Faccio una premessa: non sono la persona giusta per recensire questo titolo, principalmente perché sono un vecchio metallaro incallito, esigente, bastardo e secondo alcuni anche presuntuoso. Per questo, quando mi capita tra le mani un prodotto che mette subito in chiaro di voler essere metal, lo comincio a scrutare con grande diffidenza.

Chiaro, non tutto ciò che si definisce metal è necessariamente metal. Il film Netflix Metal Lords non è metal (per quanto si sforzi di esserlo), mentre lo è Mandy di Panos Cosmatos. E come se la cava Metal Tales: Overkill? Innanzitutto, nel gioco non ci sono né gli Overkill né i loro brani, quindi per ripicca userò dei nomi dei loro album per creare i sottotitoli. In secondo luogo, se volete scoprire com’è, dovete leggere la recensione!

Il gioco è disponibile su PC tramite Steam, Nintendo Switch, PlayStation 4 e Xbox One.

Provato su PC

switchPS4
single playercoop multiplayer

Necroshine

Partiamo subito con il gameplay del titolo di casa Zerouno Games. Si tratta di un roguelike che prende spunto da The Binding of Isaac, quindi con visuale dall’alto e livelli proceduralmente generati con strutture stile dungeon, dove occorre massacrare i nemici in ogni stanza, trovare la porta del boss, entrare, farlo fuori e andare avanti. Alcune porte condurranno a un negozio dove acquistare potenziamenti, altre a stanze speciali dove sarà necessario fare fuori i nemici con un timer, al fine di ottenere una ricompensa.

Insomma, non ci troviamo davanti a nulla di originale. Potremo scegliere tra diversi personaggi armati di chitarra che avranno il compito di sconfiggere attempati Guitar Hero ultramuscolosi che sembrano usciti da un sogno erotico di Joey Demaio. Perché? Perché degli spiriti malvagi si sono impadroniti di loro! Ma diamine, se questo gioco fosse veramente metal, nessuno li vorrebbe né tantomeno dovrebbe, fermare!

Avrei capito se fossero stati posseduti dallo spirito della trap, o del rock commerciale patinato o chessò da quello di Ed Sheeran, allora avrebbe avuto davvero senso. Ma vabbè, la trama non è il punto forte di Metal Tales: Overkill, come non lo è neanche il gameplay.

Ora, non c’è niente che non funzioni, i comandi sono responsivi e i movimenti del giocatore sono fluidi. Il fatto è che la musica non viene sfruttata affatto. La nostra chitarra-arma non è altro che un pretesto per sparare palle di fuoco e non un’effettiva meccanica del gioco.

Oltre alla chitarra, potremmo lasciare degli amplificatori bomba per eliminare grossi gruppi di nemici. I potenziamenti ottenibili non sono molto soddisfacenti, mancano le folli trovate di The Binding of Isaac o di altri roguelike che possono rendere le run assolutamente esilaranti.

Il ritmo di gioco quindi è piuttosto lento, a nulla servono i brani metal di povere band underground a tirare su la situazione. Però onestamente, ci potevano mettere pure i Suffocation, gli Immolation, i Sepultura, i Pantera o gli stessi Overkill… il gameplay sarebbe rimasto comunque stantìo. Anche le boss fight non sono molto avvincenti, i pattern degli attacchi sono abbastanza prevedibili e la ricompensa per averli battuti è una sorta di potere attivabile che può renderci più forti o veloci.

Horrorscope

Passiamo alla veste grafica del gioco. Da un titolo che vuole onorare il Metal, mi sarei aspettato una grafica dark, oscura, con sangue che scorre a fiumi e nemici deformi. Invece Metal Tales: Overkill propone puffosi personaggetti colorati come un pacco di orsetti Haribo e violenza ai minimi storici.

Dov’è il Metal? Dov’è l’Overkill? Dove sono i crani che esplodono sotto i martellanti riff assassini in tremolo picking? Dove sono le masse di seguaci della notte che inneggiano il ritorno di antiche divinità sumere al suono di armonici artificiali in grado di distruggere i timpani delle schiere celesti e farle inginocchiare al cospetto del Maligno?

Le parole Metal e Overkill non sono da usare con leggerezza, soprattutto se messe insieme! Almeno per la seconda al momento c’è un gioco che ha osato decisamente di più.

Cosa sono tutti questi colori? Voglio dire, se siete mai stati ad un concerto metal underground, sapete bene che gli unici due colori sono il nero (anche perché spesso i locali sono in dei posti sperduti) e il giallo della birra annacquata. Verde, arancione, viola o altri colori non sono pervenuti, se non in qualche particolare tinta dell’emo di turno che se ne sta a guardare il concerto con le braccia conserte e il broncio.

Ora, io non ho nulla contro i colori. Potete buttarmene addosso quanti volete, ma non con il metal, a meno che non si tratti di The Painter’s Palette degli Ephel Duath o di uno qualsiasi dei Living Colour.

Il fatto è questo: la presentazione del gioco stride con quella che dovrebbe essere la sua anima. Parlando seriamente, non c’è niente di male a voler interpretare il metal con colori sgargianti, ma così sembra di aver usato il metal e la sua iconografia solo per cercare di essere un po’ originali.

A chi consigliamo Metal Tales: Overkill?

Lasciando il metal e le mie fisse da stronzo da parte, non vedo proprio il motivo per il quale vi dovreste buttare su questo gioco. Ci sono tanti altri roguelike validi che propongono qualcosa di quantomeno originale. Se siete dei patiti del genere, avete finito e strafinito tutti i roguelike sulla piazza, e in più vi piace il metal, allora Metal Tales: Overkill potrà darvi quelle giuste ore di divertimento miste a frustrazione, tipiche del genere.

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