Ve lo ricordate Drykkur? Nemmeno io, ma è stata l’opera d’esordio di RatDog Games, una sorta di ibrido tra un rpg dungeon crowler e un beu a scorrimento del 2015, ritratto in un contesto dalle forti tonalità nordiche. Non stupisce dunque che il loro secondo, e nettamente più ambizioso, titolo vada nuovamente a pescare dall’immaginario norreno e metta al centro della sua nuova produzione una figura controversa come quella di Gunnhildr, a cui il team di sviluppo dedica anche il titolo del gioco.

Nel corso delle mie run di questo atipico FPS roguelite mi sono chiesto più volte, come potrete certamente immaginare, se si riferissero in realtà a Gunnhild di Norvegia, sprovvista di una “r” nel nome per combaciare con la protagonista del titolo ma più affine al personaggio ritratto all’interno o se, invece, fosse proprio Gunnhildr Sveinsdottir, figura differente e altrettanto enigmatica. Si potrebbe accendere un dibattito sicuramente intrigante a riguardo ma accantoniamo pure la discussione, tanto interessante quanto inutile, e concentriamoci sul gioco poiché, nonostante il background narrativo sia abbastanza corposo, difficilmente inciderà più di tanto nelle vostre partite.

Provato su PC

Colpi bollenti!

Gunnhildr è una rivisitazione in chiave sci-fi di alcuni personaggi e saghe della mitologia norrena, reintrerpretati con uno stile acido e super spigoloso – grazie al low poly – mettendoci nei panni dell’esiliata Gunnhildr, che viene liberata dal suo stato di prigionia dal misterioso Lucky, un figuro incappucciato (molto misterioso!) che sembra l’unico essere a giocare dalla nostra parte. Sperando abbiate colto il riferimento a Hot Shots! di Abrahams che titola questo paragrafo, opterei per saltare ulteriori riferimenti alla trama del gioco, che lancia qualche spunto interessante ma scivola velocemente in secondo piano, e andrei al nocciolo della questione: pew pew, bang bang.

Superato il breve ma imprescindibile tutorial iniziale e muniti della nostra pistola d’ordinanza, possiamo tuffarci fra le spire della nostra prigione e farci strada verso la salvezza a colpi d’arma da fuoco. L’immediatezza di Gunnhildr sta – anche – nel fatto di non doversi preoccupare di munizioni per il nostro arsenale ma “semplicemente” di tenerlo sempre a una temperatura adeguata, premere il grilletto all’impazzata porta infatti le armi a surriscaldarsi, rendendole ovviamente inutilizzabili per qualche, infinito, secondo. Ovviare al problema è possibile, sfruttando scatti e doppi salti, in grado di velocizzare sostanzialmente il processo di raffreddamento. Questa meccanica di gioco fa sì che si crei un ritmo abbastanza sincopato e pur essendo molto distanti dalle eccellenze viste in Doom Eternal e nel suo DLC, il feeling riesce in qualche occasione ad avvicinarsi al run and gun di id Software. Abbiamo la possibilità di sfruttare anche un rampino, di per sé un’aggiunta gradita al nostro armamentario e potenzialmente molto utile per spostarsi velocemente e assumere la miglior posizione all’interno delle stanze di gioco ma, per qualche motivo, il gadget non funziona a dovere e spesso ci si ritrova incastrati nel punto d’arrivo per qualche secondo prima di riuscire a “divincolarsi” e tornare effettivamente a giocare.

Gunnhildr è un titolo in early access ed è naturale che problemi di questo o altro tipo si verifichino (e infatti si verificano, purtroppo) e per quanto il desiderio di chiudere un occhio sia presente, alcuni difetti, come quello sopracitato, sembrano più strutturali che sviste dovute al “work in progress.” La difficoltà stessa del gioco risulta al momento un po’ troppo ostica ma attenzione, non si tratta di un livello di sfida molto alto, quanto piuttosto di una calibrazione non accurata della stessa. Lo scudo che funge banalmente da barra dei punti vita può infatti ricaricarsi solo dopo aver eliminato tutti i nemici da una stanza (anche scegliendo perk basate sulla rigenerazione degli HP, strano) e molti nemici, anche nei primi livelli, sono in grado di portarci al game over con due o tre colpi ben assestati. È possibile utilizzare il nostro attacco melee su un nemico “stordito” per recuperare una piccola quantità di punti vita ma portare gli avversari allo stordimento è possibile solo con un fortunato colpo critico e inoltre, alcuni power up legati alle armi, spesso uccidono il nemico prima che si possa eseguire la “fatality” necessaria per curarsi.

Risulta ovvio dunque che gli scontri più lunghi e/o ricchi di nemici dunque abbiano un’alta probabilità di portare la run al termine, senza che ci si senta realmente in grado di far qualcosa a riguardo o di recuperare da una posizione di svantaggio. Anche i giocatori più smaliziati e amanti della difficoltà, come chi vi scrive per altro, potrebbero dunque non sentirsi troppo invogliati a proseguire. Ci troviamo di fronte a un rogue-lite, di conseguenza non tutto è perduto post mortem ma ovviamente dovremo dire addio a tutte le nostre bocche da fuoco, perk e gadget speciali, mantenendo però una parte dei cristalli accumulati nel corso della partita e spenderli per potenziare permanentemente il nostro alter ego. Questo elemento di gioco dovrebbe insomma impedire di far sentire i nostri numerosi approcci totalmente vani ma gli upgrade risultano abbastanza costosi e inizialmente poco incisivi. Gunnhildr propone alcune meccaniche interessanti, seppur poco originali, e offre alcuni momenti di puro divertimento ma che vengono fiaccati da altrettanti momenti scarsamente riusciti che minano fortemente l’esperienza nel suo complesso.

Loop

Che rogue-like e rogue-lite stiano vivendo un momento di spicco è indubbio, titoli come Hades e Dead Cells hanno sicuramente sdoganato il “genere” e persino titoli come Super Hot si sono affacciati su declinazioni dei propri giochi in questa chiave, eppure spesso adottare questa meccanica di gioco sembra più una scelta dettata da pigrizia progettuale piuttosto che da una precisa scelta di game design. Il punto è che creare un titolo che si basi sulla reiterazione, con mappe ed elementi di gioco procedurali, richiede più capacità e padronanza del media di quanto non sembri e rifugiarsi in questa tipologia di prodotti può risultare una scelta sì allettante, ma anche molto azzardata. In Gunnhildr l’esperimento è riuscito a metà, si evince che il potenziale c’è ma in questo momento dello sviluppo lo stesso non si è ancora cristallizzato in maniera opportuna, finendo per offrire un titolo che appare, in quasi ogni aspetto, bisognoso di un’ulteriore levigatura. Perk e power up sono molteplici, così come l’arsenale, eppure bastano pochi tentativi per imbattersi nuovamente in elementi già visti, smorzando quel senso di scoperta e sorpresa che invece dovrebbe essere fondamentale in un gioco del genere.

Sgrezzo 2

Come già detto, Gunnhildr risulta oggi un titolo ancora tanto (troppo?) acerbo. Dalla fisica dei nemici colpiti dai nostri attacchi corpo a corpo, a elementi di gameplay che funzionano male ad altri che non funzionano affatto. Senza contare bug che impediscono la prosecuzione dell’esperienza, sporadici ma presenti e che non inficiano l’analisi del prodotto ma non possono nemmeno essere del tutto trascurati, considerando che il team stesso ritiene il gioco pronto per essere recensito. Gli elementi di design legati a HUD, menù e interfaccia cozzano con lo stile del titolo e la pulizia degli stessi risulta così sgraziata ed elementare da sembrare place holder non ancora aggiornati più che elementi definitivi dell’esperienza. Non è grave, ma è un elemento che si nota e che rende il confezionamento del prodotto molto scadente agli occhi del giocatore. Sul fronte puramente tecnico e artistico ci si trova di fronte a una produzione leggera e fluidissima, in grado di offrire un buon colpo d’occhio in più di un’occasione. Nel complesso, sul fronte audio-visivo Gunnghildr risulta sufficiente ma nulla di più, sebbene spalleggiato da una buone voce narrante che risulta però troppo verbosa per un titolo del genere.

A chi consigliamo Gunnhildr?

Chiunque sia un irriducibile degli sparatutto e dei rogue-lite/like potrebbe riflettere sull’acquisto del titolo di RatDog Games ma è bene tenere a mente tutti i difetti che il gioco, a oggi, presenta. Sebbene dotato di un certo fascino ed elementi sinceramente divertenti nella sua formula, Gunnhildr appare ancora troppo indietro con lo sviluppo e privo del mordente idoneo per tenere i giocatori incollati allo schermo. Sicuramente è una produzione da tenere d’occhio, perché in futuro – forse non molto prossimo – potrebbe aver tanto da dire ma è una scommessa che a oggi non sono sicuro di poter vincere.

Si creano situazioni frenetiche ed esaltantiVari elementi ludici non funzionano a dovere
Interessanti meccaniche di gameplayDifficoltà mal calibrata
Il flavor norreno è sempre graditoMappe con poca varietà

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