Phantom Brave: The Lost Hero è l’ultima iterazione della celebre serie di giochi di ruolo tattici sviluppata da Nippon Ichi Software. Disponibile su PlayStation 5, Nintendo Switch e PC, questo titolo mira a offrire un’esperienza rinnovata pur mantenendo gli elementi distintivi che hanno reso la serie amata dai fan. Ma riesce davvero a soddisfare le aspettative sia dei veterani che dei nuovi giocatori? Scopriamolo insieme.
Provato su PlayStation 5
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Confine!
La storia segue le vicende di Marona, una giovane evocatrice di fantasmi costretta da particolari circostanze a lavorare come “Chroma”, una sorta di mercenario tuttofare, che vive sull’isola di Phantom. Dopo aver perso i genitori in giovane età, Marona sviluppa l’abilità di comunicare con i fantasmi, utilizzando questo dono per aiutare gli abitanti delle isole circostanti. In The Lost Hero, Marona si trova ad affrontare una nuova minaccia che incombe sul suo mondo, incontrando lungo il cammino alleati e nemici che arricchiscono ulteriormente la narrativa. Si tratta di un sequel diretto del primo Phantom Brave, ma sin dalle prime battute è chiaro che il setting voglia distaccarsi abbastanza da risultare completamente godibile anche da solo, e ci riesce.
Durante un viaggio in mare aperto, Marona e Ash vengono aggrediti da un gruppo di malintenzionati, in particolare un uomo dai poteri soprannaturali che cerca di uccidere la ragazza. Ash riesce a salvarla appena in tempo, e spinge Marona in mare, con l’intento di tenerla in salvo. Ormai naufraga e sola, Marona si risveglia su un’isola dove vive una piccola ciurma sgangherata di pirati in malora, senza più padrone o capo al loro timone. La ragazza viene quindi salvata dallo spirito della figlia del vecchio capo della ciurma, Apricot, e decide di partire per un lungo viaggio in mare, per ripagare la nuova amica, difendere l’onore della ciurma del padre e, ovviamente, tornare a casa per riabbracciare Ash.

Il gameplay di Phantom Brave: The Lost Hero rimane piuttosto fedele allo specifico gusto tattiche del predecessore, introducendo al contempo nuove meccaniche che aggiungono profondità e strategia. Il sistema di combattimento si svolge su mappe isometriche senza griglie predefinite, permettendo una (pressoché) totale libertà di movimento e posizionamento dei personaggi. Questa libertà richiede al giocatore di considerare attentamente la posizione e l’interazione con l’ambiente circostante. Le mappe stavolta tendono a preferire più complessità in termini di sviluppo verticale e ostacoli, e saltare non è più un parametro nel menù ma un’azione libera da attivare alla semplice pressione di un tasto.
Al centro dell’azione, torna il potere speciale che definisce Marona, lo Chartreuse Gale, la facoltà di evocare fantasmi e legarli a oggetti presenti sul campo di battaglia, conferendo loro attributi specifici basati sull’oggetto scelto. Questa meccanica, nota come Confine, è il perno attorno al quale ruota l’intera faccenda, poiché Marona è l’unico essere umano sempre libero sulla mappa di gioco. A differenza del precedente, tuttavia, gli oggetti apportano, in genere, un secco bonus del 10% in base alla categoria, né più, né meno, tagliando in maniera piuttosto drastica il lato strategico che aveva in passato. Di contro, un miglioramento non da nulla è il modo in cui i fantasmi possono “portare indietro” gli oggetti in cui vengono confinati. Lontani ormai sono i tempi in cui si sprecavano turni nella speranza di vedere l’oggetto tornare alla base insieme al fantasma. Stavolta, al momento dell’evocazione, appare un messaggio che ne conferma o meno il successo. Hallelujah.
Evoluzione nella giusta direzione
Lo scheletro del gioco, diciamolo, torna pressoché invariato, con alcune modifiche tutte mirate a una più fluida usabilità. Il sistema delle armi, forse l’elemento più strampalato e profondo del titolo precedente, stavolta torna più lineare, compatto, e decisamente meno complesso di prima. Gli oggetti arrivano con un set di abilità che si possono estendere attraverso i livelli o la tipologia dell’oggetto stesso, ma l’apprendimento di nuove abilità miste, magari provenienti da altre arme, è tutta legata al personaggio stesso che la usa.
Novità assoluta di questo nuovo capitolo è il Confriend! Marona può fondersi, per tempi brevissimi, con un altro personaggio, per avere un particolare effetto secondario e un boost piuttosto drammatico alle proprie statistiche. Come bonus, attivare il Confriend con alcuni personaggi specifici crea delle trasformazioni con degli effetti del tutto originali. Per dare a Marona un nuovo ruolo di personaggio centrale, ora viene con le abilità Confast e Confight on!, che permettono a un fantasma rispettivamente di agire subito e di rimanere in campo per un turno extra.

Altra piccola novità è l’implementazione di diversi oggetti o “gadget”, come vengono chiamati stavolta, che donano quel piccolo tocco Makai Kingdom al titolo che ne espande la varietà. Varietà è infatti la parola chiave. In prestito dai titoli cugini, stavolta ogni personaggio può apprendere delle abilità passive secondarie da pergamene ottenibili come ricompense o oggetti dell’infinito Item World, la vera componente yarikomi del titolo. Espanso, profondo, infinitamente giocabile e rigiocabile, il fiore all’occhiello dell’esperienza NIS.
Dal punto di vista visivo, Phantom Brave: The Lost Hero presenta uno stile artistico che combina sprite 2D dettagliati con ambientazioni 3D. Il design dei personaggi è affascinante e ricco di personalità, come ci si aspetta dal mondo Nippon Ichi e fortunatamente questo nuovo stile sembra evolversi nella giusta direzione, trovando un equilibrio che promette bene per il futuro delle loro saghe. La colonna sonora, composta da Tenpei Sato, accompagna adeguatamente l’avventura, con brani che spaziano da melodie serene a temi più intensi durante le battaglie. Il doppiaggio, disponibile sia in giapponese che in inglese, è di qualità, con interpretazioni che catturano l’essenza dei personaggi e delle loro emozioni.
Dopo alcuni anni è stavolta Marona a fare da adulto, da sorella maggiore ad Apricot, in qualche modo incarnando (eh-eh) la gentilezza e l’amore che ha ricevuto da Ash anni prima verso un’altra persona che ha bisogno di crescere in un momento difficile. Il cast, composto da un mix di personaggi estremamente diversi tra loro, strizza l’occhio agli ensemble della saga madre di Disgaea (di cui abbiamo recensito svariati titoli, tra cui Disgaea 4+ Complete, Disgaea 6 e Disgaea 7). Allo stesso modo, nel bene e nel male, il tono generale dell’avventura è decisamente più leggero e gioviale, rispetto ai temi piuttosto cupi e tristi della prima avventura.
A chi lo consigliamo?
Phantom Brave: The Lost Hero: Phantom Brave: The Lost Hero riesce a mantenere pressoché intatta l'essenza che ha reso la serie amata, introducendo al contempo nuove meccaniche che arricchiscono l'esperienza di gioco. La curva di apprendimento può essere impegnativa, ma chi viene dal titolo precedente si sentirà a casa. La narrazione è coinvolgente ma chiaramente meno toccante o emotiva di prima. Grazie ad alcune semplificazioni tecniche che falciano la necessità di ripetitivo grindring, la profondità strategica offerta saprà soddisfare sia i fan di lunga data che i nuovi giocatori in cerca di una sfida tattica appagante. – ilfalasca





