linfa alla serie ma che è stata nel tempo anche causa di pareri discordanti.
Triplo schermo
Dal momento che le versioni NDS dei giochi erano divise su due schermi, con uno che presentava la mappa e l’altro l’ambiente di gioco, si è presentato in questo caso il problema di come mostrare tutte le informazioni su un solo display. Dalle impostazioni è possibile scegliere tra svariate configurazioni che permettono di avere tutto a portata d’occhio. Sia la schermata principale, sia la mappa, sia le statistiche dei personaggi.
Un compromesso necessario, anche se talvolta la mappa può sembrare un po’ troppo piccola per essere letta in maniera immediata, soprattutto punti d’entrata e d’uscita. Sarebbe stato forse meglio dedicare la visione della mappa alla pressione specifica di un pulsante, dando più spazio al display di gioco.
Avendo provato la versione PlayStation 5 su un display particolarmente ampio, il problema non si pone, tuttavia le cose potrebbero essere differenti per quanto concerne la versione Switch in modalità portable.
A chi lo consigliamo?
Castlevania Dominus Collection: Praticamente a tutti coloro che vogliono tre (o meglio cinque) fantastici giochi. Si tratta di tre dei migliori metroidvania mai realizzati, con meccaniche di gameplay soddisfacenti e diversificate. Il sottoscritto preferirà sempre i classicvania, ma è innegabile che i tre prodotti per NDS abbiano un fascino unico, rivelandosi avvicinabili anche da chi non ama prodotti eccessivamente difficili. E poi, se volete una sfida, c’è sempre Haunted Castle che vi farà strappare i peli dal petto per la sua crudele difficoltà da titolo arcade. – 7gatsu






