Eiyuden Chronicle: Rising è il nuovo action RPG sviluppato da Natsume Atari e pubblicato da 505 Games. Il titolo è un prequel, pubblicato in attesa dell’arrivo del ben più (si spera) corposo Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes, sorta di sequel spirituale della formula proposta dalla serie JRPG Suikoden. Ma senza divagare troppo, vediamo come si comporta Rising nella nostra recensione.

Eiyuden Chronicle: Rising è disponibile per PC (tramite Steam, Epic Games Store e GOG), Nintendo Switch, PlayStation 4/5, Xbox One, Xbox Series X/S e al lancio su Game Pass.

Provato su PS5

switchPS4
single playereconomico budget

Eroi a raccolta: il prequel

Come già detto in apertura Eiyuden Chronicle: Rising nasce in concomitanza con il successo Kickstarter di Eiyuden Chronicle: Hundred Heroes (di Rabbit & Bear Studios), si tratta infatti di un “companion game” sbloccato durante la campagna di raccolta fondi che ha visto raggiungere la considerevole cifra di 4,5 milioni di dollari.

Rising è quindi un prequel degli eventi di Hundred Heroes, dove ci vengono presentati alcuni personaggi chiave all’inizio della propria avventura. Il titolo si apre con l’introduzione di CJ, una giovane avventuriera che ha lasciato il villaggio natìo per far razzìe e tornare a casa con un immenso tesoro: cosa che dovrebbe permetterle di portare a termine il suo rito di iniziazione verso la maggiore età.

In una sorta di “corsa all’oro” in stile fantasy, CJ e molti altri avventurieri sono attirati a Nuova Nevaeh dove di recente un terremoto ha portato alla luce antiche rovine. Appena giunta in città, però, la ragazza verrà subito messa alla prova dalla sindaca del luogo, Isha, figlia dell’ex-sindaco scomparso durante l’ultimo terremoto. Per conquistare il diritto di esplorare le rovine, CJ deve acconsentire ad aiutare gli abitanti del villaggio, dando inizio così a una lunga serie di fetch quest (che JRPG sarebbe se non ce ne fossero?!).

Durante questo suo girovagare per la zona, incontrerà altri personaggi che si uniranno al suo party tra cui l’arcigno canguro antropomorfo che ricorda un po’ Gatsu di Berserk, Garoo.

Costruisci la città (con tante fetch quest)

Aiutare gli NPC della città ha un doppio scopo: da un lato permette a CJ di ottenere dei timbri che l’avvicinano al permesso di addentrarsi nelle rovine, dall’altro consente loro di rimettere in piedi Nuova Nevaeh, costruendo negozi che l’aiuteranno durante il viaggio (locande, negozi di armi, strumenti e così via). Non bisogna considerare queste sidequest come semplice contenuto opzionale ma, al contrario, trattandosi di un gioco dalle dimensioni compatte, sono indispensabili per aumentare di livello e ottenere oggetti.

Il problema è dato proprio dalla ripetitività degli incarichi che si susseguono l’uno dopo l’altro uguali a se stessi: parla con NPC, recati in un luogo già visitato per raccogliere qualcosa, torna da NPC per concludere la quest. Dopo una ventina di incarichi si inizia a sentire il peso della noia, soprattutto se non si entra in sintonia con le ambientazioni e i personaggi (i quali, bisogna dirlo, fanno davvero poco per risultare piacevoli).

Parole d’elogio devono essere invece spese per il look generale del prodotto, che con la sua grafica 2.5D riesce a costruire un mondo vibrante e dai colori accesi, con fondali ben costruiti e piacevoli alla vista. Muoversi all’interno dei dungeon quindi non si rivela una seccatura totale grazie al buon level design che, per quanto semplice e lineare, presenta almeno begli sfondi che riempiono gli occhi e lasciano un piacevole senso di appagamento visivo.

Gameplay basico ed efficiente: ma basterà?

Dunque, ora bisogna necessariamente fare a pugni con il gameplay, che ho volutamente lasciato da parte finora poiché merita una discussione a parte. Iniziamo dunque con il dire che, per quanto gli sprite dei personaggi siano interessanti e reminiscenti di un’epoca pixel a cui sono particolarmente affezionato, quando sono in movimento lasciano un po’ i classici mixed feelings.

Il movimento degli arti sembra slegato da tutto il resto come se si trattasse di burattini i cui fili vengono mossi dal deus ex-machina che ha il gamepad in mano, con risultati tutt’altro che appaganti. Trattandosi di un JRPG action vedrete i personaggi muoversi a schermo spesso e, se come me mal tollerate queste animazioni, probabilmente il titolo vi verrà a noia molto velocemente.

Ogni personaggio possiede una skill speciale, quella di CJ per esempio è la possibilità di schivare all’indietro o in avanti, disponendo poi di un pulsante specifico per l’attacco. Ognuno dei pulsanti frontali del pad è assegnato a un personaggio del party (in una sorta di Valkyrie Profile ma molto meno intrigante), fattore che consente di eseguire delle combinazioni e concatenare attacchi per infliggere più danni. Non c’è nulla di complicato o accattivante, i combattimenti prendono una piega leggermente più impegnativa durante le boss fight, in cui è possibile apprezzare al meglio il design e l’intento del gioco.

A chi consigliamo Eiyuden Chronicle: Rising?

Non possiamo consigliare il gioco ai fan di Suikoden perché è qualcosa di completamente diverso, tuttavia se avete intenzione di acquistare Eiyuden Chornicle: Hundred Heroes quando questo diverrà disponibile (si spera nel 2023) allora Rising potrebbe essere un antipasto non eccessivamente impegnativo o costoso. Tenete però a mente che il prodotto dura una decina d’ore circa (aggiungete qualche ora per il 100%) e che molto del tempo passato con Rising sarà di natura, purtroppo, mediocre.

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