Call of the Sea è la prima prova dello studio indie Out of the Blue, pubblicato dai ragazzacci di Raw Fury (li ricorderete per titoli come Star Renegades, Atomicrops, Mosaic, West of Dead, Dandara, The Signifier e molti altri). Questo puzzle/adventure in prima persona è disponibile su PC e console Xbox (anche su Game Pass).

Provato su PC

Iä! Iä! Cthulhu fhtagn!

Lo scrittore di Providence, H.P. Lovecraft, ha influenzato un’intera generazione di menti creative grazie alle sue fantasmagoriche visioni di mondi alieni, universi colmi di follia e orrori che si nascondono sotto la superficie di ciò che chiamiamo realtà. Snobbato e bistrattato in vita come scrittore da quattro soldi per riviste da freak, il nostro Lovecraft si è preso una bella rivincita post-mortem, entrando con prepotenza nel quotidiano degli appassionati di videogiochi, pop culture, cinema e qualsiasi altro media di intrattenimento. Call of the Sea, come i più smaliziati avranno già intuito dal nome stesso, strizza l’occhio al Richiamo di Chtulhu, racconto pubblicato nel 1928 proprio su una delle riviste di poc’anzi, Weird Tales, che dato poi il nome all’intero Ciclo di Chtulhu.

Nel titolo che ci apprestiamo a recensire, ambientato nella metà degli anni ’30, saremo calati nei panni di Norah Everhart, giovane donna afflitta da una strana malattia, che attraversa l’intero oceano Pacifico per mettersi sulle tracce del marito Henry, sparito durante una spedizione in una misteriosa isola al largo di Tahiti. Il gioco prende il via proprio mentre sbarchiamo in quello che all’apparenza sembra un paradiso terrestre, lussureggiante e disabitato.

Norah dovrà farsi strada seguendo le orme di chi l’ha preceduta, scoprendo indizi che le permettano di risolvere i puzzle di cui il luogo è disseminato, punto cruciale del gameplay. L’avventura è proposta in prima persona e fortemente incentrata sulla narrazione, portata avanti dal completamento dei puzzle ambientali. A tal proposito questi si rivelano di facile risoluzione sebbene non sempre immediata, richiedendo comunque un minimo di riflessione e di analisi degli appunti raccolti in giro per l’isola e trascritti nel comodo taccuino selezionabile in qualsiasi momento con la pressione del tasto dedicato.

In soli due casi abbiamo riscontrato una certa ottusità dei puzzle che potrebbero sfiancare più del dovuto, principalmente per la mancanza di indizi visivi che confermino in qualche modo la loro giusta esecuzione.

Spirale di follia

Chi ha avuto modo di giocare titoli moderni che prendono più o meno ispirazione dai racconti di Lovecraft avrà sicuramente notato una tendenza al gore e all’horror spinto, con personaggi che devono affrontare creature mostruose attivamente, con armi e altri strumenti. Tuttavia i fan dello scrittore sanno bene che i protagonisti delle avventure cartacee hanno sempre vita breve, trattasi infatti di studiosi o personaggi annichiliti dall’enormità delle loro scoperte, che scivolano in un vortice di follia e psicosi che li annienta definitivamente. Questa sorta di impotenza nei confronti dei misteri del cosmo non viene quasi mai traslata nei videogiochi lasciando sempre una certa insoddisfazione per come vengono gestite le avventure.

Call of the Sea mette da parte violenza, sangue e budella per concentrarsi sugli aspetti che hanno contribuito maggiormente a rendere grande la figura del solitario di Providence: la meraviglia seguita dal brivido di terrore per l’ignoto. Le geometrie non euclidee e strane rocce che nulla hanno di umano, raffigurazioni di creature provenienti da altre realtà e visioni mistiche appena oltre la zona percettiva dell’essere umano, tutto è presente nel gioco per stimolare le stesse sensazioni che si avrebbero leggendo classici come L’ombra venuta dal tempo, Alle montagne della follia o La maschera di Innsmouth.

Sono i piccoli dettagli e omaggi, poi, a rendere il tutto una vera lettera d’amore al nostro caro Howard, come riferimenti a racconti meno conosciuti come La musica di Erich Zann, o anche The house on the borderland di William Hope Hodgson.

È d’obbligo quindi sottolineare che la conoscenza dello scrittore o comunque del genere a cui ha dato vita, è uno dei requisiti principali per godere pienamente dell’avventura che potrebbe in caso contrario dimostrarsi priva di mordente seppur comunque spettacolare nella sua presentazione visiva. Il gioco è stato infatti confezionato grazie al versatile motore Unreal Engine 4, piegato sapientamente dagli sviluppatori alle esigenze del caso con bioluminescenze e sezioni spettacolari che lanceranno un brivido di piacere lungo tutta la spina dorsale.

Meno impressionante e poco incisiva la soundtrack, che funge da buon supporto ma deve cedere lo scettro agli altri effetti sonori che condiscono l’avventura. Tra tempeste e rumori di fondo, nonostante l’assenza di combattimenti, manterrete sempre alta l’attenzione, dando più di un’occhiata agli ambienti in cui vagate. Ottima anche la prova di doppiaggio di Cissy Jones, in grado di restituire un personaggio sfaccettato e piacevole da ascoltare.

A chi consigliamo Call of the Sea?

Gli amanti delle avventure rilassanti, dalla durata non eccessiva e incentrate sulla trama e l’ambientazione, potranno godere di un prodotto speciale da gustarsi con tutta calma. La ciliegina sulla torta è data dalla profonda ispirazione ai racconti di H.P. Lovecraft, che gli amanti del genere non possono assolutamente lasciarsi sfuggire. Chi è invece alla ricerca di mostri, sbudellamenti e situazioni disturbanti, senza conoscere alcunché delle opere a cui le vicende si ispirano, potrebbe restare deluso dall’impianto narrativo di Call of the Sea.

In definitiva è comunque un’ottima prova per questa neonata software house e dal canto nostro non vediamo l’ora di poter mettere le mani anche sulle loro produzioni future.

Ambientazione deliziosa e rispettosa del materiale di H.P. LovecraftAlcuni puzzle sono troppo poco intuitivi
Doppiaggio della protagonista immersivo
Storia alternativa che si smarca dai canoni del genere

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