Molti di voi avranno visto e rivisto classifiche, top 10 e quant’altro sui migliori JRPG degli ultimi anni in giro, e sicuramente chi di voi ha conosciuto il boom storico degli anni ’90 sarà arrivato al 2020 con un gusto un po’ amaro in bocca. Vuoi perché molti titoli hanno cambiato genere optando per l’azione schiacciabottoni, vuoi perché altri hanno smesso di produrne, vuoi perché altri hanno deciso di dare una riverniciata al gioco originale appiccicandoci l’etichetta remastered sopra e rivendendolo su console moderne, è indubbio che questa generazione ha una selezione molto strana quanto a quantità e qualità.

La nostra Top 7 è per i giochi che coprono svariate fette di mercato e che non si pestano i piedi tra loro. Sette titoli per sette gusti diversi, ma sempre con quel sapore tradizionalmente JRPG! Inoltre, rimaniamo piuttosto fedeli alla definizione storica, e ci teniamo ben lontani dalle nuove interpretazioni moderne del genere. Cosa significa? Che qui Tomb Raider, God of War, Assassin’s Creed e Bloodborne non vengono considerati RPG. Moltissimi titoli moderni puramente action che hanno qualche elemento di personalizzazione dell’equipaggiamento o delle abilità vengono troppo facilmente considerati RPG ma noi crediamo in una definizione più specifica dei generi.

Un buon impianto narrativo, un cast di personaggi memorabili, un mondo ricco e caratterizzato, un sistema di combattimento avvincente e un gestione di progresso e livellamento che tengono incollati al controller: questi alcuni degli elementi chiave che rendono i JRPG una tra le esperienze più coinvolgenti dell’intero mondo videoludico.

Stavolta prendiamo i titoli che vengono dall’ottava generazione, cercando di prendere quelli che definiscono lo stato attuale del mercato e le punte di ogni sottogenere. Non trovano dunque spazio in questa sede ARPG (non troverete Kingdom Hearts o Zelda) né TRPG (Disgaea) né MMO (Final Fantasy XIV). Questa top 7 è per le migliori esperienze JRPG single player… pronti? Via!

7 – Tales of Berseria

La serie Tales of in Giappone è tra le più amate del genere, quel mix di action in tempo reale e JRPG che cambia sistema a ogni titolo per dare un’esperienza sempre diversa. In Berseria la protagonista Velvet Crow vede suo cognato Artorius sacrificare il suo fratellino durante un rituale oscuro in una notte scarlatta. I due si scontrano e Velvet rimane gravemente ferita, mutilata di un braccio, ma sopravvive… in parte posseduta da un demone. Abbandonata per tre lunghi anni in un sotterraneo, viene salvata e portata finalmente fuori. Col suo braccio demoniaco e la frustrazioni di anni di dolore nel cuore, Velvet giura vendetta e parte alla ricerca dell’ultimo rimasto della sua famiglia, per ucciderlo una volta per tutte.

Intanto abbiamo una protagonista (yay #feminism), già una scelta rivoluzionaria, e la trama non è così scontata come potreste immaginare. Ci saranno risvolti e colpi di scena, e i compagni di squadra, stavolta molto diversi tra loro per carattere e motivazioni, creano un compasso di moralità più vario. Al centro della narrazione è proprio la complessità delle emozioni umane più distruttive, offrendo punti di vista che possono far cambiare completamente la visione di una stessa realtà.

Berseria è stato criticato per non aver osato molto nel sistema di combattimento, molto avvincente, veloce ed esplosivo, ma abbastanza vicino a quanto già visto in precedenza. È forse la narrazione che torna ad appassionare: il cast deliberatamente non adorabile, con personaggi spigolosi e talvolta ottusi, obbligati a stare insieme per obiettivi comuni ma controvoglia, dà spazio a interazioni difficili che danno spessore alle malcelate metafore reali e sociali.

Purtroppo è difficile dire che Berseria sia il massimo che la saga abbia toccato, Tales of Rebirth e Tales of Destiny R vengono alla mente in un nanosecondo, ma se quello è il sapore di JRPG che vi manca, frenetico, veloce, vivo e in tempo reale, Tales of Berseria è la migliore offerta di questa generazione.

6 – Octopath Traveler

Octopath Traveler è la prima grande esclusiva a tempo per Nintendo Switch di Square Enix, approdato su PC nell’estate del 2019. Fan storici di Square di vecchia data hanno lanciato mutande sulle pareti e si sono strappati i capelli trailer dopo trailer in attesa del nuovo titolo storico di mamma Square, qualcosa che offrisse in chiave moderna le esperienza della sacra scuola a cavallo tra SNES e PSOne. Ci sono riusciti? Assolutamente sì. Ma potete leggere di più nella nostra recensione.

La narrazione frammentata in otto episodi diversi, liberamente giocabili, un cast che si incontra e si separa in continuazione e una libertà da parte del giocatore di personalizzare le classi e le abilità fanno riprovare le emozioni di una volta, stavolta in alta risoluzione e con uno stile grafico che si finge 16bit ma con effetti speciali e luminosi di nuova generazione. Forse la narrazione non vincerà alcun Oscar, e le singole storie non colpiscono abbastanza da rimanere impresse nella memoria, ma il gameplay è al centro dell’azione.

Il risultato è esplosivo e avvincente: Octopath Traveler non vuole reinventare la ruota, e neanche ci prova. Continua a prendere le buone idee collaudate dagli altri titoli Square Enix e li mescola in una soluzione vincente. In attesa di un nuovo gioco che riesca a prendere il suo posto nella classifica, chiunque abbia un certo languore per la tradizione senza gettarsi nel retrogaming, troverà Octopath Traveler adatto alle proprie esigenze.

5 – Atelier Ryza: Ever Darkness & the Secret Hideout

Atelier Ryza: Ever Darkness & the Secret Hideout è l’ultimo nella lunga serie Atelier, il primo a distaccarsi in maniera piuttosto drastica dal sistema dei precedenti, a cambiare motore di gioco e grafico, e il primo della nuova (si presume) trilogia.

La serie Atelier viene definita JRPG ma ci vogliono sempre mille note e asterischi per descrivere l’esperienza, decisamente unica nel suo genere, che ha inventato e mantenuto Gust senza alcun competitore tre decadi dopo. La miscela di un clima fiabesco, una certa leggerezza nei toni e nelle ambientazioni, uno spirito di bontà e di fraternità tra i personaggi che si impegnano onestamente in quello che fanno, è una ventata d’aria fresca rispetto agli archetipi degli anime che fin troppo spesso sporcano il genere. C’è qualcosa di unico e di rasserenante nelle avventure di questa saga che non mancano di scaldare il cuore a ogni giro. Fortunatamente sulle console di ultima generazione possiamo provare la trilogia del Crepuscolo che trovate recensita sul nostro portale, la trilogia del Mistero, la tetralogia di Arland e l’ultimo capitolo, Atelier Ryza, che trovate anch’esso recensito qui da noi.

Inoltre il nuovo sistema di interazione con l’ambiente e quello di combattimento che scorre in tempo semi-reale danno vita a un nuovo approccio strategico ma frenetico, per chi vuole un brivido diverso rispetto agli altri titoli. In ogni caso, Atelier ha un trono tutto suo nel panorama videoludico generale, e nel genere dei JRPG non c’è competitore che tenga. Eh? Qualcuno ha detto barrel?

4 – Trails of Cold Steel [la tetralogia]

Ok, qui bariamo un po’ ma a ragion veduta. Nata come continuazione della lunga saga Eiyuu Densetsu, da noi The Legend of Heroes, la sotto-serie Trails è una lunga serie di titoli tutti legati tra loro unica nel suo genere, che porta altissima la bandiera di una tradizione narrativa che possiamo dire quasi morta. Trails of Cold Steel è una tetralogia nata su PS Vita nel 2013, portata su PS3 e successivamente ripubblicata e continuata su piattaforme moderne.

La narrazione la fa da padrone, la complessità e la vivacità del mondo non ha eguali sul mercato, vantando una quantità di testo incredibile: Trails of Cold Steel III da solo è circa 3 volte l’intera saga del Signore degli Anelli compreso l’Hobbit (sì, con l’apostrofo, venitemi a cercare). Paura? Non dovreste averne. Il tutto è fatto con una maestria e una perizia tale che non pesa affatto. Ogni NPC ha qualcosa da dire e dopo ogni evento della trama il tutto si aggiorna organicamente.

La prima parte dell’avventura è narrata nella trilogia di Trails in the Sky, nel regno di Liberl. Una duologia che verrà a breve rimasterizzata narra il destino dell’adiacente regno indipendente di Crossbell circa 3 anni dopo. Infine, Cold Steel parla del grande Impero di Erebonia, dove una classe speciale della Thors Military Academy si imbarca lentamente in un conflitto sociale e politico che tocca il destino e la storia di più popoli.

Purtroppo non si può dire molto senza entrare in spoiler per una o l’altra parte della trama. Fortunatamente potete giocarvi le tre sotto-serie in maniera piuttosto libera, ma all’interno, ognuno di loro è legato direttamente al successivo. Prendeteli più come “parte 1” e “parte 2”, e non come sequel tradizionali. Se volete saperne di più, potete leggere le nostre recensioni di Trails of Cold Steel e di Trails of Cold Steel II. In attesa del quarto capitolo qui in occidente, potete mettervi a paro con gli altri, avete ancora tempo!

3 – Dragon Quest XI S: Echoes of an Elusive Age

Perché i traduttori dei titoli di Dragon Quest amino così tanto le allitterazioni, non lo capirò mai. Dragon Quest è una saga che non ha bisogno di presentazioni di alcun tipo, anche se da noi è stata ricevuta con qualche singhiozzo. Chiunque non abbia vissuto sotto a un sasso fino a ieri avrà almeno sentito parlare dell’ottimo Dragon Quest VIII: L’odissea del Re Maledetto.

Dopo molti anni il titolo Enix è tornato sulla cresta dell’onda grazie all’ultimo lavoro: Dragon Quest XI Echoes of an Elusive Age, e la sua versione definitiva, Dragon Quest XI S, esclusivamente su Nintendo Switch. Perché la versione PC e PS4 non siano state aggiornate alla versione Switch è un po’ un mistero, ma questa è la timeline che stiamo vivendo. La musica, criticata per varietà e qualità, è stata sostituita da una preziosa colonna sonora orchestrale, i combattimenti sono velocizzati e altre piccole migliorie rendono la versione Switch quella superiore.

Non lasciatevi confondere dalla splendida presentazione grafica, Dragon Quest è un gioco classico in tutto e per tutto, quasi ottusamente e insistentemente legato alle proprie tradizioni. Senza alcuna vergogna Square Enix è tornata alle basi e ha solo rimpastato il tutto secondo i mezzi tecnici moderni, ma offrendo un gioco orgogliosamente della vecchia scuola. Nonostante le numerose migliorie quality of life, l’esperienza è fiabesca, nostalgica, ardua e appassionante come DQ non era da anni.

2 – Shin Megami Tensei IV

Lo avreste mai detto che un JRPG di una generazione si sarebbe trovato su una console portatile? Addirittura Nintendo, poi? Io no, ma che dirvi, è questa la realtà che stiamo vivendo.

La serie Shin Megami Tensei è tra le migliori sul mercato da sempre, ma un po’ quella che in classe era seduta dietro, zatteroni di pelle, capelli verdi e sigaretta accesa. Non è per tutti, è ostica, non fa alcuno sforzo per accomodare nuovi giocatori (o i fan, se è per questo), e tratta sempre temi un po’ tosti.

Marchio di fabbrica della saga è cominciare dall’apocalisse, la fine del mondo in un Giappone moderno devastato da demoni, spiriti, dèi e quant’altro, provenienti da ogni pantheon del mondo. Shin Megami Tensei IV inizia in un fittizio mondo simile al Giappone feudale, dove dei ragazzi vengono testati per capire se è nel loro destino diventare Samurai. Una volta scelti in quanto tale, si viene a sapere che il compito dei Samurai è di scendere negli abissi sotto la città per combattere i demoni. Si fa la conoscenza dell’impero, della chiesa, della taverna dove vengono segnate le quest, e tutto scorre piuttosto tranquillamente.

Il gioco attua un ottimo bait & switch, mettendo il giocatore nelle comode scarpe di altri JRPG, e svela l’inganno dopo un lungo prologo. Esplorando gli abissi usciremo in quello che la chiesa chiama “il paese degli impuri” e— insomma, c’è qualche piccolo spoiler, ma ne vale la pena: arrivati nel paese degli impuri notiamo una terra di cemento e asfalto, grandi edifici quadrati e persone fondamentalmente uguali agli umani che sconvolti ci chiedono se siamo angeli, visto che veniamo dall’alto. In che senso angeli? E dove siamo adesso? Gli impuri rispondono: Tokyo.

Come tutti gli Shin Megami Tensei principali abbiamo in squadra il nostro personaggio e possiamo invocare tre demoni al nostro fianco. La fusione dei demoni, la negoziazione, la libera esplorazione, finali multipli legati al nostro allineamento law/neutral/chaos e tanto altro rimangono al centro dell’esperienza.

La colonna sonora assolutamente incredibile rende SMT4 uno di quei titoli da giocare con le cuffie nelle orecchie. Cuffie nelle orecchie col 3DS? YES, avete letto bene. CUFFIE! Il press turn system del combattimento è ancora nel 2020 un campo strategico estremamente soddisfacente, e la difficoltà è come sempre spietata. Chi di voi conosce solo la ormai più famosa serie nipote Persona, può voler conoscere le sue radici e da dove prende le sue idee, seppur solo in parte… e a proposito di Persona…

1 – Persona 5 Royal

Non ho capito, pensavate davvero che una classifica sui migliori JRPG di questa generazione non avrebbe parlato di Persona 5? Stolti! Persona 5 quasi bara, essendo uscito sia per la scorsa che l’attuale generazione, e riproponendosi rinfrescata e rimpolpata di nuovi contenuti con l’edizione definitiva Persona 5 Royal in esclusiva su Playstation 4, ma non si può non parlarne.

Persona è una delle serie spin-off di Shin Megami Tensei ormai ufficialmente disgiunta dalla serie madre e decisamente più famosa. Persona 4 Golden è ancora oggi visto come il miglior JRPG per PSVita e motivo sufficiente per comprare la console, ma quasi incredibilmente ATLUS continua a migliorare la propria formula ogni volta. A onor del vero poi, una formula creata proprio da loro con Persona 3 su PS2 nel 2006 che ha dato vita a numerosissime imitazioni (anche Trails of Cold Steel ha inserito alcune meccaniche prese dalla serie).

La miscela di simulatore sociale, i rapporti con i confidenti, la personalizzazione delle Personae, un cast talmente caratterizzato che una volta completato il gioco vi sembrerà di conoscerli davvero: sono veramente pochi gli errori che commette ATLUS. Uno tra i tanti è l’orribile rappresentazione LGBT, ma in questo i giapponesi sono particolarmente ottusi, e anche in questo Royal cerca di metterci una pezza, ma è solo un cerotto. La nuova versione vanta inoltre una traduzione italiana di qualità, un gameplay rifinito e spinto al massimo delle proprie potenzialità. Per chi vuole ancora sentirne parlare, potete leggere la nostra recensione.

Il JRPG più coinvolgente, più lungo (stiamo parlando di oltre 100 ore per una run generale, e senza guide ve ne servirà una seconda per vedere tutto quello che ha da offrire), con numerosi minigame, ministorie, attività secondarie, e un nuovo trimestre con una nuova area da esplorare e un nuovo personaggio giocabile, Persona 5 Royal è a mani basse l’esperienza single player JRPG più brillante di questa generazione! Let me date Ryuji, you cowards!

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