Recensione: Front Mission 3 Remake

Front Mission 3 Remake, originariamente pubblicato da Squaresoft nel 1999 sulla prima PlayStation: terzo capitolo della serie tattica che univa politica, intrighi e la personalizzazione di mech, in questo mondo chiamati “wanzers”. Dopo oltre vent’anni, in seguito alla ripubblicazione dei primi due capitoli per SNES su piattaforme moderne, è giunta l’ora di questa nuova iterazione rinnovata da Forever Entertainment e MegaPixel Studio.

Provato su Nintendo Switch

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La struttura narrativa resta fedele al prodotto originale: due linee temporali distinte legate alla guerra tra Oceania Cooperative Union (OCU) e People’s Republic of Da Han Zhong (DHZ). Come nell’originale, si vestono i panni di Kazuki o Ryogo, con diverse prospettive che si intersecano. Questo branching plot, dall’alta componente politica, si riconferma come una delle scelte narrativamente più coinvolgenti della saga, tra tradimenti e rivelazioni personali che colpiscono nel vivo, e la profondità tematica resta intatta.

La parte più avvincente di Front Mission 3, il combattimento tattico con mecha personalizzati, torna con un approccio relativamente intatto: i wanzer si muovono su una griglia a quadri, le numerosi opzioni di equipaggiamento, le numerosi armi a breve e lunga gittata, le abilità e la gestione della squadra riprendono l’impostazione originale, consentendo una personalizzazione dettagliata.

Nuova ripittata, nuove aggiunte per ammodernare il tutto: è ora possibile ruotare completamente la visuale in 3D nelle mappe, velocizzare o anche saltare animazioni, e ottenere un accesso diretto a un HUD più pulito, tutte funzionalità praticamente d’obbligo in un qualsiasi remake che si rispetti, seguendo le pratiche moderne di Quality of life già vista in altri strategici come Discrete Legends o X-COM.

Come visto anche in Front Mission 2, però, l’IA avversaria la sensazione è incerta. Alcuni livelli conservano la profondità e la sfida originaria, ma altri risultato bizzarramente meno equilibrati: alcuni nemici sembrano quasi disinteressati alla battaglia, mentre altri attaccano con una precisione talvolta frustrante. In generale, l’esperienza rimane coinvolgente e molto soddisfacente, ma non trascende la sua natura old-school, rischiando di sembrare datata a persone ormai abituate con i vizi della modernità.

Il comparto grafico è sicuramente un aspetto che ha diviso la critica. Se da un lato le 3D mappe sono state ricostruite in alta definizione, spesso mancano di dettagli o profondità: i wanzers che si muovono in maniera rigida, senza peso o sensazione reale di impatto, le texture sembrano mancare di cura. Le animazioni, principalmente nei momenti di azione in primo piano, tra pugni metallici, esplosioni, zampilli di metallo e altro, danno l’impressione che il gameplay sia diventato più freddo, meccanico e meno carico.

La navigazione del cosiddetto “Network”, una fase distintiva che simula internamente internet con forum, pagine e immagini liberamente esplorabili, sono state sottoposte a un upscaling che ha portato l’intero titolo sotto un particolare e rigoroso scrutinio. Il risultato è grottescamente alterato, con immagini talvolta anche deformi, volti drasticamente modificati e dettagli innaturali quando non proprio errati. Sembra evidente che molte immagini siano state elaborate tramite IA autogenerativa, ma non abbiamo trovato anche dichiarazioni definitive in merito.

Questo si inserisce nuovamente nell’attualissimo dibattito sull’utilizzo etico e rispettoso dell’intelligenza artificiale, su cui potete immaginare la nostra opinione, ma siamo tutt’orecchi per le vostre riflessioni a riguardo. Ciò che è chiaro è che, al di là di quanto detto, questo disallineamento tra direzione artistica originale e rivisitazione contemporanea potrebbe essere giustificato da budget limitati, com’è altamente possibile, ma tanti appassionati avrebbero preferito mantenere lo stile distintivo degli anni ’90, preservando l’autenticità un po’ gretta e ruvida distintiva dell’epoca.

Il comparto audio è stato approcciato in maniera piuttosto conservativa: ritroviamo le musiche originali di Koji Hayama e Hayato Matsuo, insieme a arrangiamenti moderni sintetici. Il risultato è affascinante, soprattutto per coloro che desiderano ascoltare i temi originali, ma il contrasto con effetti sonori di cui sopra crea un lieve senso di incoerenza. Le esplosioni e i colpi d’arma da fuoco risultano meno potenti rispetto alla versione PlayStation, diminuendo il senso di gravità e di impatto in battaglia.

Front Mission 3 Remake avrebbe potuto ridefinire lo standard dei remake retro: invece, si presenta come un prodotto imperfetto. La sceneggiatura originale rimane forte e rinnovata, forte di un pedigree di alto livello, il gameplay tattico è ancora oggi accattivante e assolutamente soddisfacente, le musiche sono ben conservate e originali, ma la resa visiva, da un punto di vista artistico come di visione d’insieme, il risultato è chiaramente compromesso.

L’utilizzo poco misurato di mezzi di restauro o ammodernamento hanno privato di cura e anima un titolo tra i più interessanti dell’età dell’oro di Squaresoft, che si trova in un bilico del tutto moderno, e cioè: acquistare e sostenere un progetto dall’approccio moralmente incerto nella speranza che aiuti a finanziare progetti più grandi in futuro, o emulare l’opera originale con le migliorie applicabili del caso?

La questione più spinosa è che, per giocatori meni avvezzi e non familiari col titolo del ’99, questo può risultare un prodotto completo, godibile, ben rifinito, caratterizzato da qualche scelta stilistica della vecchia scuola. Forever Entertainment avrebbe potuto optare per un “HD port” più semplice, con rimasterizzazioni sonore e QoL generici, senza rimettere mano alla coerenza artistica. L’implementazione di IA ha inevitabilmente danneggiato la fiducia dei consumatori.

A chi consigliamo Front Mission 3 Remake?: Front Mission 3 Remake è, a conti fatti, un ottimo prodotto, in virtù del fatto che si erge sulle spalle di un gigante. Questa riedizione è manchevole, poco da dire, ma è anche un ottimo modo per godersi di un titolo di punti dell'era più creativa del gigante giapponese. Va anche detto che quest'edizione si presenta, per la prima volta, completamente tradotta in lingua italiana. Il dilemma morale esiste, ma rimandiamo la scelta finale al singolo utente. ilfalasca

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von 10
2025-07-10T20:42:57+02:00

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