Atelier Sophie 2: The Alchemist of the Mysterious Dream è il nuovo titolo della nota saga Atelier di Gust, distribuito da Koei Tecmo, disponibile su PlayStation 4, Nintendo Switch e PC dal 25 febbraio 2022.

Provato su Nintendo Switch

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Non più solo barili!

Atelier Sophie 2 vede il ritorno dell’amatissima Sophie Neuenmuller, accompagnata dalla fidata compagna alchimista Plachta, dopo il titolo originale che ha iniziato la trilogia del mistero nel 2015. Questo titolo festeggia il venticinquennale della saga firmata Gust, dando una sorta di sequel a uno dei capitoli più amati. Togliamo subito di mezzo l’ovvio quesito: è giocabile anche senza aver completato o almeno provato il primo? La risposta è un po’ quella che potete immaginare: sì, assolutamente, è uno stand-alone, ma ci sono degli elementi che funzionano di più se si ha familiarità con la protagonista.

Dunque, di che parla? Atelier Sophie 2 è ambientato poco dopo la fine del primo capitolo, e vede le due alchimiste viaggiare fino a trovare un misterioso albero. Dopo uno strano fenomeno, Plachta scompare, e Sophie scopre di trovarsi nella terra di Erde Wiege, una sorta di mondo onirico composto dai ricordi e dai sogni degli abitanti. Seguendo orme e indizi che la possano portare dall’amica perduta, Sophie incontra una giovanissima alchimista che dice di chiamarsi proprio Plachta. Confusa dal rapido susseguirsi di inspiegabili eventi, la protagonista comincia un piccolo viaggio alla ricerca di Plachta, che si rivela molto presto essere un’avventura molto più grande ed emozionante.

Il cast è molto buono, ma visibilmente ridotto e compatto. I personaggi giocabili tornano a un fisso 6, con il giusto livello di personalizzazione e adattabilità, che magari avrebbe potuto giovare di un numero più alto. Nello specifico tuttavia risulta evidente chi siano i personaggi chiave: Sophie e Plachta, ovviamente, la nuova Plachta, e la misteriosa Ramizel Erlenmeyer, giovane avventuriera alchimista che sembra avere esattamente il nome dell’ormai defunta nonna di Sophie, colei che le lasciò il libro da cui apprese le basi dell’alchimia nel titolo originale. Infine Elvira, la dea di Erde Wiege che veglia sui sogni e che, nascosta nel suo albero magico, rimane un mistero per la popolazione.

Gli altri compagni, la goffa mercante in cerca di fortuna Alette, la guardia dongiovanni Olias e il cavaliere che non ha mai sorriso in vita sua Diebold, hanno tutti una propria backstory che, nonostante i momenti per splendere all’interno dell’intreccio, risulta evidente che non hanno ricevuto le stesse attenzioni e scompaiono troppo spesso nello sfondo.

E il mistero dei sogni ♫

Atelier Sophie 2 non ha tempo da perdere, e si vede. Forse secondo solo ad Atelier Ryza 2, impiega davvero poco tempo per esporre la premessa e lanciare il giocatore nell’avventura che, sebbene inizialmente tutorializzata, permette di combattere ed esplorare. Le migliorie sono tante, sia a livello di quality of life, sia a livello più puramente tecnico.

Sophie non è più la giovincella apprendista del primo capitolo, e questo si riflette nell’inizio del gioco a lv20, alchimia lv50, numerose ricette e abilità già apprese. Quante volte Sora ha perso i ricordi, l’anima, si è addormentato, ha attraversato varchi e quant’altro pur di giustificare che l’avventura dovesse iniziare a lv1 e senza abilità? Qui non è così, e in un modo che sembra fondersi con grande naturalezza.

Dopo gli esperimenti in tempo reale di Ryza 2, torna un sistema a turni lievemente più classico, ma il più rapido e intuitivo di sempre. Novità assoluta e chiave di ogni combattimento è la Twin Action: con il consumo di TP, indicati con una barra in fondo allo schermo, si possono far agire due personaggi che si scambiano di posto utilizzando un’abilità e/o un oggetto a costo ridotto. In altre parole, i combattimenti sono spesso rapidi e concitati, scanditi dal sapiente e rapido uso di abilità speciali e oggetti devastanti.

Inoltre, spesso i nemici si avvolgono di un’aura magica che attiva dei contrattacchi se ignorata, e che perde di efficacia invece se attaccata col giusto elemento. Numerose battaglie, soprattutto di livello più avanzato, vedranno nemici proteggersi con aure piuttosto durature e difficili da abbattere, richiedendo la maestria delle twin action.

L’esplorazione poi fa un visibile salto in avanti: per la prima volta nella saga i combattimenti non sono più indicati da “simboli”, ma è virtualmente seamless: avvicinandosi a un nemico o colpendolo, la telecamera gira sul posto e si inizia la battaglia. Le ambientazioni, da un lato simili a quanto visto in Ryza 2, ripropongono alcune delle gimmick, ma in un modo più naturale e non invasivo.

Novità di questo capitolo è il sistema del clima: consumati specifici oggetti, il clima di una data area può variare tra alcune opzioni, tra cui sole cocente, pioggia, neve o tempesta. Il mondo di Erde Wiege è però onirico e senza tempo. Questo significa che il cambio del clima apporta un cambio della geografia e dell’ecosistema. Se si attiva la pioggia, il luogo si mostra come se avesse sempre, eternamente piovuto, magari allagato, pieno di materiali e nemici che rispecchino il clima. Questo sistema ha un uso anche in battaglia, soprattutto contro i boss, che spesso giovano o soffrono sotto alcuni climi.

Le aree non sono mai state così ricche di materiali di ogni tipo: simile a Ryza 2, ma spinto ancora più in avanti, la quantità e la varietà di materiali e risorse da scovare è incredibile, già sin dalle prime battute di gioco. Atelier Sophie 2 non ti tiene la mano né fa quell’odiosa pratica di gatekeeping, dove il giocatore deve necessariamente progredire per ampi tranci di trama per avere acceso alle opzioni di gioco. Stavolta al giocatore viene lasciata grandissima libertà esplorativa e sperimentale.

L’alchimia, infine, è il perfezionamento di quanto visto nella saga del mistero: purtroppo, dobbiamo dirlo, Lydie & Suelle aveva forse esagerato nella complessità delle ricette, talvolta veri e propri grattacapo. Stavolta l’esperienza è invece molto più streamlined, intuitiva, e dà sin da subito l’impressione di prestarsi a tentativi e ricerche che, di nuovo, non fanno pesare troppo il mancato avanzamento con la trama. Soprattutto i titoli di qualche saga fa soffrono di quel problema, dove solo verso la fine del gioco diventa possibile creare oggetti potentissimi. Questo è vero anche stavolta, per quanto riguarda gli elementi post-game, ma non tiene il guinzaglio stretto fino alla fine.

Fa quasi strano dirlo, ma Atelier sophie 2: The Alchemist of the Mysterious Dream si trova alla perfetta intersezione tra la saga del mistero e le innovazioni lievemente più action di Ryza. Le chiacchiere e le cutscene, non solo sono tecnicamente più valide, ma risultano più gradevoli e simpatiche, mettendosi finalmente alle spalle l’occasionale vignetta comica e i battibecchi sul niente che talvolta coloravano l’esperienza. Un plauso particolare va fatto al ritorno alla formula, nella presentazione: gli ultimi titoli hanno forse calcato la mano quanto a elementi fan-service, costumi da bagno e altro che, sebbene non siano mai state marchio di fabbrica della saga, ha forse tolto qualcosa dello specifico gusto di escapismo che Atelier porta al tavolo da 25 anni. Siamo lieti di dire che questo, ora, non c’è più.

Piccola parentesi per la versione Switch: è la versione più fluida e meglio ottimizzata mai vista sulla console ibrida di Nintendo, con ottime performance e ottima resa sia docked che undocked. Un piacere per gli occhi, senza singhiozzi o cali di alcun tipo.

A chi consigliamo Atelier Sophie 2:T he Alchemist of the Mysterious Dream?

Atelier Sophie 2: The Alchemist of the Mysterious Dream è un JRPG estremamente valido, ricco di contenuti, divertente e accattivante. La premessa permette di acquistarlo anche chi non è necessariamente al passo con la saga, e il gameplay riesce a mettere d’accordo i fanatici storici, i novizi, e anche gli amanti generali dei JRPG in cerca di una nuova avventura. L’equilibrio di tutte le componenti non è mai stato così misurato, diventando in questo modo il titolo della saga più gradevole e accessibile per ogni tipo di giocatore anche lontanamente interessato a questo capitolo della lunghissima serie di casa Gust. Non c’era modo migliore per festeggiare 25 anni di carriera.

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